GUIDONIA – Firmando una sola ordinanza (pilota?) di sgombero Paola Piseddu, il dirigente dell’area V competente sugli alloggi di proprietà comunale, aveva cominciato a dare seguito ai 65 (almeno) provvedimenti propedeutici già emanati dal Comune di Guidonia Montecelio tra il 2016 e il 2017, e relativi alla perdita dei requisiti di assegnazione per altrettanti inquilini, colpevoli di importanti e reiterate morosità (leggi qui Scandalo Guidonia, non pagano da 20 anni e hanno perso l’assegnazione delle case popolari ma il Comune non li sfratta). L’atto è stato pubblicato il 23 novembre 2019 sull’albo pretorio online e ora sarebbe sospeso negli effetti di legge come l’esecuzione nei trenta giorni successivi. A bloccare l’efficacia degli altri di medesima natura ci ha pensato la giunta 5Stelle nella giornata del 3 dicembre. Tra la sgradita scelta del ripristino di una condizione di rispetto delle norme e la opportunità di non ritrovarsi con una emergenza sociale dietro l’angolo, l’amministrazione ha deciso per la seconda opzione.

«Nel rispetto della legalità» e del lavoro di Piseddu, è il preambolo della delibera 111, il sindaco Michel Barbet e gli assessori, ad esclusione dell’assente Manuela Bergamo, hanno imposto al dirigente la sospensione di ogni altra azione in attesa di fissare gli «indirizzi generali per la salvaguardia dell’interesse pubblico […] di conoscere e relazionare, nel caso degli occupanti, le particolari condizioni di disagio sociale ed economico, nonché la presenza di disabili, minori, anziani o altre categorie disagiate e/o protette». Perché a tale ordinanza – si legge ancora nell’atto – «potrebbero seguirne ulteriori e molteplici di medesima natura e contenuto (almeno 65 ndg), coinvolgendo un cospicuo numero di famiglie e cittadini del Comune […] pertanto, si rende necessario fissare criteri e indirizzi generali per la salvaguardia dell’interesse pubblico della collettività locale e dell’interesse di questo Ente, sempre nel rigoroso rispetto della legislazione statale e regionale vigente in materia».

Un’entrata a gamba tesa nella gestione di un settore della pubblica amministrazione, responsabile e autonomo dall’indirizzo politico, arrivata tardivamente a ordinanza già firmata e pubblicata, la prima di una serie. Così la delibera della giunta deroga alla corretta applicazione delle leggi, cedendo sul terreno ambiguo dei bisogni sociali degli inquilini morosi, che già tre anni fa avevano perso il requisito di assegnazione, e che in violazione dell’obbligo di liberare gli alloggi, in tutto questo tempo, sono rimasti abusivi e morosi sottraendo un diritto a chi i requisiti li aveva maturati e una casa non ce l’ha ancora.   

Nell’unica ordinanza di sgombero pubblicata il 23 novembre, destinatario un assegnatario di Villalba moroso per decine di migliaia di euro e da 20 anni, il dirigente forniva il termine perentorio di 30 giorni per lasciare l’alloggio. Ora la faccenda è dilatata a data da destinarsi.   

 

Morosi per 2milioni di euro. Le 65 ordinanze di decadenza di assegnazione di altrettanti alloggi popolari comunali erano state firmate tra il 3 marzo 2016 e il 6 giugno del 2017 da tre dirigenti che, nel periodo, si erano alternati alla guida del settore Demanio e Patrimonio del Comune di Guidonia Montecelio. Tutte esecutive ai fini dell’attivazione delle procedure di sfratto (ecco due dei provvedimenti ordinanza 1 e ordinanza 2 ). Tutte indirizzate agli inquilini morosi, cioè ai locatari, che avevano avuto la possibilità di saldare il canone arretrato ma avevano scelto di non farlo. Alcuni non pagano dal 1999 e hanno maturato un debito di oltre 60mila euro. Complessivamente (e relativamente ai 65 provvedimenti) il Comune vanta crediti per 2milioni di euro nel periodo che va dal ’99 al 2012. Una mare di soldi che l’Ente ha anche provato a recuperare attivando le procedure delle riscossioni coattive, aggiungendo altre spese dovute, in termini di aggio, al concessionario della riscossione Tre Esse Italia. Un buco nero nei conti pubblici che nemmeno l’amministrazione 5Stelle è riuscita a chiudere. Ma quelle ordinanze – 65 sono nella disponibilità di chi scrive ma il numero potrebbe salire a 100 – sono rimaste lettera morta. Da tre anni chiuse nel cassetto di chi avrebbe dovuto eseguirle nel passaggio clou. Ovvero l’attivazione, entro il termine perentorio di 30 giorni, delle procedure di sfratto per morosità. In teoria il Comune disporrebbe di 65 alloggi da assegnare domattina a chi abbia maturato i requisiti, ma le graduatorie degli aventi diritto, d’obbligo oggetto di revisione con cadenza semestrale, non vengono aggiornate da tre anni.  

Il buco nero nel Bilancio. Continua a segnare rosso  il capitolo degli incassi sugli affitti dei circa 400 alloggi di proprietà comunale. Nei giorni scorsi è comparsa sull’albo pretorio online dell’Ente la determina 31 del 7 giugno 2019 pubblicata con 5 mesi di ritardo  attraverso la quale il dirigente al Demanio Paolo Cestra dispone le riscossioni coattive per l’anno 2014. E i numeri sono impietosi: a fronte di un’entrata prevista di 536.766 euro (in base alle certificazioni reddituali presentate) l’importo riscosso ammonta a soli 174.178. La somma non riscossa è invece di 380.492 euro (che con gli interessi diventato quasi 400mila), cioè il 70 per cento circa. Sono 192 gli inquilini inseriti nei cosiddetti ruoli coattivi per l’annualità 2014, ai quali adesso a presentare il conto sarà la Tre Esse. Con l’aggiunta di spese a carico dei contribuenti di circa 37mila euro da corrispondere al concessionario a titolo di aggio. Dai dati in possesso degli uffici, più della metà di chi abita nei circa 400 alloggi popolari di proprietà del comune non ha versato né versa il canone previsto. Un passivo “strutturale” per il Comune visto che l’altissima percentuale di morosità continua ad essere una costante negativa nel bilancio. A luglio scorso – riporta oggi Il Messaggero –  era scattato il recupero per il 2015 per un totale di circa 400mila euro, e negli anni precedenti non è andata meglio: 440mila di buco nel 2013, più o meno lo stesso livello del 2012 e 2011: 444mila e 430mila euro. Nel 2010 i canoni non versati ammontavano a 390mila euro, come nel 2008. Cifre molto più pesanti rispetto a qualche anno prima: nel 2005 la cartella esattoriale era scattata per 200 inquilini per un totale di circa 284mila euro, mentre nel 2006 287mila euro. Una voragine per le casse comunali: spese di manutenzione fisse e in crescita, introiti del tutto incerti.

 

 

 

 

 

Elisabetta Aniballi
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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