GUIDONIA – Si è perso di vista il contesto, senza nulla togliere alle proposte (fantasiose) di chi vuole schierare l’esercito nelle strade guidoniane, livello di realizzazione blando, se non inesistente. Valide restano invece, sul piano formale, le idee delle solite fiaccolate solidali a sostegno della vittima, una donna poco più che 40enne stuprata da quattro uomini asiatici, probabilmente bengalesi o indiani, la nazionalità è in via di verifica: spetterà alle forze di polizia, e alla magistratura, stabilire se extracomunitari senza permesso di soggiorno o, al contrario, regolarmente registrati come forza lavoro in Italia. È fatto di cronaca dai contorni sconvolgenti a riportare d’attualità lo stato di degrado in cui versa la Selciatella; una violenza sessuale di gruppo consumata ai danni di una ragazza guidoniana, riporta Il Messaggero che l’ha intervista seppur attribuendole un nome di fantasia, figlia di un “dipendente dell’aeronautica, e di  madre eritrea”.

L’abominio – passate il termine – è avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 maggio nella zona della Selciatella, già teatro nel 2009 di un episodio analogo: uno stupro di gruppo da parte di 4 rumeni contro una giovane italiana poco più che 20enne (che si era appartata in auto con il fidanzato rimasto poi segregato per ore mente si consumava l’abuso). Un’area isolata, la Selciatella. Una zona franca in pieno centro cittadino, priva di sistema di videosorvaglianza, già oggetto di tentativi di riqualificazione non andati a buon fine. Ribaltando il punto di osservazione: episodi tanto violenti si sarebbero verificati in assenza di uno spazio così predisposto a nascondere i crimini, a due passi dal centro abitato?

Chiudere l’area della Selciatella

L’idea che non serva l’esercito – il cui impiego nella realtà è alquanto inverosimile – ma che occorrano fattibili interventi di interdizione dell’area soprattutto nelle ore notturne prende corpo negli osservatori. E dovrebbe prendere corpo anche nelle idee di chi si è candidato a governare la città. La Selciatella di per sé presenta infatti le peculiarità che facilmente si prestano a coprire fatti criminali, siano essi lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione, il bivacco di clandestini senza permesso di soggiorno, l’accattonaggio di strada piuttosto che l’abbandono illegale dei rifiuti anche ingombranti o nocivi, amianto compreso. L’area rurale in questione è ritagliata all’interno di una zona vastamente urbanizzata, lasciata però al degrado e all’abbandono, soprattutto nelle ore notturne. Vari progetti di integrazione territoriale hanno visto la Selciatella protagonista negli ultimi 20 anni, senza tuttavia il raggiungimento di risultati tangibili. È come avere a che a fare con il parco di Brembate a Milano, scenario di spaccio nonostante i controlli e un adeguato sistema di videosorveglianza; o la piazza del Bronx, dove fino ai primi anni ’90 del secolo scorso, politiche amministrative mirate avevano fallito negli obiettivi di riqualificazione.

La Selciatella è una terra di nessuno in pieno centro cittadino, che di per sé rappresenta il favoreggiamento alla delinquenza comune e organizzata. Avrebbe dunque bisogno (subito) di barriere fisiche (necessarie in momenti di straordinaria emergenza) che ne delimitassero l’accesso. Di giorno e di notte. Per strapparla al degrado di papponi e spacciatori. Un progetto di messa in sicurezza pronto domani mattina. Demandato a un sindaco, Michel Barbet, con poteri speciali, del quale punti caratterizzanti fossero transenne permanenti, se non veri e propri muri inaccessibili. Magari, perché no, sul modello degli steccati texani, insuperabili per chiunque ad eccezion fatta dei residenti, delle forze di polizia, del personale autorizzato dalle amministrazioni pubbliche con specifiche competenze territoriali. Questo e altro per fermare gli stupri. (immagine di copertina da Google Earth)

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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