Guidonia – Alunna disabile discriminata dal Comune, il sindaco si scusa con la mamma e poi sfida le opposizioni in aula. Dirà chi ha sbagliato?
GUIDONIA – Giada, la mamma che ha trascinato il Comune di Guidonia Montecelio in un’aula di giustizia per fare valere i diritti all’assistenza scolastica integrativa della figlia minore disabile, racconta di avere ricevuto una telefonata del sindaco. Nel corso della conversazione, Mauro Lombardo si è scusato per l’accaduto, definendo la vicenda «la pagina più nera da quando faccio politica. Mi è sembrato un uomo di grande sensibilità – spiega Giada – che probabilmente si è circondato di persone che non sono all’altezza di fare il lavoro che fanno». Dopo la sentenza del Tribunale di Tivoli, che lo scorso 4 febbraio ha condannato il Comune per «condotta discriminatoria» verso un allieva di 8 anni dell’Istituto comprensivo Alberto Manzi di Villalba, la buona notizia c’è. Come comunicato da Lombardo, la piccola P. da lunedì 23 febbraio può contare sulle ore di assistenza che le spettano in esecuzione della sentenza. E siccome le buone notizie non arrivano mai sole, l’alunna è rientrata (anche) nella graduatoria degli aventi diritto ai pasti gratuiti, come comunicato alla famiglia giovedì 19 febbraio dall’ufficio mensa.
Intanto, il sindaco, ha chiesto al presidente dell’assemblea cittadina Erick D’Alisa di convocare una seduta straordinaria del consiglio comunale (fissata per giovedì 26 febbraio) al fine «di affrontare la tematica relativa alla gestione del servizio OEPAC (Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione), alla luce della recente pronuncia giudiziaria». A darne comunicazione, i canali social del Comune. Va ricordato che le opposizioni consiliari, sul caso, avevano depositato una interrogazione urgente indirizzata proprio a Lombardo e all’assessore ai Servizi Sociali, Servizi Socio Sanitari e Integrazione Cristina Rossi con l’obiettivo di chiarire i contorni di una vicenda che in città ha fatto rumore, denunciando un fenomeno molto più esteso: tanti gli alunni nella stessa condizione di P., ai quali l’ente locale avrebbe negato l’assistenza integrativa a causa dei vincoli di bilancio.
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Il Comune come la matrigna cattiva
D’altro canto, quando Giada a fine 2025 aveva deciso di trascinare l’Ente davanti a un giudice, il Comune rispondeva costituendosi in giudizio. Invece di tentare una ricomposizione bonaria della controversia, semplicemente riconoscendo un diritto tutelato dalla Costituzione (qual è ogni forma di assistenza possibile agli alunni disabili che frequentano le scuole delle Repubblica), l’Ente ha invece scelto di ingaggiare una battaglia legale sul presupposto che il ricorso presentato fosse infondato. E sostenendo, come linea di difesa, che «il diritto dell’alunno con disabilità all’inclusione scolastica deve essere contemperato ai vincoli di finanza pubblica e all’esigenza di evitare oneri sproporzionati od eccessivi in capo all’amministrazione competente, ed avendo garantito comunque un livello minimo essenziale di assistenza al minore». P., aveva invece semplicemente diritto alle 8 di assistenza educative richieste a fronte della 4 fornite. Il giudice ha sentenziato che spettasse, al contrario, «all’ente locale l’onere di attivarsi per reperire le risorse necessarie al fine di assicurare agli alunni disabili il servizio di assistenza nella misura riconosciuta indispensabile, apportando le opportune variazioni al bilancio e adottando le ulteriori misure a tal fine necessarie. Nel caso in esame – si legge in sentenza – il Comune resistente non ha dimostrato di essersi attivato in questo senso, avendo omesso di allegare e provare l’effettiva impossibilità di destinare ulteriori risorse all’espletamento del servizio». E ordinando «l’immediata cessazione della condotta discriminatoria nei confronti della minore […] con conseguente attribuzione dell’assistenza specialistica OEPAC per 8 ore settimanali».
Lombardo getta il guanto di sfida
In attesa dei chiarimenti che Lombardo fornirà all’aula consiliare come da lui annunciato, le parole scritte dal giudice pesano come macigni e inducono a più di una domanda. Chi ha sbagliato e a che livello nell’amministrazione? Dando per assodata la sensibilità di Lombardo verso i temi legati alla disabilità infantile, la sua difficoltà di stare dietro a tutto in un Comune grande e complesso come quello guidoniano, di chi sono le responsabilità di quanto accaduto? Lombardo le attribuirà pubblicamente? La modalità di una convocazione del consiglio comunale straordinario (con il carattere dell’urgenza) per dibattere di un unico punto all’ordine del giorno su richiesta diretta del sindaco solleva più di qualche perplessità tra i consiglieri di opposizione. D’Alisa ha bypassato la riunione dei capigruppo che precede i lavori assembleari senza fornire troppe spiegazioni. Arianna Cacioni di Forza Italia parla di scelta irrituale in deroga al regolamento, indicando un «metodo totalitario imposto da un monarca assoluto più che da un sindaco democratico». I consiglieri di minoranza sottoscrittori dell’interrogazione chiedevano che il punto fosse trattato durante «il primo consiglio comunale utile», non avendo la vicenda di una sentenza emessa dal giudice il carattere dell’urgenza. E se l’urgenza del sindaco fosse dettata dalla necessità di fornire chiarimenti alla città, egli avrebbe potuto utilizzare altri strumenti come accaduto in passato per far sentire la sua voce: un video pubblico da diffondere attraverso i suoi canali social e su quelli istituzionali. Stavolta Lombardo ha scelto l’arena dell’aula consiliare. Un guanto di sfida lanciato alle opposizioni che lo incalzano su questa e su altre vicende. A poco più di un anno dalle Comunali del 2027 la febbre elettorale è già alta.
