GUIDONIA – Sarebbe da escludere che dietro la deriva politica del sito istituzionale www.guidonia.org ci sia il vertice burocratico dell’Ente. Che Livia Lardo, il segretario generale e sue diramazioni interne, sia responsabile, sotto ogni profilo, dei contenuti che negli ultimi giorni mettono alla berlina la libera espressione del pensiero, la cronaca e critica giornalistica in ogni sua forma. Eppure un responsabile di quanto viene pubblicato sullo spazio istituzionale deve pur esserci. Per uscire dalla farsa e tornare al normale esercizio della trasparenza amministrativa, funzione alla quale la stessa esistenza del portale è riconducibile.

Delle eccezioni arbitrariamente praticate sul sito guidoniano, la cosa è pacifica, saranno informati il prefetto, il ministro, la federazione nazionale della stampa, l’autorità anticorruzione, l’agenzia nazionale dei segretari comunali. Trasformare il portale in uno strumento di lotta politica, una clava contro i giornalisti ritenuti oppositori della maggioranza di governo è atto censurabile, moralmente e giuridicamente. Il preambolo di chi scrive è un obbligo. Dopo la pubblicazione di un comunicato anonimo numero 2 che, nella giornata di ieri 8 febbraio, ha trovato spazio sul sito. Una rettifica altrettanto anonima, e per questo ascrivibile a Lardo, in subordine a Giuseppe Sorvillo, addetto stampa del sindaco, al capogruppo 5Stelle Giuliano Santoboni che di giornalismo e affini si è sempre dilettato, di alcuni contenuti giornalistici apparsi su questo Blog. Tralasciando le norme sul diritto di replica e rettifica di cui Lardo e compagnia sono evidentemente all’oscuro, è ora il caso di superare le semplificazioni giornalistiche oggetto di censura, per entrare nel merito dei contenuti pubblicati sul portale istituzionale, dando modo a chi scrive di controreplicare.

Ecco perché i decreti sindacali sono illegittimi, costruiti su abusi e omissioni di legge 

Il primo funzionario è stato revocato «contestualmente» nel decreto di nomina di Carola Pasquali (eccolo qui). Liquidato con due righe e con la motivazione che è «opportuno conferire ad interim alla nuova dirigente la responsabilità dell’area VIII, conferita temporaneamente, al dott. Antonio Capitano quale titolare di Po nella medesima area». L’altro invece se lo sono scordato. L’architetto Fabio Fabbietti, per gli atti fin qui prodotti nell’Ente, resta dirigente così come deciso dal sindaco nel decreto del 12 novembre 2018. Nonostante con disposizione successiva, Barbet lo abbia defenestrato anzitempo trasferendo l’ interim dei Lavori pubblici, a lui inizialmente conferito, a Rocco Olivadese  (decreto), nel frattempo assunto dirigente con contratto a tempo determinato. Nemmeno due righe di revoca «contestuale» per il tecnico, titolare anch’egli di posizione organizzativa. Pasticci, approssimazioni o sviste che trasformano la foresta degli atti in una vera giungla.

Ma anche i due decreti di nomina di Capitano e Fabbietti (capitano; fabbietti) sembrano essere il risultato di analfabetismo funzionale e giuridico. Negli atti, Barbet trasferisce ai due dipendenti le funzioni dirigenziali in base all’articolo 17 comma 13 del Regolamento comunale sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, richiamando il decreto legislativo 165 del 2001 (a quale articolo e comma vallo a sapere) e lo Statuto comunale. Due atti illegittimi (leggi qui), perché mescolano contratti di diverse categorie di lavoratori che richiedono differenti professionalità: il primo è quello della dirigenza, l’altro il contratto dei dipendenti. Due contratti che nascono da trattative nazionali diverse, discusse in tavoli diversi è con diversi presupposti. Laddove è vero che la legge consente l’attribuzione di mansioni superiori a certe condizioni, cioè per non più di 6 mesi ed in attesa dell’espletamento di una procedura concorsuale o della copertura del posto, è anche vero che ciò deve avvenire inderogabilmente nell’ambito della stessa categoria di dipendenti, ad esempio ad una categoria «C» possono essere assegnate le funzioni di categoria «D» ma non funzioni appartenenti a dipendenti con contratto diverso, come è appunto quello dirigenziale, cui sono richieste, già dall’accesso nel pubblico impiego, requisiti e professionalità diversi  che appartengono ad altro comparto contrattuale.

Dunque: oltre ai tecnicismi e alle norme, perfettamente nella conoscenza di chi scrive, ma evidentemente estranei agli estensori dei decreti sindacali e dei comunicati numerici che espongono Barbet a figure barbine e a richiami dell’Anac, è il caso di dire che una roba del genere a Guidonia Montecelio è senza precedenti. 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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