GUIDONIA – L’isola ecologica di via Lago dei Tartari trasformata in una discarica a cielo aperto in pieno centro città è provvedimento assunto dal sindaco 5Stelle in deroga alla legge. Una difformità, o violazione, di cui Michel Barbet è responsabile sotto i profili legale e giudiziario. La scelta dell’indirizzo politico (che ne ha escluse altre) è stata adottata con una ordinanza contingibile e urgente, la 413 di ieri giovedì 12 dicembre 2019, che espressamente prevede la deroga all’articolo 19 della legge regionale 27 del 1998 in materia di  «stazioni di trasferimento dei rifiuti urbani, soggette a valutazione di impatto ambientale». Tradotto: in una condizione di normalità, ossia fuori dall’emergenza che è presupposto su cui basa il provvedimento sindacale, il procedimento di autorizzazione da isola ecologica a centro di stoccaggio della frazione più inquinante del rifiuto domestico, dovrebbe sottostare alle procedure di valutazione d’impatto ambientale da parte della Regione Lazio, dell’Arpa, di tutti quegli organismi deputati a rilasciare pareri sugli effetti per la salute e l’ambiente. La ordinanza del sindaco invece, proprio perché atto straordinario assunto al culmine di una crisi dello smaltimento dei rifiuti, deroga al principio delle tutele seppur per un periodo determinato: fino al 31 gennaio 2020 salvo proroghe. Questo significa che la puzza per i cittadini che vivono e lavorano in via Lago dei Tartari sarà meno nauseabonda? Gli studenti del Pisano, scuola situata a pochi metri in linea d’area dalla nuova discarica a cielo aperto, saranno al sicuro dall’inquinamento? L’area su cui la discarica prende forma risentirà delle infiltrazioni del percolato nei terreni sottostanti? Quali tecnici sono intervenuti a scongiurare pericoli per l’ambiente e la salute pubblica con con atti e pareri di compatibilità che abbiano efficacia di legge? Le domande andrebbero girate ai grillini, per statuto paladini della salute e dell’ambiente ma solo quando sono altri a governare. Si attendono anche prese di posizione degli ambientalisti. Intanto a palazzo Guidoni i 5Stelle continuano a improvvisare e vivere alla giornata. La crisi che ha determinato il blocco dell’umido e mandato in tilt il sistema di raccolta e smaltimento era nota da tempo ed è stata affrontata nell’ultima settimana con superficialità, inanellando gaffes.

Perché una gaffe si è rivelata la prima ordinanza del sindaco del 6 dicembre (Guidonia rifiuti, l’organico torna in discarica: l’ordinanza del sindaco 5Stelle cancella 10 anni di raccolta differenziata) che ha declassificato la frazione organica a rifiuto indifferenziato. Il sindaco era convinto che cambiare il codice di smaltimento bastasse a eliminare gli scarti alimentari nel tritovagliatore di Rocca Cencia, che normalmente cura l’eliminazione in discarica della porzione indifferenziata proveniente dal Comune di Guidonia Montecelio. Ovviamente quell’impianto non è adeguato a trattare l’umido. Infatti la ditta che lo gestisce, la Porcarelli e co., già alle prese con la emergenza romana, con nota dell’11 dicembre comunicava al sindaco di essere impossibilitata a trattare la frazione umida assimilata all’indifferenziata (leggi qui Verso il commissariamento dell’intero ciclo dei rifiuti nel Lazio, a Guidonia crac del sistema di smaltimento e 5Stelle in tilt).

Da qui, il dietrofront dell’amministrazione grillina e la ricerca di soluzioni alternative. Arrivate ieri con la decisione di chiudere l’isola ecologica di via Lago dei Tartari e trasformarla per un periodo contingentato in centro di stoccaggio dell’umido, per fare fronte a una crisi che ha mandato in tilt il porta a porta e con esso l’intero ciclo dei rifiuti in città. Ora la Tekneko, che effettua la raccolta dell’organico, attende di poter adottare le nuove disposizioni assunte dal Comune con la ordinanza sindacale 413. Attualmente la società avezzanese tiene stoccati sui propri camion 700 quintali di rifiuto organico già accumulati, ma ancora non dispone delle autorizzazioni del Comune, in esecuzione alla nuova ordinanza, per scaricarne il contenuto all’interno del centro di trasferenza. Secondo le disposizioni di legge in materia di salvaguardia della salute pubbliche, l’Ente è obbligato nelle 48ore successive allo scarico a portare via il rifiuto in uno degli impianti autorizzati. Quale o quali siano questi siti, dove ubicati e con quali costi il Comune affronterà il trasporto e il trattamento resta il mistero. Da una breve comunicazione di ieri affidata da Barbet alla pagina Facebook si sa solo che l’organico verrà portato fuori regione Lazio.

Intanto però una certezza c’è: gli uffici hanno scelto la società intermediaria che dovrà individuare gli impianti di smaltimento. Si tratta della Fatone Srl di Latina. Una ditta che ha la propria sede aziendale in via Pietro Verri  a Latina Scalo e una operativa in località Tor Tre già finita all’attenzione dei carabinieri forestali nel 2018. Durante un blitz i militari del nucleo investigativo trovarono una «discarica a cielo aperto all’interno del centro di recupero, stoccaggio e smaltimento di rifiuti riconducibile alla ditta Fatone srl di Latina Scalo». Così continuavano le cronache di Latina.Corriere.it: «Oggi il blitz del Nipaf presso la sede aziendale di Tor Tre Ponti. I carabinieri forestali del Nucleo investigativo hanno posto sotto sequestro un’area di 20mila metri quadrati e denunciato due persone. Contestate violazioni al Testo unico ambientale. I militari hanno accertato che l’area utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti non era dotata di idonea impermeabilizzazione e di un sistema di recupero del percolato generato dal contatto delle acque meteoriche. I rifiuti, di vario genere (plastica, inerti, pneumatici autoveicoli in disuso, vetro e metalli vari), venivano stoccati a contatto diretto con il suolo nudo. Immediati i sigilli». Da ricordare che la crisi attuale nello smaltimento dell’umido ha avuto origine dall’affidamento a Demetra Srl, società intermediaria che conferiva nell’impianto di Sogerit (del gruppo Ugolini) poi finito sotto sequestro della magistratura: (leggi Smaltimento dell’umido, la ditta «riesumata» dai 5Stelle è di Ugolini (Vittorio) della Chimeco. A Guidonia tutto ritorna e leggi «Smokin’ fields» e traffico illegale di rifiuti, 23 indagati e sigilli all’impianto di Pontinia. Smaltimento dell’umido nel caos). Un copione già scritto anche per il futuro? La crisi continua.

 

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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