GUIDONIA – Con gli operai del settore estrattivo da giorni  (e notti) accampati in piazza per la disperazione di perdere il lavoro, il capogruppo del movimento 5Stelle San(toboni) Giuliano da Setteville pubblica su facebook la foto di un teschio. Una immagine che evoca morte, desolazione, finanche la pietra tombale che i pentastellati vogliono mettere sul distretto industriale più importante della città. Una scelta di cattivo gusto, scaturita da deficit di sensibilità e da una alterata percezione della realtà circostante, al netto del rispetto che meriterebbero dalle istituzioni (di cui Santoboni dovrebbe far parte) i 100 cavatori già licenziati, i 400 con una prospettiva simile, i duemila complessivi dell’indotto. Gli uomini delle proteste, degli scioperi, dei cortei, dell’occupazione permanente di piazza Matteotti.

Dallo scorso 3 settembre a Guidonia s’è visto di tutto. Il sindaco (Michel Barbet) in fuga notturna scortato dalla polizia, una maggioranza di governo barricadera e sorda, incapace di trovare soluzioni anche momentanee a sostegno del comparto estrattivo. Naturali, se non obbligate, arrivavano le reazioni delle opposizioni. Manifestate con la richiesta di dimissioni del sindaco, dei 5Stelle di governo (in questa faccenda mai di lotta a difesa del lavoro). Che ieri hanno scatenato la reazione di Santoboni, raccapricciante se calata nel contesto e nel particolare momento storico: la foto del teschio correlata da una lunga invettiva contro chi attacca i 5Stelle soprattutto sull’attualità delle cave, gente che guarda la realtà “attraverso lenti di frustrazione personale, arrivismo castrato e interessi di parte”. Noi andiamo avanti, il ragionamento del capogruppo, e chi spera nel contrario si metta l’animo in pace, rischia di finire come il teschio. Operai compresi. Insomma, il nulla che non t’aspetti dal capogruppo del partito di governo, con gli operai in piazza e proprio nelle ore drammatiche in cui la Regione lavora a soluzioni per salvare le aziende dalla chiusura.

Anche perché le dimissioni dovrebbero forse autoinfliggersele per come hanno gestito la vicenda che è certamente sfuggita loro di mano. Cominciata a metà agosto quando le autorizzazioni a cavare venivano revocate a loro insaputa. Non proprio un errore veniale alla luce di quanto sarebbe accaduto. Una incapacità di governare i processi sfociata nelle proteste a oltranza. Lo racconta Claudio Caruso, consigliere pentastellato, unica voce leggermente critica interna al gruppo consiliare. “Questa vicenda l’abbiamo gestita male, si poteva evitare il caos programmando le cose da fare e comunicandole meglio ai cittadini”. Il riferimento è proprio al provvedimento di Paola Piseddu, la revoca inviata alla Str della quale né il sindaco né la maggioranza di governo erano informati. Da quel momento è stato un susseguirsi di chiusure, di atteggiamenti avulsi dalla realtà, i cui effetti hanno scatenato le proteste, gli scioperi, i tumulti di piazza. Fino al teschio finale di Santoboni. Non proprio un simbolo di buon auspicio.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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