Guidonia – La scioccante morte dell’ex sindaco Michel Barbet in un incidente stradale e la caducità della vita
GUIDONIA – Era un brav’uomo, una brava persona, un francese nato ad Arles (in Provenza), che ad un certo momento della sua esistenza aveva scelto l’Italia.
Da 24 ore i social fanno da cassa di risonanza allo sgomento collettivo. Michel Barbet è morto. Egli fu sindaco di Guidonia Montecelio dal 2017 al 2022. Un quinquennio in cui guidò una amministrazione, la prima e fortunatamente l’unica, targata Movimento 5Stelle. Barbet aveva 67 anni. Sabato 14 giugno, per cause ancora in corso di accertamento, percorreva la via Polense in sella alla sua moto Bmw quando è andato ad impattare un’auto che viaggiava in direzione contraria. La morte l’avrebbe colto all’istante, mentre il conducente della vettura, un 87enne, verserebbe in gravi condizioni. Questo è quanto riportano le veline diramate dai soccorritori e rilanciate da media e social media.
Nell’immediatezza del fatto, subito dopo le 19.00 di sabato, Barbet era solo l’ennesimo, sventurato motociclista perito in un incidente stradale, poi, il passare delle ore, consentiva l’attribuzione di un nome e cognome alla vittima. Ora, il corpo dell’ex sindaco è a disposizione delle autorità competenti per l’autopsia al fine di chiarire, laddove possibile, cosa sia accaduto all’imbrunire di una caldissima serata di fine primavera finita in tragedia. Resta il ricordo del brav’uomo, unanime il cordoglio a cui chi scrive si unisce con dispiacere profondo. Che sia stato un sindaco gradito e apprezzato, come la narrazione prevalente di queste ore tenderebbe a far credere, resta invece elemento opinabile. Per uno strano caso del destino, da giornalista, avevo incrociato ancora una volta il nome di Barbet molto di recente. In un’aula di tribunale appena lo scorso martedì 9 giugno, dove ero chiamata a rispondere di diffamazione a mezzo stampa verso l’ex sindaco. Nell’udienza pre dibattimentale il giudice ha disposto il non luogo a procedere, liberandomi dalla sventurata ipotesi di dover subire un processo penale per avere svolto il mio lavoro, nel rispetto delle leggi sulla libera informazione.
È mia opinione che l’ex sindaco fosse espressione di un settarismo che escludeva pregiudizialmente chiunque non la pensasse come lui e la sua parte o osasse criticare le scelte nel segno di un pluralismo della informazione da riconoscere e rispettare sempre per chiunque si professi democratico. Non era nemmeno un politico, Michel Barbet. Arrivò alla carica più importante di Palazzo Guidoni all’indomani di una stagione travagliata per la città e mai prima di allora si era occupato della cosa pubblica, nel suo curriculum non c’era traccia di incarichi ricoperti, nemmeno nel consiglio di circoscrizione. Egli era un brav’uomo e solo un cittadino comune che, nell’era di un grillismo ormai bocciato dalla storia, si ritrovò sindaco di una grande città senza possedere particolari competenze o specifiche conoscenze. Da brav’uomo fece il suo e anche qualche disastro figlio dell’inesperienza e, più che altro, delle ragioni su cui si fondava quella stessa esperienza politica e amministrativa. Apprendere della sua scomparsa, improvvisa e impensabile ha scosso tutti, me compresa. Sono un obbligo morale le condoglianze più sentite verso i familiari e gli amici.
La morte di Michel Barbet ci ricorda ancora una volta quanto la vita sia fugace per ciascuno degli esseri umani, quanto noi tutti siamo creature fragili e precarie. Ogni morte improvvisa e l’idea della sofferenza impressionano ma ci ricordano che ogni momento, proprio per questo, deve essere vissuto intensamente. Riposa in pace, sindaco.
