GUIDONIA – Pronti il disciplinare di gara, il capitolato d’appalto, la bozza di contratto destinato a legare l’aggiudicatario (ancora da individuare) al Comune di Guidonia Montecelio per un tempo lunghissimo: sette anni. L’appalto dei servizi di igiene urbana in una grande città è sempre il più oneroso: quasi 100milioni di euro complessivi graveranno sulle tasche dei cittadini contribuenti, ma già nella attuale fase istruttoria, di preparazione della gara ad evidenza pubblica che, come legge impone, sarà a valenza europea gli alert non mancano. Arrivati dalla politica e, al tempo stesso, dai sindacati.

La documentazione di gara, preparata dal settore Ambiente sotto la supervisione e la responsabilità del dirigente Bernardina Colasanti mostra più di qualche criticità secondo alcuni consiglieri membri della commissione Ambiente, che hanno studiato le carte arrivando alla conclusione che così com’è la gara non s’ha da fare. In particolare, riportano i consiglieri di minoranza in una interrogazione urgente depositata presso la presidenza del consiglio comunale e indirizzata al sindaco Mauro Lombardo e all’assessore Andrea Mazza, ci sarebbe un esborso di soldi pubblici che non troverebbe giustificazione cagionando, nel contempo, un danno erariale che meriterebbe la segnalazione alla Procura regionale della Corte dei Conti.

Ne ha parlato Arianna Cacioni nel suo intervento tenuto in aula consiliare lunedì 8 settembre. Per la consigliera comunale del gruppo misto, da qualche ora passata all’opposizione dell’amministrazione Lombardo, proprio non si capisce la ragione di affidare la procedura di gara alla stazione appaltante della Città Metropolitana di Roma (CMRC) sostenendo così costi aggiuntivi – conti alla mano – di circa 66mila euro, inoltre eludendo senza valido motivo la convenzione in essere tra l’Ente e la Cuc (Centrale Unica di Committenza) della IX Comunità Montata del Lazio, la quale da sei anni sbriga ritualmente gli appalti di qualunque natura a prezzi concordati e decisamente meno onerosi. Insomma, per Cacioni, da una analisi del quadro economico finanziario dell’appalto dei servizi di igiene urbana, restando così le cose, emergerebbe che il Comune dovrà corrispondere alla CMRC la somma di 86.738.825,56 quando, per soli 13.233,66, la Cuc avrebbe svolto l’identico lavoro finalizzato all’espletamento delle fasi conclusive dell’appalto.

Non finiscono qui le criticità e le anomalie procedurali elencate nell’interrogazione, sulla quale hanno apposto la loro firma non solo Cacioni ma anche Alessandro Messa (Lega); Francesca Valeri (Gruppo Misto); Emanuele Di Silvio, Rossella Nuzzo, Mario Lomuscio e Simone Guglielmo (Partito democratico). Questo sito di informazione indipendente aveva provato a raccontarle in un articolo di qualche mese fa, quando la gara d’appalto era ancora nelle sue fasi preliminari (NE ABBIAMO SCRITTO QUI:  Nuova gara d’appalto dei rifiuti, le verità nascoste e il filo che mette in crisi la giunta Lombardo). C’è poi un aspetto legato al lavoro e all’impiego delle maestranze nel servizio di igiene urbana per i quali varrebbe la clausola di salvaguardia ritenuta, dai sindacati ed in particolare dalla CGIL, insufficiente a mantenere i livelli occupazionali e a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Una quarantina di dipendenti vedrebbe a rischio il proprio posto con il nuovo contratto. Ne fanno menzione, inoltre, i consiglieri Nuzzo e Di Silvio in una nota stampa.

«Il nuovo bando per il servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Guidonia Montecelio mette seriamente in pericolo il futuro di oltre 40 lavoratori – scrivono i consiglieri del Pd -. Dietro le clausole sociali che dovrebbero garantire il reintegro del personale – 125 dipendenti a tempo indeterminato e 14 a tempo determinato – si nasconde infatti una condizione inaccettabile che rischia di trasformarsi in un dramma occupazionale per tante famiglie di Guidonia Montecelio.
Il bando infatti richiede che più di 40 operatori guidino mezzi pesanti da 75 quintali, per i quali è obbligatoria la patente C. Una patente che quasi nessuno dei lavoratori attualmente impiegati nel servizio possiede. Fino ad oggi la raccolta è sempre stata svolta con mezzi da 35 quintali, guidabili con la patente B. Imporre questo cambiamento improvviso significa, nei fatti, escludere i lavoratori e condannarli alla perdita del posto di lavoro».
«A questo si aggiunge – aggiungono Nuzzo e Di Silvio – un problema tecnico evidente: i camion da 75 quintali sono impraticabili in molte aree del territorio, come nella circoscrizione di Montecelio e in diverse vie di Villanova, La Botte e altre frazioni, dove le strade non consentono la manovrabilità di mezzi così grandi. C’è infine la questione legale e di sicurezza: l’articolo 157 del Codice della Strada vieta che, durante l’arresto di marcia, l’autista abbandoni il mezzo. Una norma che, applicata al porta a porta con camion pesanti, renderà impossibile svolgere il servizio senza violare la legge o mettere a rischio la sicurezza degli operatori».
«È chiaro, dunque, che il bando non solo mina i principi di tutela occupazionale, ma – concludono – rischia anche di paralizzare la raccolta differenziata, creando gravi disagi alla città. Un bando così non tutela né i lavoratori né i cittadini: va rivisto immediatamente, ponendo al centro l’efficienza del servizio e la salvaguardia dei posti di lavoro».

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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