GUIDONIA – Se la qualità della democrazia si misura sulla capacità delle opposizione di fare le pulci al potere esercitato dal governo locale, a Guidonia Montecelio, terza città del Lazio, sembra arrivato il momento, per le minoranze, di riorganizzarsi in una attività di controllo che si annunci più incisiva e costante che nel passato. In questo quadro di buoni auspici, va letta la reunion di martedì scorso (5 agosto) in un noto locale di via Roma, pieno centro città, dove si è rivisto in presenza anche il dem Simone Guglielmo, assente per mesi dalla sua funzione di consigliere comunale, causa: giustificati problemi personali. D’ora in avanti, il refrain dell’incontro, sarà uno e uno soltanto:  lavorare per anticipare il più possibile la fine dell’amministrazione del sindaco Mauro Lombardo a due anni dalla scadenza naturale della consiliatura fissata per norma nella primavera del 2027.

La carica degli otto

Le minoranze unite, che anche plasticamente troveranno in aula una nuova collocazione unitaria negli spazi destinati all’opposizione, sono rappresentate dai quattro consiglieri del Partito democratico Simone Guglielmo, Rossella Nuzzo, Emanuele Di Silvio e Mario Lomuscio a cui si aggiungono il leghista Alessandro Messa, l’azzurro capogruppo di Forza Italia Alfonso Masini e le due new entries deluse dalla maggioranza, ovvero Arianna Cacioni e Francesca Valeri, entrambe attualmente iscritte al gruppo misto ma pronte a dare battaglia dai banchi dell’opposizione. La prima era presente alla reunion di martedì scorso mentre la Valeri, da quanto si apprende, tenuta lontana solo da situazioni familiari non rinviabili, avrebbe però dato pieno appoggio e sostegno al nuovo corso. Anche all’interno di Forza Italia, rappresentata all’incontro, inoltre, dal neo coordinatore cittadino Valerio Massini (ma c’era anche il segretario del Pd Daniele Bongi) sarebbe aperta una discussione per rendere più netta e incisiva la posizione del partito nell’opposizione a Mauro Lombardo. Il principale dei segnali dovrebbe arrivare dalle dimissioni di Masini da presidente della commissione Cultura, carica di solito affidata a consiglieri appartenenti alle maggioranze consiliari.

Liquidare Lombardo anzitempo

Sciogliere il consiglio comunale anticipatamente e liquidare così l’amministrazione? Sì, ma i numeri ancora non bastano. Ecco perché gli otto «oppositori» saranno impegnati (anche) a coagulare intorno ad una alternativa a Mauro Lombardo il consenso necessario a raggiungere il numeretto magico di 13 consiglieri, la cui firma sulla una mozione di sfiducia metterebbe la parola fine alla consiliatura e con essa al mandato del sindaco. Nella maggioranza civica + politica, dopo l’entrata di Fratelli d’Italia con i consiglieri Augusto Cacciamani e Adalberto Bertucci, continuano i malpancismi e le insoddisfazioni individuali, che nemmeno la ricomposizione della giunta avvenuta nei giorni scorsi dopo una crisi politica strisciante sembra avere alleviato. Le principali fonti di perplessità e di malcontento deriverebbero dai cosiddetti ruoli «intoccabili» come la Presidenza del consiglio comunale saldamente assegnata (dal principio) all’uomo di Lombardo Erik D’Alisa e impossibile da rimettere in discussione, o la carica di vice sindaco riconsegnata a Paola De Dominicis, quando per più di qualche consigliere vi era invece la necessità di una ridistribuzione totale (e più equa) degli incarichi per restituire fiducia al gruppone di maggioranza e far ripartire di slancio l’azione amministrativa. Proprio gli scontenti e i delusi diventeranno, come regola vuole, il terreno di caccia per il raggiungimento del quorum necessario allo scioglimento anticipato dell’assemblea elettiva. E che le insoddisfazioni in maggioranza siano più che reali, sarebbe dimostrato (anche) dalla impossibilità di riuscire a mettere assieme i numeri per convocare il consiglio comunale nell’ambito del quale votare la surroga al dimissionario Michele Venturiello in procinto di lasciare l’aula per entrare in giunta. Un passaggio che non sarebbe stato possibile formalizzare per le troppe defezioni e non solo vacanziere tra i banchi della maggioranza.  

Il «caso» Zarro tutt’altro che chiuso

Claudio Zarro. Lex ’assessore alla Cultura «licenziato» senza giusta causa è stato l’unico tra i collaboratori uscenti a non essere riconfermato nel recente rimpasto di giunta. Escluso clamorosamente nonostante la scelta operata un anno e mezzo fa di rinunciare all’aula con effetto irrevocabile pur di seguire Lombardo nell’avventura di governo. Un affronto, se non un vero tradimento, accompagnato, secondo i bene informati, da motivazioni inconsistenti e bugiarde secondo cui, Zarro, non avrebbe lavorato bene non centrando obiettivi strategici nel settore che gli era stato affidato. Niente di più falso, si sarebbe sfogato l’ex  assessore con qualche amico rimasto al suo fianco. Proprio nei giorni della cacciata aveva incassato l’ennesimo finanziamento sovracomunale. Fatti, questi, impossibili da smentire. Un caso, dunque, ancora aperto per gli strascichi molteplici che si porta dietro. Su tutti Cristian Diano. Il più votato e primo dei non eletti nella lista «In Comune per Zarro» con 168 preferenze, subentrò a Claudio Zarro nel momento delle sue dimissioni dall’aula a febbraio 2024. Ora, però, Diano dovrà cercarsi un’altra casa in assise. La lettera di sfratto dal gruppo «Uniti in Comune» (il cui simbolo è di Zarro e nessun altro), gli è già stata recapitata con invito ad accomodarsi altrove. Il problema è la collocazione di Diano, convintamente deciso a rimanere al fianco di Lombardo in una posizione, però, divenuta incompatibile con il ritorno di Zarro all’ opposizione, seppur al di fuori delle sedi istituzionali. Proprio l’ex assessore potrebbe essere un’ulteriore risorsa a disposizione delle minoranze in questa nuova fase che si è aperta con l’incontro di martedì scorso.

Non solo mozioni e interrogazioni

Nella reunion gli otto consiglieri si sono detti determinati ad aprire un nuovo corso. La minoranza in consiglio comunale è fondamentale per garantire un confronto democratico, soprattutto il controllo sull’operato della maggioranza con particolare attenzione ai dossier bollenti che tengono appesa l’amministrazione Lombardo, dalla manleva mai esercitata per il recupero di 14 milioni di euro dal consorzio che raggruppa le imprese del distretto industriale tiburtino, all’appalto dei rifiuti del valore di 100milioni di euro, al contestato impianto di biogas sul punto di prendere forma tra le colline di Montecelio. Da questo punto di vista, molto importante sarà il lavoro svolto nelle commissioni consiliari. La minoranza ha il diritto di partecipare attivamente alle discussioni, presentare proposte, interrogazioni e mozioni e svolgere un’azione di controllo intransigente anche alzando il tiro e i toni. Questo permetterà di portare all’attenzione del consiglio e della cittadinanza tutte le criticità, garantendo maggiore trasparenza e partecipazione alla vita politica locale. Senza sconti o compromessi.  

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

2 Commenti
  • Franco Bongi

    Giornalista dì alto profilo sprecata a commentare con grande precisione cosucce da politicanti dì terzo livello

    Agosto 16, 2025

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.