GUIDONIA – Le voci insistenti parlano di tensioni, malumori, pressioni arrivate al ricatto politico: il crematorio s’ha da fare, in caso contrario non votiamo il bilancio. Funzionano così le cose in maggioranza?. Le cronache di corridoio raccontano di un sindaco Mauro Lombardo in crescente difficoltà, sempre più spesso tirato per la giacchetta dai consiglieri, ciascuno impegnato a condurre in porto gli obiettivi di proprio, particolare, interesse.

La nota d’aggiornamento al Dup

Così (in questo clima), nella nota di aggiornamento al Dup, l’atto «correttivo» al Documento unico di programmazione 2024/26 (già licenziato dal consiglio comunale lo scorso 6 novembre), è stata inserita tra gli «ambiti operativi» d’intervento la «realizzazione di un crematorio». La nota di aggiornamento è stata votata (e approvata) dalla giunta municipale nella seduta di venerdì 1 dicembre (la delibera è la n.136), assieme allo schema del bilancio di previsione 2024/26. A questo punto, trascorsi i tempi tecnici di 20 giorni previsti per la presentazione di eventuali emendamenti, il Previsionale di spesa, e gli atti ad esso connessi come la nota di aggiornamento al Dup, potrebbero arrivare in aula già prima di Natale per l’approvazione finale.

Dunque, nelle carte di programmazione della spesa e degli interventi da mettere a terra nel prossimo triennio si torna a parlare di forno crematorio e ampliamento delle attività cimiteriali. Dopo oltre un decennio di stasi. Correva l’anno 2012 quando la Romana Luminex presentò al Comune di Guidonia Montecelio un progetto preliminare per «il terzo ampliamento del cimitero comunale di via Romana relativo ad un impianto di cremazione». Una analisi approfondita dei dati relativi alla mortalità nel Lazio, aveva fatto propendere l’amministrazione comunale dell’epoca (di centrodestra, sindaco Eligio Rubeis) verso una positiva valutazione del progetto. Vista la «crescente richiesta di domande» tra i non residenti dovuta alla carenza di impianti similari nella regione Lazio (la menzione era per Roma e Viterbo). Il numero di cremazioni è in aumento, riportava, quello studio di fattibilità. Eccone, alcuni, significativi passaggi: «I fattori che hanno portato a un aumento considerevole delle richieste sono riconducibili, per i parenti, ad avere meno problemi nel trovare una collocazione al caro estinto, ed una spesa decisamente più contenuta, per la Chiesa, ad una apertura a questo tipo di sepoltura». Convincenti, risultavano poi i numeri ipotizzati dietro al business: «Se si considera che nella regione Lazio la mortalità totale è di 53.756 unità (dato 2010) si può ipotizzare un’esigenza di 5.376 cremazioni […] quindi si può prevedere una richiesta dei non residenti, esclusi i comuni con forni crematori in esercizio, di 964 salme che confluiranno nel nuovo impianto». Il quale era da realizzarsi, nell’intento progettuale, su di un’area «a valle del cimitero» estesa e idonea, appunto, alla «costruzione di un impianto di cremazione e servizi complementari, in quanto tale servizio per normativa vigente deve essere realizzato in un’area cimiteriale».

Il progetto del forno crematorio del 2012

Il problema, o se si vuole il limite del progetto del 2012, risiedeva nel fatto che «nell’attuale Piano cimiteriale non è prevista un’area destinata a tale servizio e, nelle altre direzioni, sono presenti vincoli normalmente insuperabili, in quanto è presente una viabilità sia provinciale che comunale che impedisce l’ampliamento». Per tale ragione, lo stesso progetto, aveva previsto «di recuperare un’area possibilmente rettangolare e il più lontano possibile dagli edifici esistenti e inoltre, considerato che il secondo ampliamento (poi realizzato ndg) ancora non è in fase di esecuzione, di integrare gli spazi contigui […] per i quali è pertanto necessario approvare, contestualmente al presente progetto, una seconda variante di Prg, nella quale venga inserito nel perimetro del cimitero la nuova area a destinazione crematorio».

Nei dieci anni che seguirono, del progetto non se ne fece niente anche, probabilmente, a causa delle «guerre» interne all’amministrazione combattute sul cimitero di via Romana.

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Ora, tuttavia, la prospettiva di costruire un forno crematorio è concretamente tornata d’attualità con il cambio di guida politica a Palazzo Guidoni. Con il progetto che sembra stare ancora a cuore a qualche consigliere comunale (che le voci indicano in Andrea Mazza, il leghista forzista e civico di «Città Nuova»). Nei giorni in cui la decisione di inserire l’opera nella nota di aggiornamento al Dup agitava la maggioranza, all’Ufficio Cimitero del Comune, rientrante tra le variegate competenze del dirigente Annalisa Tassone (LL.PP, Ambiente, Cave, Demanio e Patrimonio, Cimitero), il funzionario e Responsabile unico delle procedure amministrative riguardanti il camposanto di via Romana, l’architetto Donatella Petricca, gettava la spugna rassegnando le dimissioni da Rup del Cimitero. Se esista una correlazione con la scelta della giunta Lombardo di «riesumare» il progetto del crematorio dopo oltre un decennio non si saprà mai. Forse. 

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AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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