GUIDONIA – Michel Barbet, il sindaco 5Stelle, torna a esternare su Facebook e a sposare la verità soggettiva del dirigente, “la revoca, tengo a precisare, è obbligatoria laddove si riscontrino gravi inadempienze compiute dalle imprese rispetto al piano di sfruttamento della cava ed al relativo ripristino”. Le inadempienze, val la pena ricordarlo, per ora sono nella forma contestate dal dirigente comunale Paola Piseddu. Contestata a sua volta, nelle interpretazioni in materia di violazione delle leggi ambientali, dai dirigenti collegi regionali e dagli stessi imprenditori. Una contrapposizione di vedute tra istituzioni che ha da subito caratterizzato la vicenda cave. Generando una guerra di competenze e di sapere che spetterà alla giustizia amministrativa dirimere. Tuttavia il sindaco ha già preventivamente deciso che le imprese sono colpevoli, inadempienti e da chiudere.

Ora, la domanda ci starebbe tutta: egregio sindaco, e se il suo dirigente sbagliasse? Se avesse dato delle norme una interpretazione eccessivamente restrittiva (come a leggere le carte sembrerebbe trasparire) scadendo nei classici ambiti della discrezionalità? Capita di sbagliare, anche ai professionisti più preparati, soprattutto in una vicenda in cui il cavillo e la sua applicazione determinano la differenza tra la vita e la morte, in questo caso delle imprese estrattive. E la crisi inevitabile di uno dei settori industriali più importanti del Lazio. Una di quelle vicende assai complicate che Barbet  ha dimostrato, tra l’altro, di ben poco conoscere. Facendo inesorabilmente la spalla silente del protagonista, il dirigente, fino a farsi bypassare a metà agosto. Quando gli uffici senza informarne l’indirizzo politico, l’organo di vertice della amministrazione, inviavano alle aziende i provvedimenti di revoca. Insensibili del pur minimo rispetto istituzionale e delle conseguenze che l’atto avrebbe arrecato alla politica, alla tenuta sociale della città. Robe incredibilmente gravi, che in un luogo normale avrebbero messo in discussione ruoli e rapporti e che al contrario non hanno intaccato né poteri né equilibri all’interno dell’Ente.

Tecnicamente, diciamo che Piseddu potrebbe avere usato sulle imprese una lente d’ingrandimento per cercare il pelo nell’uovo che forse neanche c’è. Che scientificamente, per non vedersi smentita la linea intrapresa, a metà agosto, avrebbe adottato il provvedimento di revoca alla Str per interrompere le verifiche aperte dalla Pisana sulle contestazioni comunali, tagliando fuori la Regione Lazio da qualunque parere in grado di interferire col suo punto di vista. Letture legittime, dubbi che assalgono chi legge le carte ma non il sindaco. Che ha invece scelto (sulla linea Piseddu) di portare la situazione al punto di non ritorno. E che con una leggerezza d’animo inusuale per la instabilità sociale che ha determinato, annuncia via social che altre aziende chiuderanno. Rendendosi disponibile a non meglio identificati provvedimenti a tutela della occupazione. Inconsapevole che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e allora ecco il domandone finale: come pensa di fronteggiare la fame di 2mila famiglie in una congiuntura economica già gravemente compromessa? Lo dica e se lo faccia suggerire da Piseddu.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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