GUIDONIA – Chiudere le cave, riqualificarne le aree attraverso una nuova pianificazione territoriale vasta che coinvolga nel metodo e nelle scelte il vicino comune di Tivoli e la Regione Lazio, legando il risultato – almeno progettuale – agli obiettivi di Peg (piano esecutivo di gestione) per garantirsi così il massimo premio di produttività (in denaro) che spetta alla burocrazia pubblica. Il dirigente all’Ambiente Paola Piseddu convoca con lettera formale la politica e una quindicina di alti funzionari dell’Ente. Come un #sindaco ombra disegna il futuro di 400 ettari di territorio in una relazione-manifesto che già delinea il futuro delle aree, dettando indirizzi che vanno verso la dismissione del settore estrattivo.

Gli «stati generali» sono fissati per martedì 30 ottobre alle 10 del mattino, a essere chiamati a raccolta gli assessori e il sindaco vero Michel Barbet (5Stelle), quello delegato dai cittadini a indicare teoricamente le iniziative di pianificazione territoriale in accordo con la maggioranza di governo. Scorrendo i nomi dei soggetti in indirizzo, subito saltano agli occhi le assenze dei presidenti di commissione. I consiglieri comunali che avrebbero l’ultima voce in aula su decisioni di questa portata, Claudio Zarro (attività produttive), Alessandro Cocchiarella (Ambiente) e Anna Checchi (Urbanistica) non sono tra gli invitati. Mentre parteciperanno all’adunanza assembleare prevista in uno spazio appositamente messo a disposizione dall’Urbanistica (la famosa saletta Ferrucci con le tende di broccato rosso)  i dirigenti di Finanze, Urbanistica e Lavori pubblici, oltre a una decina di funzionari tra cui il responsabile dell’avvocatura Antonella Auciello, il segretario generale. Oggetto: la pianificazione secondo Piseddu; interventi di «tutela ambientale del bacino estrattivo del travertino […] studio di fattibilità di area vasta tra i comuni di Tivoli e Guidonia […] l’attuazione dell’obiettivo di Peg».

La relazione-manifesto politico

È un duro attacco al distretto del travertino romano la relazione allegata dal dirigente alla lettera di convocazione, il cui presupposto definito nel titolo «riflessioni sulle previsioni di recupero» acquisisce come certa la impossibilità per le aziende di procedere con le attività di recupero. «Ad oggi i progetti approvati, simili tra loro, prevedono al completa ricolma della fossa con materiali di scarto della lavorazione delle stesse cave; nella maggior parte dei casi – scrive Piseddu – questi progetti sono ormai inattuabili a causa della evidente e macroscopica assenza del materiale che sarebbe dovuto servire al ripristino, si sono quindi aperti scenari nuovi per cui tutti i progetti vanno rivisti». Proprio la carenza di «materiale di qualità», insieme al «dissesto idrogeologico» e al «rischio ambientale connesso con il mantenimento forzato della falda (delle acque albule ndg) a livello non naturale», rappresentano per il dirigente le principali criticità da superare unitamente all’impatto delle polveri sottile, nelle previsioni di un forte amento del traffico pesante. Scrive Piseddu che «per avere una idea del materiale che occorrerebbe per il ritombamento completo del bacino estrattivo al termine delle escavazioni si può immaginare che per trasportare in loco le quantità così ingenti di materiali sarebbero necessari 7.600.000 autotreni con capacità di carico di 24 tonnellate ciascuno, il che significa che per i prossimi 10 anni dovrebbero passare ininterrottamente 2.000 autotreni al giorno».

Di fronte a questi numeri «ci si rende contro che non è più possibile consentire la prosecuzione di attività così impattanti». Per Piseddu è quindi indispensabile una nuova pianificazione attraverso «una nuova ipotesi di destinazione dei suoli che va prevista e progettata». Perché – conclude – «il grado di compromissione del bacino estrattivo necessità di un approccio di tipo totalmente diverso da quello assunto fino ad oggi che metta in primo piano il fine della salvaguardia ambientale». Un manifesto politico più che una relazione. Firmato Piseddu.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

1Commento
  • Fulvia Genga

    Che tristezza……ma tanta. Ma petchę il nostro destino…quello dei nostri figli dovrebbe essere così compromesso!!! Sono indignata .

    Febbraio 22, 2019

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