MISURAZIONE della temperatura, sanificazione continua degli ambienti, rigidissime norme sanitarie imposte ai clienti. Erano tutte regole strettamente necessarie per frequentare le palestre. Ma dopo il Dpcm del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, da quattro giorni, le palestre (come le le piscine) sono chiuse.

Nonostante fossero tra i luoghi più monitorati e sicuri. Nonostante le precedenti disposizioni fossero state eseguite in maniera ligia da tutte le realtà sportive. Nonostante la percentuale dei contagi nelle palestre o piscine fossero, sul dato statistico, pressoché impercettibili. Nonostante gli esercenti e gestori, nella prospettiva di rimanere aperti, nella primavera scorsa avessero avviato investimenti anche di adeguamento alle norme Covid. Una beffa per la categoria. Convinta, dalle evidenze, che la curva del contagio (per gli scienziati ormai fuori controllo), sia legata al sovraffollamento in luoghi dove non è possibile effettuare il monitoraggio, e non laddove si sono rispettate le norme e il distanziamento.

Lo pensa Michele Di Silvio, responsabile tecnico di Anytime Fitness Italia – Roma – Guidonia. «Palestre e centri sportivi si sono tempestivamente adeguati, e si sono impegnati sia dal punto di vista economico che gestionale. I controlli da parte di Nas, o altri organi preposti, non hanno riscontrato nessuna anomalia nel nostro settore. Tanto che dopo averci dato una settimana di attesa, nella quale abbiamo aspettato la decisione del governo se tenerle aperte o chiuderle, dandoci il tempo per adeguarsi ai protocolli di sicurezza, il fatidico momento è infine arrivato. Tutto chiuso. Fare attività fisica è salute – spiega Di Silvio – aiuta corpo e mente, innalza le difese immunitarie. Eppure, il Dpcm di una settimana fa, concedeva alle palestre la possibilità di un adeguamento. Il nostro centro, come la maggioranza dei centri in Italia, si era già adeguato adeguato da maggio, ed è da mesi che facciamo rispettare con severità tutte le norme. La scorsa settimana ci è stato dato un ultimatum senza rispetto per le strutture, i lavoratori, gli utenti. Questo ultimatum ci ha creato un ulteriore danno di immagine e nella clientela ha cominciato a serpeggiare la paura. In molti hanno iniziato a disertare, nonostante i rigidi protocolli applicati sin da maggio. Nella settimana prima della chiusura, in tutta Italia, i controlli di Nas e Asl hanno dato esiti positivi per le strutture. Nessuna palestra o piscina è mai risultata essere focolaio di contagi, bassissimi i numeri (intorno 1 per mille). Invece non è servito a nulla. Dopo una settimana di controlli è arrivata la chiusura e pure il momento delle grandi difficoltà, la sopravvivenza di molte strutture è a rischio e tante non riapriranno più. E con loro spariranno tanti posti di lavoro. Si teme che la data prefissa per novembre non sia rispettata . Con l’augurio che il mondo dello sport possa riprendere al più presto. Nonostante gli aiuti, queste chiusure produrranno un danno, che va ad aggiungersi alla perdita avuta. Speriamo in un ripensamento per continuare ad allenarsi come vogliamo».

Elisabetta Aniballi
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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