di Michele Venturiello

CON DRAGHI o al voto! Il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sembra proprio la sfida di queste ore, nel centrodestra italiano vi sono, però, orientamenti diversi e articolati che mostrano prudenza nel dare via libera al Governo di Mario Draghi attraverso un appoggio parlamentare pieno e trasparente.  Draghi sarà come Monti? Ci imbarcherà in un’avventura lacrime e sangue che farà riaffiorare un populismo non più intercettato da Lega o Fratelli d’Italia? Come si presenteranno i partiti alle prossime elezioni che prima o poi arriveranno?

Certo, il professor Draghi non è incasellabile nel tritacarne della nostra politica e sfugge, oggi ancor più di ieri con Monti, a qualsiasi controllo dei partiti che appaiono, oramai da anni ossessionati dal consenso e dal gradimento dell’opinione pubblica, ma impreparati alla sfida del governo. Ottime macchine del consenso con scarse capacità di guidare la complessità del sistema. Ecco, le elezioni sono sicuramente la via maestra nei casi di impasse politico come quello che ci hanno consegnato gli elettori nel 2018 e nessuno, neanche Mattarella, le ha escluse, ma ha rappresentato quali e quante difficoltà, almeno sotto il profilo dell’opportunità, presenta un percorso inevitabilmente lungo come il procedimento elettorale, con la conseguenza che si perderebbero delle chances storiche per l’Italia. Ciò al netto del sentimento che aleggia nel Parlamento, dove nessuno vuole impegnarsi in un’avventura elettorale per le difficoltà oggettive della comunicazione politica, del confronto democratico e della resistenza di molti eletti, a cui la prospettiva del ritorno agli affetti familiari non piace. Nell’estate del 2019 era il momento di ridare la voce ai cittadini.

Ed allora?
Allora, per il centrodestra italiano si profila una sfida che deve essere accettata. Quella di gestire, in leale e trasparente collaborazione con un governo a guida autonoma, la responsabilità della Nazione per uscire dalla pandemia e per la gestione delle risorse europee, indicando e suggerendo, o anche solo supportando, le strade delle necessarie riforme che quei soldi portano con sé per poter essere veramente spesi e spesi bene.
Non importa se saranno coinvolte forze politiche lontane, l’ora della collaborazione e dell’unità (non dell’unitarismo) è giustificata dalle condizioni peculiari che si sono determinate: ciò che importa è intestarsi la corresponsabilità della gestione di governo, rompere l’incantesimo secondo cui tutto quel che arriva dall’area conservatrice del Paese non è in grado di governare e, da ultimo (ma non proprio), partecipare all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
La giustizia, la pubblica amministrazione, il codice degli appalti, gli investimenti infrastrutturali (digitale, opere pubbliche, dissesto idrogeologico, …), la razionalizzazione del fisco e l’alleggerimento delle incombenze fiscali, la legge elettorale, sono solo alcuni dei temi che si potranno indirizzare in senso liberale e solidaristico e non più statalistico ed assistenzialistico nella costruzione di una nuova Nazione. Ecco, la sfida è partecipare al disegno di una nuova Nazione. Anche se l’esperimento dovesse fallire.

La situazione attuale è profondamente diversa da quella in cui fu chiamato Monti e dunque diverso deve essere l’atteggiamento di un centrodestra maturo, che abbracci le dimensioni della serietà, della responsabilità di governo e della relazione con l’Unione Europea, di una presenza diversa nel Mediterraneo.
Se il centrosinistra ha fallito di nuovo, se il M5S si è palesato per quello che è, il centrodestra non può rinviare l’appuntamento con la responsabilità di governo a delle elezioni il cui esito è comunque incerto, rischiando di disperdere uomini capaci e risorse spendibili sulla scena nazionale per poi accontentarsi di figure di secondo piano che, a conti fatti, verrebbero travolte dalla realtà come è avvenuto ai grillini.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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