LA PENA per omicidio può essere diminuita se chi uccide è in preda a una «tempesta emotiva» determinata dalla gelosia. Ciò può «attenuarne la responsabilità». Sulla base di questo ragionamento la Corte di appello di Bologna ha praticamente dimezzato la pena di Michele Castaldo, 57 anni, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da poco più di un mese, di cui era geloso e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione (Rimini). Una sentenza che ridimensiona gli effetti della legge sul femminicidio del 2013, che introduceva proprio l’aggravante della relazione affettiva con la vittima di violenza tra le aggravanti per infliggere agli omicidi il massimo della pena. In primo grado, Castaldo era infatti stato ritenuto colpevole di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Ora, la Corte di Assise di Appello di Bologna, ha ridotto la pena a 16 anni, concedendo le attenuanti generiche e scrivendo una pagina davvero brutta della giustizia in questo Paese.

Nella sentenza, da poco depositata e che certamente scatenerà non poche polemiche, si spiega che la decisione deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione dell’imputato. Inoltre, si legge nell’atto, sebbene la gelosia provata dall’imputato fosse un sentimento «certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione»,  essa determinò in lui, «a causa delle sue poco felici esperienze di vita» quella che il perito psichiatrico che lo analizzò definì una «soverchiante tempesta emotiva e passionale». Questo atteggiamento, in effetti, «si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio». Una condizione, questa, «idonea a influire sulla misura della responsabilità penale».

Così la condanna (ergastolo, ridotto a 30 anni per il rito abbreviato cui l’uomo si era sottoposto) è passata a 16 anni (24 anni, ridotti di un terzo sempre per il rito) per il brutale omicidio che avvenne dopo una lite tra due persone che si frequentavano da poco. Olga, di fronte a un uomo che le manifestava insicurezza e paura di essere tradito, gli mostrò indifferenza e gli chiese di andarsene. «Ho perso la testa perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che lei doveva essere mia e di nessun altro. L’ho stretta al collo e l’ho strangolata», raccontò Castaldo.

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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