IL QUADRO  è disarticolato, Forza Italia una polveriera. Titoli eloquenti sulla fase attraversata dal partito azzurro, con tutta evidenza caratterizzata dai progetti di fuga di uomini (e donne) più rappresentativi. Per alcuni l’attrazione leghista sarebbe irresistibile per altri il futuro assumerebbe  le sembianze della nuova, ad oggi fantomatica, formazione politica di Matteo Renzi. Forza Italia come la Dc dei primi anni ’90 azzardano gli osservatori. Smembrata tra prodriani e berlusconiani. Comunque vada a finire, il momentaccio degli azzurri arriva al cospetto di Silvio Berlusconi. Che stasera all’Hotel Ergife ha convocato una reunion generale di amministratori e dirigenti. L’ex cavaliere proverà a ricomporre il quadro del partito laziale portando all’indietro le lancette dell’orologio. A prima che la mozione di sfiducia al governatore del Lazio Nicola Zingaretti, di iniziativa azzurra e naufragata sabato scorso (anche) per il voto contrario di Laura Cartaginese, finisse di lacerare i rapporti interni. Tutti contro tutti era stato risultato. Senza tralasciare i rancori datati, come quelli covati  da Pino Cangemi contro il capogruppo in Regione Antonello Aurigemma, bocciato a sua volta da Claudio Fazzone. Il numero uno del partito nel Lazio, potente senatore pontino, apertamente non aveva condiviso la linea forzista di una mozione di sfiducia a Zingaretti. In questo quadro di guerra interna, l’effetto deflagrante è atteso dal rientro di Adriano Palozzi nel gruppo regionale. Finiti di scontare gli arresti domiciliari è pronto a riaccomodarsi sulla poltrona assegnata in via temporanea a Roberta Angelilli. E se la sfiducia a Zingaretti era il pretesto per riorganizzare pesi e misure nel partito e, di rimando, nel centrodestra, accendendo la miccia della resa dei conti l’intento può dirsi andato a buon fine.

Perché se Forza Italia è attraversata da lotte intestine è anche sottoposta a pressioni sempre più forti dall’ex alleato leghista. Proprio Laura Cartaginese è stata oggetto di feroci attacchi sui social, dirigenti e amministratori salviniani di Tivoli e Guidonia (Vincenzo Tropiano e Arianna Cacioni) l’hanno messa sotto accusa per la sua decisione di votare col Partito democratico salvando Zingaretti, ed è ormai evidente che grandi manovre siano in atto per erodere fette di consenso nei territori. «Una strumentalizzazione per fini elettorali», bolla gli attacchi il consigliere azzurro;  che aggiunge: «Chi come me ha sempre seguito una linea politica senza mai tradire il proprio partito non ha nulla da temere da giudizi provenienti da transfughi che compiono scelte opportunistiche dettate solo da interessi personali». Il riferimento è chiaramente a Tropiano e a Cacioni, leghisti dell’ultima ora. Su Tivoli prossima al voto, Cartaginese ci tiene  infine all’inciso. Caustico. «È la mia città, ho i miei affetti e la mia famiglia, oltre che tantissimi amici. Insieme (nel centrodestra ndg) prenderemo le decisioni che riterremo più opportune, ma certamente senza un ritorno al passato», insomma: a buon intenditor poche parole.

 

 

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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