SONO tornati nelle loro bacheche i libri e gli importanti documenti dall’alto valore storico che erano stati trafugati in diverse biblioteche ed archivi comunali di alcuni comuni tra il nord della Provincia di Frosinone ed in sud di quella di Roma. Nei giorni scorsi, infatti, presso il Castello Colonna di Genazzano, alla presenza del sindaco Alessandro Cefaro, dell’assessore alla Cultura Massimiliano Lucci, il Capitano Francesco Nicolò Pirronti, comandante del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale (TPC) di Roma, ha restituito migliaia di documenti archivistici e librari, risalenti al periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, trafugati in data imprecisata dall’Archivio storico e dalla Biblioteca di Genazzano.

I documenti, parte dei quali erano stati individuati su un famoso social network, rivestono elevato interesse culturale per la storia pre e post-unitaria del Comune di Genazzano. Le indagini sono state avviate nel mese di agosto 2020 dai militari del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Roma, collaborati nella fase esecutiva dai carabinieri della Stazione di Genazzano, a seguito di una comunicazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio che segnalava la pubblicazione di un post, su un noto social network, contenente delle fotografie ritraenti diversi documenti certamente provenienti dall’Archivio storico del Comune di Genazzano, presumibilmente detenuti illecitamente da privati.

Le successive attività svolte dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Roma, che si sono avvalsi anche della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando carabinieri tutela patrimonio culturale, hanno consentito di individuare e recuperare i documenti archivistici presso l’abitazione di un privato residente nella città di Genazzano, il quale spontaneamente consegnava quanto illecitamente detenuto, per un totale di una trentina di faldoni contenenti molteplici tra documenti archivistici e bibliografici, tutti beni culturali di carattere demaniale, riconducibili non solo all’Archivio e alla Biblioteca del Comune laziale ma anche ad altre amministrazioni ed enti locali, come ad esempio, la Biblioteca della Banca d’Italia (sede di Roma), la Biblioteca Comunale di Serrone (FR), l’Archivio storico del Comune di Cingoli (MC) e l’Archivio di Stato di Palermo ai quali sono stati restituiti.

Di fondamentale importanza per l’individuazione dei preziosi beni e per l’accertamento della loro appartenenza al patrimonio dei vari enti prima citati, nonché per riconoscerne l’autenticità ed il valore culturale, è risultata la sinergica collaborazione con il personale altamente specializzato della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio. La restituzione dei beni archivistici e librari, disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli che ha coordinato tutte le attività di indagine, ha riportato i preziosi documenti presso le loro originarie collocazioni, ove potranno tornare ad essere oggetto di studio, consultazione e fruizione da parte del pubblico. (da Frosinonetoday)

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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