GUIDONIA – «Rimpalli tra i vari uffici». Ma anche «responsabilità da accertare fino in fondo» per dare un nome e un cognome agli artefici «di questo disastro». Stefano Salomone, ex assessore della giunta inizialmente civica di Mauro Lombardo, ripercorre la vicenda di Colle Largo, che racconta di avere vissuto dal di dentro e con apprensione fin dai primi giorni (siamo nel luglio del 2022) quando ancora faceva parte del governo locale del Comune di Guidonia Montecelio. Di averlo fatto per un interesse civico e sull’idea di realizzare in quell’area estesa 73 ettari un grande parco pubblico attrezzato a servizio della città. Una sorta di Central Park guidoniano, un polmone verde aperto e fruibile. Invece, per responsabilità ancora tutte da accertare, il sogno è svanito sotto la spinta di un giudice di prime cure, che con la firma su una sentenza ha trasferito la proprietà di Colle Largo, pieno centro città, al privato Luigi D’Antonio, detto il «vaccaro» per la sua attività di allevatore. Usucapione, la parola che ha scioccato una intera comunità. Come la magistratura ha stabilito, almeno al momento, il «vaccaro» ha avuto un uso esclusivo e continuativo dell’area per almeno 20 anni, precisamente dal ’96 del secolo scorso, senza che il Comune ne abbia mai rivendicato la proprietà con un qualunque atto che avrebbe interrotto i termini dell’usucapione. E mentre Mauro Lombardo è impegnato ad auto assolversi gettando responsabilità sulle amministrazioni precedenti, comprese quelle delle quali lui stesso faceva parte prima di essere sindaco, nonché a smentire chi fa informazione – ormai uno sport largamente praticato a Palazzo Guidoni -, Stefano Salomone è ritornato a quei giorni, all’insediamento ma anche alla campagna elettorale del 2022.  «Quando ho iniziato il mio progetto politico – racconta in una memoria affidata a questo sito di informazione indipendente – chiesi all’ancora candidato sindaco Mauro Lombardo di avere, in caso di successo elettorale, una supervisione sull’ex cava, concessami con una stretta di mano. Una volta divenuto assessore, seppur senza quella specifica delega, mi occupai subito della questione. Cercai di capire come stavano le cose recandomi più volte all’avvocatura dell’Ente e dalla dirigente all’Urbanistica, capendo da subito che la situazione era in gran parte compromessa, almeno così capii».

«Invitai allora ad un tavolo congiunto Luigi D’Antonio e il suo avvocato; erano presenti, per il Comune, la dott.ssa Antonella Auciello, la dirigente competente dott.ssa Cristina Zizzari ed lo stesso sindaco. Se non ricordo male furono in tutto due gli incontri, ad uno dei quali parteciparono i proprietari della casa di produzione della serie Romulus (la Groenlandia Group). L’avvocato del D’Antonio sembrava già allora molto sicuro delle sue ragioni, non dando molto spazio ad eventuali trattative e quindi il tutto si concluse in un nulla di fatto».

«Pensai – continua l’ex assessore – di proporre al «vaccaro» una soluzione alternativa e cioè un altro appezzamento di terra più piccolo in altra zona e sempre di proprietà comunale, dove alloggiare il suo pascolo. Mi rispose che il terreno era troppo scosceso e pieno di alberi, quindi non consono. Provai allora a cercar di capire di chi fosse stata la responsabilità di quella situazione all’interno del Comune, visto che sarebbe bastato fornire le prove di almeno un evento svoltosi nell’ex cava negli ultimi venti anni per interrompere il diritto di usucapire l’area, niente da fare, ci furono rimpalli tra i vari uffici».

«La netta sensazione che ebbi fu quella di una sottovalutazione totale della vicenda da più parti. Io non so di chi sia stata la colpa, ma da cittadino più che da ex assessore, credo che qualcuno dovrebbe pagare per questo disastro. Ero riuscito, se mai fossimo riusciti a risolvere la cosa, ad ottenere la promessa da parte della Groenlandia Group di un ampliamento del villaggio del set con un ulteriore investimento di circa 2 milioni di euro, per poi, finita la serie, lasciarlo in eredità al Comune come luogo di attrazione, visto che il villaggio era costruito su forti basamenti e quindi duraturo. Avevo poi l’impegno da parte di privati di alcune donazioni, compresa l’installazione 200 tavoli e panchine in legno da picnic (sparsi nell’area) da mettere a disposizione di chiunque volesse passare qualche ora nel parco. Una vera delusione».

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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