Guidonia – I cambiamenti (in giunta e fuori) decisi da Lombardo generano «disordine» in aula, e il Pd vuole liquidarlo
GUIDONIA – Cambiata la giunta cambia (anche) la geografia politica del consiglio comunale, lo si è visto nella seduta fiume di giovedì 15 febbraio, dove i lavori iniziati alle 18.30 si sono conclusi alle 3 passate del giorno seguente.
L’aula ha registrato, per la prima volta dopo anni, un Partito democratico tornato all’opposizione dopo le dimissioni dell’assessore Alberto Cuccuru e la fine del consociativismo che aveva preso la forma del primo esecutivo di Mauro Lombardo. I dem hanno fatto un ostruzionismo incessante, contestando ogni provvedimento in discussione e servendo l’antipasto di quelli che saranno gli atteggiamenti del gruppo in futuro. Nessuno sconto sull’attività della maggioranza d’ora in avanti, promettono. Fine dei giochi a causa del patto tradito da Lombardo, sindaco incoerente.
L’uscita del Partito democratico dalla amministrazione sta avendo, per effetto indotto, conseguenze pari ad uno sciame sismico di scala potenzialmente catastrofica. Lombardo, infatti, ha riorganizzato gli assetti dell’esecutivo con il rimpasto di giunta e con Claudio Zarro che ha chiesto e ottenuto la Cultura, aggravando «il disordine» all’interno della sua originaria maggioranza civica, (quella uscita dalle urne del primo turno elettorale per intenderci), mentre una alleanza strutturale, almeno con parte del Cdx relegato all’apposizione dal voto popolare, è ancora da mettere a regime. La fase attuale è, insomma, ritenuta transitoria dagli addetti ai lavori, e quali ne saranno le evoluzioni per evitare le conseguenze catastrofiche, dipenderà dalla capacità del sindaco di mantenere i rapporti con ogni singolo consigliere (lavoro snervante). Perché già nel breve periodo si potrebbero manifestare problemi seri di numeri in assemblea. L’aula, giovedì, ha già mostrato agli osservatori i maldipancia di Arianna Cacioni.
La consigliera di «Città Nuova» ha annunciato, infatti, la propria «desistenza volontaria» parlando anche a nome dell’altro eletto nella lista, Michele Venturiello. Significa che valuteranno di volta in volta i provvedimenti, ritirando l’appoggio incondizionato agli atti che la maggioranza porterà in discussione. Poi ci sono i mugugni di Maurizio Remoli e Alessia Croce, ex «Guidonia Montecelio Domani» ora nel gruppo misto. Hanno perso l’assessore di riferimento (Stefano Salomone) e come Cacioni e Venturiello non sono rappresentati nel Lombardo bis. Quanto alla posizione di Andrea Mazza, il neo assessore all’Ambiente con deleghe pesanti come Verde Pubblico, Rifiuti, Cave, Demanio e Patrimonio, Cimitero e figura di punta del gruppo consiliare «Città Nuova» prima di preferire la giunta all’assemblea elettiva, la Cacioni è stata chiara: «Non ci rappresenta».
Fari accesi anche sui 5 consiglieri de «Il Biplano», lista di riferimento del sindaco. Il gruppo più numeroso dell’assemblea ha abbandonato i lavori del consiglio nella seduta di giovedì 15, divenuta lo specchio della situazione di caos in cui versa la maggioranza originaria. A tarda notte, quando le lancette dell’ora segnavano le 3 (di venerdì 16 febbraio), in 4 si dileguavano facendo mancare il numero legale (Giuseppe Nardecchia era assente dall’inizio). In discussione, in quel momento, una interrogazione di Cacioni sui conflitti d’interesse nella gestione dell’emporio solidale distrettuale di cui si parlerà diffusamente in un pezzo dedicato. Senza la permanenza in aula, in quel momento, dei consiglieri del Partito democratico non ci sarebbero state le condizione per proseguire il contraddittorio tra Cacioni e l’assessore ai Servizi sociali Cristina Rossi, finita sotto torchio e sotto il fuoco amico dell’alleata (ex?). Un momento evidente delle tensioni alberganti in maggioranza, che Emanuele Di Silvio, il capogruppo del Partito democratico, avrebbe così commentato dopo qualche ora sui social: «Ore 3:09, gran parte dei consiglieri di maggioranza abbandona l’aula “fregandosene” del punto in discussione all’ordine del giorno del consiglio comunale di oggi. Il punto sul “sociale” riguarda una interrogazione sulla “proroga del servizio di emporio solidale” presentato dalla consigliera (di maggioranza) Arianna Cacioni».
Ma le fibrillazioni di diversa provenienza non sono mancate nel corso dell’intera seduta. In seno a Fratelli d’Italia, la forza politica che su indicazione del capogruppo Adalberto Bertucci è arrivata a piazzare una pedina «d’area» in giunta (con l’assessore al Bilancio Valentina Rinaldi), si è fatta sentire la voce dell’altro consigliere Augusto Cacciamani, componete Antonello Aurigemma alla Regione Lazio, diversa corrente interna a FdI rispetto a Bertucci. Cacciamani è stato protagonista di un siparietto in aula, di apparente presa di distanza dalle scelte, più personali che politiche, operate dal capogruppo nella scelta dell’assessore. Non che tra i due ci siano particolari divisioni, anzi. Il gruppo di FdI è un monolite in grado di condurre a sé le decisioni (anche) di Alfonso Masini, al momento (e occorrerà appurare per quanto tempo ancora), rappresentate di Forza Italia in assemblea. Il già aspirante sindaco di Cdx sconfitto alle Comunali del 2022, si è messo in una condizione di ambigua collocazione rispetto a Lombardo e alla sua maggioranza quando ha accettato la presidenza della commissione Cultura, carica solitamente appannaggio di chi vince le elezioni e non di un membro delle minoranze. Come Bertucci e Cacciamani, Masini è stato «governista» fin dal giorno dell’insediamento del sindaco, e la grande sintonia con il gruppo di Fratelli d’Italia si è ancora manifestata giovedì scorso, durante il voto per l’elezione del vicepresidente dell’aula, quando il forzista ha scelto di sostenere la candidatura di Cacciamani e non quella di Alessandro Messa della Lega (e nel Cdx convintamente all’opposizione): la consultazione si è poi conclusa con l’elezione di Mario Lomuscio (Pd) che ha potuto contare sui 4 voti del suo gruppo.
Fratelli d’Italia + Masini rappresentano, in buona sostanza, quel sostegno forte che Lombardo si aspetta di trovare in aula nell’attesa, se e quando ci sarà, di una entrata strutturale di Fratelli d’Italia nella maggioranza. Partito che, fuori dai confini guidoniani, veste anche i 5 consiglieri biplanisti e i 2 del misto misto. Remoli e Croce sono infatti affiliati alla corrente dei gabbiani di Fabrizio Ghera. Se l’unione sotto la medesima bandiera dovesse fare la forza in città (e nel consiglio comunale), ci si ritroverebbe di fronte a un mega gruppo di 9 consiglieri, addirittura 10 con Masini. Uno scenario che spiegherebbe i toni usati da Bertucci in una nota stampa diffusa a poche ore dalla fine del consiglio comunale, nella quale il capogruppo, non a caso, ribadisce per il suo partito un ruolo da protagonista nel futuro della maggioranza, lanciando al sindaco un messaggio inequivocabile: «Questa è una città che deve essere amministrata, e mi auguro che venga capito e recepito da tutti, sindaco in primis che Guidonia Montecelio, senza Fdi in maggioranza, non può essere governata. Amando questa città, siamo convinti di poter dar molto». Con questi numeri, dopo avere colpito e affondato il Pd, la corazzata FdI mirerebbe dunque a scalare un’Opa su quel che resta della maggioranza originaria, puntando subito a rendere sempre più marginali i civici cosiddetti di sinistra (legati a Italia Viva di Marietta Tidei alla Regione Lazio) come Mauro De Santis, Mirko Sotorino, Rocco Cisano e Francesca Valeri, tutti di riferimento del dirigente politico Aldo Cerroni, co-fondatore del civismo guidoniano con Mauro Lombardo, oggi politicamente più deboli.
C’è poi una domanda che si fanno in tanti in queste ore. Il sindaco ha già dimostrato di non avere scrupoli nel ruolo di tagliatore di teste. Come il più consumato dei manager lo ha fatto con Alberto Cuccuru, potrebbe rifarlo con Claudio Zarro, il neo assessore alla Cultura dimessosi dall’aula per diventare protagonista del Lombardo bis?. La domanda è gettonata nelle stanze del potere, dove si tende a dare all’attuale giunta un peso specifico relativo e una durata di medio termine. Nonostante la nomina dell’ex alter civico si dice sia passata da un accordo extra territoriale con la zarina di Fratelli d’Italia Micol Grasselli in vista delle elezioni europee. Zarro avrebbe garantito voti in cambio del sostegno ottenuto per entrare in giunta. Al suo posto, in aula, è entrato Cristian Diano. Il neo consigliere storicamente legato alla Lega di Laura Cartaginese, oggi è dato in quota Lombardo. Pronto a votare quel che il sindaco gli chiederà di votare.
Ma le configurazioni della rappresentanza politica sono in continuo movimento nell’assise, dove, lo ha annunciato Di Silvio, si potrebbe arrivare a breve a discutere perfino una mozione di sfiducia al sindaco per contare chi sta veramente all’opposizione come il Partito democratico. Servono 13 voti al netto di Lombardo. Di certi, ce ne sono, al momento solo 5: i 4 dem + quello di Alessandro Messa.
