GUIDONIA – Proprio nei giorni in cui l’Ente pubblica la determinazione di impegno di spesa di 250mila euro (sul bilancio corrente) per pagare le spese della istituzione consiliare, il Movimento 5Stelle, in queste ore attore del governo del cambiamento, dice no al taglio del 70 per cento dei gettoni di presenza, emolumento riconosciuto ai consiglieri comunali per la loro partecipazione ai lavori delle commissioni e dell’assise assembleare. No anche al taglio di pari importo degli stipendi di sindaco e assessori che in una stima presuntiva costeranno all’Ente circa 500mila euro nel 2018. La proposta, presentata all’aula sotto forma di mozione dalle minoranze, integrata nella seduta di oggi venerdì 1 giugno da un emendamento del Partito democratico relativo al ridimensionamento delle competenze del vertice politico e della giunta, è stato respinto al mittente dai grillini, ormai perfettamente assorbiti nei meccanismi del potere.

Un panegirico di parole inutili, una discussione sul punto durata oltre un’ora, e qualche consigliere che scomoda Pericle e la democrazia diretta, il giusto riconoscimento economico per gli operatori della cosa pubblica, a giustificazione del no al provvedimento. Voto contrario dall’intera maggioranza pentastellata, ormai in un ruolo diverso da quello recitato ai tempi delle piazze, quando il movimento 5Stelle invocava la cacciata dei professionisti della politica che sulla politica guadagnavano, e il taglio delle odiate prebende. Metamorfosi di governo.

Ora il punto è un altro: è la qualità del lavoro svolto nelle commissioni, essa è facilmente valutabile nella quantità dei provvedimenti che arrivano all’attenzione dell’aula per una approvazione. Si chiamano delibere e autorizzano gli uffici comunali a produrre procedure concrete. Nel corso di un anno di sedute consiliari atti di questo tipo si contano sulle dita di una mano e comprendono in prevalenza quelli vincolanti relativi al bilancio dell’Ente. La istruzione di quelle delibere avviene nelle commissioni che a quella funzione sono assegnate. Le delibere però non si materializzano e allora la domanda è naturale: che si fa nelle commissioni? Oggi, in parte la risposta è arrivata dalla stessa maggioranza. Le commissioni hanno lavorato esclusivamente su regolamenti e mozioni, in termini di concretezza amministrativa fuffa e bla, bla, bla. I soldi dei contribuenti servono per pagare l’impegno libero di cittadini, catapultati dal divano di casa ai luoghi in cui dovrebbero esercitare una funzione che non esercitano? È l’inganno della democrazia diretta.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

1Commento
  • Alessia

    Mi sembra che siamo passati dalla padella alla brace.

    Giugno 4, 2018

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