GUIDONIA – Tre imprese chiuse dall’inizio dell’anno. Due nelle ultime settimane, la Str e la Caucci. Le notizie che trapelano dagli uffici comunali rendono verosimile la possibilità che ai predinieghi facciano seguito, nelle prossime ore, altre tre revoche di altrettante autorizzazioni. Salirebbe così a sei il numero delle aziende estrattive raggiunte dal provvedimento di cessazione della attività. Tutte ricadenti all’ interno dell’area di rispetto della concessione mineraria delle acque termali, il cuore del distretto industriale del travertino romano che si estende per 400 ettari tra i comuni di Tivoli e Guidonia. Un colpo durissimo all’economia di settore (e della città di Guidonia Montecelio) che produce il 5% del Pil regionale e paga salari – i dati li ha forniti il sindacato di categoria – per 45milioni di euro l’anno. La maggioranza di governo 5Stelle, chiusa su posizioni ideologiche a difesa dell’ambiente, sembra non rendersi conto delle ripercussioni che le mancate scelte politiche avranno sulla tenuta sociale. Impermeabile alle proteste degli operai, i cinquecento che complessivamente si ritroveranno senza lavoro se non interverranno soluzioni nel breve periodo. Anche l’atto di indirizzo vincolante votato a maggioranza in aula venerdì scorso (il 7 settembre) che impegnava la giunta a mettere per iscritto eventuali azioni da intraprendersi con gli uffici alla disperata ricerca di una via d’uscita non ha sortito effetti. L’immobilismo pentastellato non produce insomma novità e la delibera di governo a distanza di una settimana non ha visto luce.

Della faccenda si occupa contestualmente la Regione Lazio, dove in queste ore è in preparazione un emendamento al decreto multiproroghe in discussione alla Pisana. Esso dovrebbe tecnicamente modificare la legge regionale del 2004 e ridisegnare la competenza dell’Ente regionale nella procedura comunale che ha portato alle revoche. Anche sanando quella disomogeneità territoriale, da comune a comune, nella interpretazione della norma, che ha determinato per le aziende guidoniane una reale discriminazione. Il testo è top secret e per i particolari occorrerà attendere, importante sarà però stabilire se gli effetti saranno anche per le aziende già raggiunte da provvedimento di revoca. La retroattività potrebbe in sostanza salvare il salvabile del bacino estrattivo di Guidonia Montecelio. Le redini della proposta sono nelle mani del disomogeneo  e litigioso Pd regionale. Ma anche di Forza Italia per il tramite del consigliere Laura Cartaginese. E degli stessi 5Stelle con Valerio Novelli, il presidente della commissione ambiente tuttavia politicamente schierato sulle posizioni oltranziste del sindaco di Guidonia Michel Barbet e della maggioranza che lo sostiene. Un vero e proprio rebus da risolvere quanto prima. Per dare una speranza ai lavoratori giunti all’11 giorno di protesta. Da ieri in presidio permanente davanti al Comune. Oggi (13 settembre) le anime del Pd locale erano riunite ma divise nella piazza Matteotti. Da un lato i consiglieri Paola De Dominicis e Simone Guglielmo, dall’altra Emanuele Di Silvio e Mario Lomuscio tra i più presenti e attivi a difesa del lavoro nella vertenza che si aperta ormai un mese fa con la revoca alla Str (Società del Travertino Romano) di Filippo Lippiello. La crisi continua come la protesta, e stanotte sarà ancora sotto le stelle per le maestranze. In attesa di buone nuove dalla Regione Lazio. Dal comune infatti, è ormai chiaro, non si tira fuori un ragno dal buco.

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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