È ATTESA domani (10 novembre) la sentenza nel processo che vede alla sbarra Virginia Raggi. Il sindaco di Roma e presidente della Città metropolitana è accusata di falso in atto pubblico: avrebbe mentito all’Anticorruzione di Raffaele Cantone sulle procedure di nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele suo stretto collaboratore) a dirigente del dipartimento Turismo della Capitale. Se condannata, rischia da uno a sei anni di carcere, per il codice etico del suo partito, il Movimento 5Stelle, dovrebbe dimettersi senza condizioni. Con ripercussioni non solo all’interno del comune capitolino ma nell’intera provincia di Roma, dal cui ente di riferimento dipendono le competenze di settori nevralgici come la gestione e programmazione di strade e scuole, l’affidamento degli appalti pubblici e la sicurezza dei cittadini. Ma Virginia Raggi è anche il riferimento politico dei sindaci (stesso colore) insediati nei comuni dell’hinterland. Tra i quali Michel Barbet, il pentastellato di Guidonia Montecelio, che mai ha fatto mistero di abbeverarsi  continuamente alla esperienza della titolata collega e fin dalla campagna elettorale. Quando fu proprio Virginia, con la sua presenza, a trascinare il francese oltre la porta di palazzo Guidoni.

Quindi la condanna del sindaco avrebbe ripercussioni  più generali e principalmente simboliche, a determinare per i 5Stelle la fine dell’età dell’innocenza. Se anche Virginia Raggi, il sindaco eletto più importante d’Italia, a poco più di due anni dall’insediamento, si ritroverà con una condanna per reati commessi contro la pubblica amministrazione. Alla stregua di quanti, il partito di Grillo, aveva negli anni messo alla gogna. Fino a portare, in queste ore, molti tra i sostenitori a chiedersi se a prescindere dalla legge Severino, che non impone alcuna misura sospensiva per il reato di falso in atto pubblico, Virginia Raggi non dovrebbe dimettersi. Come riportano in queste ore giornali e siti, nel Movimento si formulano convulsivamente ipotesi sul D-day.

Cosa succede se il sindaco viene condannata? Per il codice etico la condanna in primo grado è incompatibile con qualunque carica elettiva. E quindi Raggi dovrebbe dimettersi. Ma nei venti giorni che trascorrono per la decadenza formale dalla funzione sindacale, il movimento potrebbe chiamare a raccolta la base, battezzando la scelta quale massima espressione della democrazia diretta, una soluzione che i vertici ritengono percorribile. In alternativa, si pensa all’autosospensione dal M5s, per consentire a Raggi di rimanere in sella al Campidoglio e di rinviare valutazioni sulla sua permanenza nel Movimento al garante (Beppe Grillo) e al Collegio dei Probiviri. Ma la sindaca potrebbe anche decidere di continuare a governare in barba ai dettami interni, indossando gli abiti del parmense Federico Pizzarotti, scegliendo quindi di continuare a governare Roma senza i 5stelle. Comunque un fatto è certo: la condanna eventuale sarà uno tsunami politico e non solo a Roma.

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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