UNA CAMPAGNA elettorale «breve, stancante ma appassionante» che Marco Bertucci, candidato con  la lista di Fratelli d’Italia al consiglio regionale del Lazio, ha affrontato non lasciando niente al caso.  Si direbbe «con impegno, coerenza e passione», slogan di tanti anni fa scelto da Bertucci agli albori del suo impegno politico. Un percorso cominciato da consigliere comunale nella sua città, Guidonia Montecelio dove ha ricoperto, tra le altre, la carica di presidente del consiglio comunale. Ora che mancano due giorni alla fine della campagna elettorale (si vota domenica 12 e lunedì 13 febbraio) è il momento delle somme. Di riassumere i contenuti proposti agli elettori in queste ultime settimane. Una maratona di incontri, iniziative che hanno mobilitato amici di una vita e nuove conoscenze, i tanti sostenitori, i colleghi della categoria dei consulenti del Lavoro di cui Marco, assieme al padre Adalberto Bertucci che dell’Ordine provinciale di Roma è presidente, è figura di primo piano.

La pessima eredità di Zingaretti

Le criticità che lascia Nicola Zingaretti alla Regione Lazio sono tante e di non facile soluzione. Per Bertucci, tutto dovrà cambiare con le prossime elezioni che il centrodestra si appresta a vincere. «Con il rinnovo del consiglio regionale e un governatore di centrodestra come il nostro Francesco Rocca, i cittadini avranno la possibilità di spazzare via il circolo vizioso che si è creato tra le amministrazioni Regionale, della Città metropolitana di Roma e di Roma Capitale. Con un governo a trazione Fratelli d’Italia alla Regione Lazio – spiega – saranno finalmente accesi i fari su 10 anni di cattiva amministrazione targata centrosinistra, richiamando alle sue responsabilità anche il sindaco di Roma e della Città Metropolitana Roberto Gualtieri, colpevole di una amministrazione che la Capitale d’Italia non merita, che è sotto gli occhi di tutti». 

Irpef alle stelle

«Il pacco di Natale i cittadini di Roma e del Lazio lo hanno trovato sotto l’albero – spiega ancora Bertucci -.  Nel silenzio più assoluto, a fine 2022, la giunta regionale di Nicola Zingaretti e Alessio D’Amato, che è candidato alla carica di governatore per la coalizione progressista, hanno regalato una maxi stangata da 400 euro in più l’anno alle famiglie della nostra regione. Infatti, grazie alla giunta regionale PD/5 Stelle, dall’inizio di quest’anno, in tutto il Lazio è aumentata l’addizionale Irpef che colpirà principalmente il ceto medio, con le famiglie che andranno a pagare fino a 1.092,00 euro l’anno, contro le 692 euro che si pagavano prima dell’arrivo di Nicola Zingaretti e del Partito Democratico. Per fare comprendere di cosa stiamo parlando, facciamo l’esempio di una famiglia con due figli e un reddito medio di 40 mila euro lordi. Nel 2013 pagava  692 euro l’anno. Dopo è arrivata a pagare 971,00 euro; da quest’anno versa 1.092,00 euro. Con differenze vertiginose rispetto alle altre regioni italiani: + 478 euro rispetto, ad esempio, ad una identica famiglia della Lombardia. Una vera e propria stangata per tantissime famiglie».

Una sanità al collasso

«La vera emergenza negli ospedali è la carenza di personale e di posti letto. Di questi giorni la notizia riportata dai principali organi d’informazione, che sono oltre mille i pazienti in attesa di ricovero parcheggiati nei pronto soccorso dei nosocomi romani. Prenotare un esame diagnostico con il sistema sanitario nazionale comporta dai 6 agli 8 mesi di attesa: un disastro. Assistiamo da anni allo svilimento del servizio sanitario, con ospedali che vengono chiusi e declassati e con una spesa pubblica che invece di diminuire aumenta. Inefficienze che creano disservizi ai cittadini e problemi di ogni genere a chi ci lavora. Serve un cambio di rotta e una visione che sappia riprogrammare la sanità nel breve, medio e lungo tempo. Servono assunzioni, più posti letto e un’assistenza territoriale efficiente, utile a decongestionare gli accessi ai pronto soccorso, a evitare i ricoveri impropri e a garantire un’assistenza dignitosa a domicilio».

Il dramma rifiuti

«Roma è al collasso. Esporta i suoi rifiuti in giro per il mondo e purtroppo anche nella mia città. Colpa di una mancata programmazione del fabbisogno che investe la Regione Lazio. Esistono due ordini di questioni. La prima, certamente, è l’incapacità del sindaco della Capitale d’Italia di risolvere il problema della città che amministra, e per farlo calpesta il volere di città limitrofe, e Guidonia ne è un esempio, scaricando i suoi rifiuti nel territorio attiguo alla Capitale. Questo porta al secondo problema: come può Gualtieri vestire i panni del sindaco della Città Metropolitana se non riesce a tutelare gli interessi dei Comuni della Provincia che amministra, tranne, ovviamente, quelli di Roma sversando sugli altri i suoi rifiuti? Tutto questo, è il risultato di un decennio di malgoverno regionale targato PD e M5S, divisi e alleati tra Roma e Regione Lazio, amministrazioni del cosiddetto governo giallorosso, che più o meno ovunque si sono dimostrate incapaci di prendersi delle responsabilità davanti alla cittadinanza, incapaci di proporre un piano rifiuti degno di essere chiamato tale. Del resto, il candidato alla Presidenza del Lazio della coalizione di centrosinistra ha confermato la volontà di realizzare un inceneritore per Roma. Progetti vetusti, da amministrazioni cieche, non c’è di che stupirsi».

Rivoluzionare le politiche del lavoro nel Lazio

«Come ho avuto già modo di dire, le politiche del lavoro sono uno degli argomenti a me più cari. Cioè, quanto sia importante rafforzare le politiche del lavoro nel Lazio per incrementare il numero complessivo di occupati a condizioni dignitose e di prospettiva. Il peso della responsabilità di influire su una regione così complessa è comprensibile, ma certamente la politica è uno degli strumenti di cambiamento che insieme alle parti sociali è determinante. Le priorità da affrontare sono, a mio modo di vedere, sono un’ulteriore abbattimento del cuneo fiscale, il miglioramento della formazione propedeutica all’acceso nel mondo del lavoro e il rafforzamento di tutte quelle norme che possano garantire più sicurezza nei luoghi di lavoro».

I piccoli comuni ignorati  dalla sinistra

«Sono il cuore pulsante della nostra Regione, spesso dimenticato. Mai valorizzati a pieno dall’amministrazione regionale uscente. I tanti piccoli paesi della provincia romana possono essere il volàno di una grande crescita economica, per i loro cittadini, per le realtà circostanti e per la Regione tutta. Crescita che passa ovviamente attraverso un canale preciso. Solo attraverso il turismo che questi borghi, vere eccellenza della Regione, potranno tornare ad essere protagonisti: l’inserimento nei circuiti delle feste e delle sagre, la valorizzazione dei prodotti tipici e del patrimonio culturale ed ambientale, senza dimenticare quell’approccio alla vita lenta ed ad un turismo sostenibile e di prossimità che è la strada giusta per la crescita di questi e di tanti altri paesi. Paesi, quelli della provincia di Roma, che vanno invece supportati rispetto ai servizi. “La Regione di Francesco Rocca dovrà avere un ruolo cruciale in questo. Non possiamo non pensare al ruolo che aveva per i piccoli paesi, a titolo di esempio visto che la problematica è diffusa nell’intera regione, l’ospedale di Palombara Sabina, che un tempo dava gran respiro a quello di Tivoli e che ora di fatto non c’è più, con ripercussioni gravi sui cittadini di tantissimi comuni vicini, anche, inevitabilmente, sui tempi di accesso al nosocomio tiburtino, con i pazienti spesso costretti a recarsi negli ospedali romani. Servizi, da riattivare, ripensare, rimodulare: questo è il compito di un ente regionale che può dirsi ben amministrato. E questo sarà il compito del Lazio con Fratelli d’Italia al governo».

 

 


Simone di Ventura - 720
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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