LA SOPRINTENDENZA per i beni archeologici del Lazio lavora adesso all’istituzione di un Parco lineare di Santa Sinforosa, che sviluppi la sua estensione lungo e attorno il rinvenimento di maggiore rilevanza: 100 metri ottimamente conservati dell’antica via Tiburtina, emersi durante la campagna di scavo nei cantieri del raddoppio della ex Statale. Proprio durante i lavori sono affioranti i basoli, che compongono il lastricato della Tiburtina antica, oltre ai resti di murature in opera reticolata, relative a una taberna o a un contesto sepolcrale.

Per Valentina Cipollari, archeologa della Soprintendenza che segue e documenta lo scavo, non ci sono dubbi: le mura cimiteriali che affacciano lungo uno stretto corridoio sono da collegare alla basilica paleocristiana di Santa Sinforosa, realizzati probabilmente tra il IV e il V secolod.C. Da qui l’idea del Parco lineare. Per la studiosa si tratta di una scoperta archeologica di rilevante valore, legata prevalentemente all’antica Tiburtina, che negli studi topografici degli inizi del novecento del secolo scorso, solo ipoteticamente era indicata in quel punto, contrariamente a quanto sta emergendo ora.

Gli scavi sono in corso e interessano l’area di cantiere per l’allargamento della via Tiburtina a quattro corsie nel tratto da Albuccione al Centro agroalimentare Roma, all’interno del Comune di Guidonia Montecelio. Le indagini preliminari sono iniziate nel mese di gennaio e recentemente, dopo l’emergenza Coronavirus, i lavori hanno portato alla luce, sul lato nord della strada, importanti testimonianze archeologiche di cui si ignorava l’esistenza, in quanto sigillate sotto un notevole interro. Spiega il funzionario e archeologo della Soprintendenza Zaccaria Mari nella scheda descrittiva dell’area di scavo: «Dapprima è affiorata un’interessante struttura tardo-antica da collegare probabilmente alla basilica paleocristiana di Santa Sinforosa, che si trova quasi di fronte, sul lato sud della strada. Si tratta di una sorta di stretto corridoio o ambulacrum con il pavimento costituito di quattro filari di blocchi rettangolari di tufo compresi fra due muri, che prosegue oltre il limite di cantiere, mentre sul lato opposto è stato interrotto dalla costruzione della strada Statale. Ad esso si affianca un ambiente rettangolare, con due lati in blocchi di tufo, all’interno del quale erano due rocchi di colonna, sempre in tufo, trovati fuori posto. Pensiamo che per un evento traumatico, forse un terremoto, entrambi i muri laterali del corridoio crollarono nella stessa direzione, seppellendo uno scarico di frammenti di grossi contenitori e vasellame da mensa e da fuoco, prevalentemente di età medio e tardo-imperiale. Sia i blocchi sia l’eterogeneo materiale edilizio dei muri come scapoli di tufo, tasselli di opera reticolata, frammenti di laterizi, anfore e doli, provengono da costruzioni più antiche risalenti I e II secsolo a.C., situate nelle vicinanze, reimpiegati, insieme a scaglie del lastricato in basalto della via Tiburtina, nella nuova struttura risalente ad un’epoca molto avanzata (IV-V sec. d.C.), coeva alla costruzione della basilica di Santa Sinforosa».

Il rinvenimento di maggiore importanza riguarda però proprio la via Tiburtina. Il lastricato lungo 100 e largo 4, poggiato su uno strato di scaglie, è costituito di lastroni in pietra vulcanica ben connessi, con evidenti segni delle ruote dei carri, ma senza eccessive tracce di usura. Il ritrovamento, oltre a restituire un considerevole tratto ben conservato della via publica che univa l’Urbe a Tibur, consentirà di stabilire il rapporto fra la strada antica e la basilica paleocristiana. Questa nacque nel V secolo, accanto a una precedente basilichetta (III-IV sec. d.C.) sorta sulla tomba della martire tiburtina Sinforosa, uccisa all’epoca dell’imperatore Adriano con i 7 figli. Il luogo di culto, situato al IX miglio della via Tiburtina, fu meta di intensi pellegrinaggi fino a quando nell’VIII secolo le spoglie dei martiri vennero trasferite nella chiesa romana di Sant’Angelo in Pescheria. Da una fonte del 1585 si apprende che la basilica era dotata di cortili ed horti, ove venivano accolti i pellegrini, e che la via correva, all’epoca, sul lato sud. Il prosieguo delle indagini stabilirà se invece in antico la Tiburtina correva a nord, come si verifica anche oggi. I lavori di scavo proseguono sotto il coordinamento di Margherita Eichberg, il soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

1Commento
  • Si ma dopo i proclami di facciata tutto cadrà nel dimenticatoio e nell’abbandono come moltissimi cadi analoghi

    Ottobre 8, 2020

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