GUIDONIA – Una gara bandita per una cifra a base d’asta di 14o euro a tonnellata. Andata deserta e quindi nel 2017 aggiudicata, con procedura semplificata, a 139. Gli importi però non vanno bene al nuovo dirigente (Paola Piseddu) che nel 2018 revoca a Tekneko l’appalto affidato dal suo predecessore (Marco Simoncini). L’azienda intanto continuava a svolgere il servizio a 130 euro a tonnellata. Ora invece, per l’importo di 135 euro al netto del trasporto, con l’ennesimo colpo di scena, è stata chiamata un’altra impresa a smaltire la frazione umida del rifiuto urbano (leggi qui). Non è il cubo di Rubik né una equazione elementare, ma la storia di ordinaria gestione amministrativa e contabile al Comune di Guidonia MontecelioUmberto Di Carlo, il patron dell’impresa avezzanese che dal 2015 gestisce il servizio di raccolta differenziata (che non ricomprende il trasporto e lo smaltimento dell’Umido) racconta in questa intervista teatrini e retroscena di un appalto «appeso» agli umori di palazzo e di un contratto mai firmato.

Il sindaco di Guidonia Michel Barbet ha comunicato che la ricerca di un nuovo operatore per smaltire l’Umido si è resa necessaria per «certa indisponibilità dell’impianto Tekneko a causa di alcune restrizioni da parte dell’Abruzzo nel ricevere rifiuti fuori regione»: è vero?

«La Regione Abruzzo ha dato disposizione a tutti gli impianti regionali di dare priorità ai rifiuti provenienti dai Comuni abruzzesi, accettando rifiuti da fuori regione solo dopo aver soddisfatto la richiesta interna, detto questo voglio sottolineare che la nostra azienda ha cercato di collaborare con il cliente Comune di Guidonia Montecelio sempre al meglio, anche se purtroppo non sempre siamo stati ripagati come meritavamo. Lo abbiamo fatto perché questo comunque è il nostro lavoro».

Mi sta dicendo che anche volendo non avreste potuto continuare a smaltire l’Umido come vi eravate impegnati a fare per tre anni?

«Mettiamola cosi, in un ipotetico elenco dei contro: il primo è quello per cui due dei tre impianti che ricevono l’umido di Guidonia, a causa di lavori di ristrutturazione, non potevano più garantire la lavorazione dei rifiuti di Guidonia; il secondo, non meno importante, è che giuridicamente il servizio di avvio al recupero della frazione organica non può considerarsi un servizio aggiuntivo rientrante nel quinto d’obbligo come il Comune ha inteso riconoscerlo, perché non rientra nella tipologia di servizi aggiudicati a questa azienda».

L’appalto prima vi è stato aggiudicato, poi revocato. La storia è passata attraverso le competenze di due dirigenti che hanno interpretato le norme in maniera differente, lei che spiegazione si è dato delle contraddizioni che hanno segnato una vicenda davvero grottesca?

«Nel 2017 a causa del contenzioso tra il Comune e Ecoconsul, la società che gestiva l’avvio al recupero della frazione organica, dopo una veloce ed infruttuosa ricerca di mercato, il Comune ci affido in via d’urgenza il servizio di trasporto e avvio al recupero della frazione organica; tale affidamento era finalizzato ad assicurare il servizio pubblico essenziale in attesa di una gara ad evidenza pubblica. In realtà noi accettammo di dare una mano al Comune più per senso di responsabilità verso il cliente che per lucrare in qualche modo su una situazione d’emergenza. Vero è che a Ecoconsul pagavano 140 euro a tonnellata e a noi ci affidarono per 130 euro. Trattandosi di un affidamento temporaneo e limitato nel tempo, non abbiamo negoziato il prezzo più di tanto, come già detto si trattava di un favore al cliente. Successivamente ci fu la gara europea bandita dalla Città metropolitana di Roma con prezzo base d’asta di euro 140 a tonnellata».

Dove voi di Tekneko non partecipaste

«La gara andò deserta, noi non partecipammo per due ragioni; la prima perché il nostro impianto era già al pieno delle potenzialità, la seconda per non aumentare la nostra esposizione finanziaria con il Comune di Guidonia Montecelio all’epoca già al limite della sostenibilità».

Poi però quando vi chiamarono decideste di impegnarvi per i tre anni successivi accettando i termini dell’appalto e la durata triennale

«Successivamente alla gara andata deserta, il dirigente Marco Simoncini ci chiese un gesto di responsabilità e di aiuto e così, come prevede la norma (quando una gara va deserta) la Stazione appaltante dà la possibilità di fare una trattativa privata anche e soprattutto per scongiurare problemi di sanità pubblica. Dopo aver chiesto aiuto ad altri due impianti accettammo di prenderci in carico il servizio di avvio al recupero della frazione organica per un prezzo di euro 139 per tonnellata. Anche in questo caso solo per dare un aiuto al Comune, diversamente avremmo partecipato e risposto alla gara per 140 euro a tonnellata».

Perché a dicembre 2018, e dopo un anno dall’aggiudicazione in cui comunque Tekneko ha operato, Paola Piseddu ha deciso la revoca e di non dover procedere con la stipula del contratto, lei che spiegazione si è dato?

«Nel mese di maggio 2018, quando era già trascorso tanto tempo e dovevamo firmare il contratto, con la polizza fidejussoria e il versamento delle spese contrattuali effettuatati, ci comunicano incredibilmente che non è possibile firmare il contratto, avendo cura di annullare le precedenti determine fatte da Simoncini. Così sono andate le cose».

Però da maggio e fino ad ora, senza contratto, avete continuato a svolgere il servizio

«Dopo una serie di trattative con il Comune accettammo di dare una mano continuando il servizio con l’accordo però che entro il mese di settembre 2018 avremmo affrontato il problema dei contenziosi».

Avete contenziosi aperti con l’Ente?

«Riguardano detrazioni decise unilateralmente dal Comune per presunti servizi non forniti; poi c’è il problema delle detrazioni sempre decise unilateralmente, operate dall’Ente riguardo circa 21mila euro mese per presunti oneri della sicurezza secondo noi non dovuti. In realtà per la detrazione degli oneri abbiamo fatto ricorso al tribunale delle imprese e per fine marzo ci sarà l’udienza, mentre per tutte le altre problematica relative alle detrazioni per presunti servizi non forniti da Tekneko, ancora non c’è stata alcuna definizione».

Lei che conosce le dinamiche del settore in cui opera da anni, sa spiegare perché le gare bandite dagli enti locali – è il caso di Guidonia – per lo smaltimento dell’umido e espletate dalla Città metropolitana di Roma vanno da anni sistematicamente deserte?

«Vanno deserte, a mio avviso perché molte imprese non si sentono di assumersi un impegno per circa 9mila tonnellate l’anno prodotte da un Comune che, nel corso degli anni, non ha certo brillato per puntualità nei pagamenti e questo non è un problema solo dell’attuale amministrazione».

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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