GUIDONIA – La legge c’è da 150 anni ma al Comune di Guidonia Montecelio prima di adesso nessuno la conosceva. Essa impedisce ai creditori dell’Ente di cedere a terzi titoli esecutivi, atti di precetto e di pignoramento, in generale somme vantate in assenza di un riconoscimento dell’Ente locale. L’amministrazione deve in sostanza dare il proprio vincolante benestare alla cessione del credito, altrimenti niente. Ecco allora che questa norma del Regno d’Italia, risalente alla seconda metà dell’800 di due secoli fa, ha consentito al dirigente ai Servizi sociali Carola Pasquali di negare il trasferimento di un credito da una società all’altra semplicemente apponendo la firma sotto una determina, la numero 16 del 7 febbraio (eccola), pubblicata il 12 sull’albo pretorio online. Sventando così un tentativo bello e buono di speculazione. Dal momento che la somma (non quantificata nell’atto) era finita nella mani di una società finanziaria milanese (la Madelon Spv srl), per vocazione statutaria abilitata a gestisce crediti vantati da terzi con la pubblica amministrazione, dopo averli acquistati allo scopo di garantirsi margini di guadagno. Nella circostanza, a finire nel Portfolio della srl milanese dopo atto notarile sottoscritto il 10 dicembre 2018, i crediti vantati dalla San Raffaele Spa nei confronti del Comune in relazione a quote di compartecipazione alla spesa sociale per prestazioni di residenza sanitaria assistita.

Proprio in forza dell’articolo 9 della legge 2248 (allegato E) sul contenzioso amministrativo in vigore dal 1865, il segretario generale Livia Lardo con nota inviata agli uffici a metà gennaio, decideva di non riconoscere la srl milanese come creditore con la motivazione che «sul prezzo dei contratti in corso non potrà avere effetto alcun sequestro né convenirsi cessione se non vi aderisca l’amministrazione, si ricava che il trasferimento di un diritto di credito vantato nei confronti della Pubblica amministrazione, oltre a richiedere la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata, necessita dell’accettazione dell’amministrazione interessata». Una evidenza giuridica che non fa una piega e che avrebbe dovuto avere valenza anche nel passato. La legge non è proprio dell’ultim’ora, ed era in vigore anche il 30 luglio 2018 quando il consiglio comunale, dopo il via libera degli uffici,  con i soli voti della maggioranza 5Stelle riconosceva debiti fuori bilancio per 5milioni di euro alla Banca d’affari Farmafactoring Spa (debiti utenze), che negli anni aveva rastrellato i crediti vantati da vari operatori economici con il Comune di Guidonia Montecelio. Per lo più gestori di utenze telefoniche, fornitori di servizi come Enel Sole e Acea, che a partire dal 2005 avevano emesso fatture relative a utenze intestate all’Ente. Dalle verifiche è stato impossibile ricostruire nel dettaglio l’origine di quei contratti e soprattutto chi li avesse sottoscritti, ma i crediti trasferiti alla banca d’affari senza alcuna opposizione del vertice burocratico venivano liquidati dopo una transazione che abbatteva in parte gli interessi di mora. I dirigenti di prima non conoscevano la legge vecchia di quasi due secoli, anche se una delle più controverse (e brutte) pagine sui debiti dell’Ente era già stata scritta.

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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