GUIDONIA – Sui siti specializzati è tutto un fiorire di offerte: «Vendesi lotto industriale edificabile con possibilità di realizzare un capannone, altezza 15 metri, cubatura standard». Prezzo? Dipende dalla metratura, dalla ubicazione, dall’estensione. Nell’area del Pip/2 Tavernelle si vende a partire da 100 euro a m/q, fino a raggiungere i 200 euro per i lotti grandi e di pregio. Mario Bernardini ad esempio, noto proprietario di terreni industriali ed edificabili, costruttore edile, ha deciso di alienare una sua proprietà di 21.364mq situata  «a un chilometro dallo svincolo del Car (Centro agrolimentare)» prezzo  «riservato» da concordare per il tramite dell’agenzia. Un altro appezzamento esteso 21.474 m/q, dal 10 febbraio è sul mercato per 2milioni di euro. Due lotti attigui di 6000 m/q (più o meno ) sono in vendita a 100 euro m/q; altri 10mila metri (circa) costano 1.150.000 euro, anche in questo caso i proprietari vogliono rimanere nell’ombra. 

 

 Terranova vince sempre

Per l’effetto del raddoppio del Car, dopo l’approvazione della variante urbanistica di Piano regolatore che ha aumentato il valore delle zone industriali di prossimità (NE ABBIAMO SCRITTO QUI: Il Pd e il M5S licenziano la «Variante Tavernelle» che «ruba» alla città 200 ettari di territorio), c’è una grande richiesta sul mercato immobiliare dei lotti del  Pip 2 Tavernelle. Anche l’apposizione del vincolo paesaggistico sui circa 1900 ettari (degli oltre 7000 di estensione territoriale comunale) ha rappresentato l’incentivo alla univoca valorizzazione delle aree rimaste libere (tra cui quelle in questione) sulle quali i proprietari possono realizzare plusvalenza (un tempo la pratica si chiamava speculazione edilizia). considerando che il prezzo di acquisto a m/q fissato nel 2008 era di 30 euro a m/q. Un mese fa, il Comune di Guidonia Montecelio, nell’ambito della convenzione urbanistica stipulata nel 2009 con il Consorzio industriale tiburtino (CIT), ha perfezionato l’ultima cessione di quattro lotti, di cui due attigui, alle società Fincres Spa e Satema Srl di Bartolomeo e Stefano Terranova fissando il prezzo finale di vendita a 64,70 euro a m/q. I due imprenditori avevano fretta di acquisire i terreni in proprietà per poterli rivendere in un momento così propizio per il mercato?. Già nel lontano 2009 le società risultavano assegnatarie dei 4 lotti compresi nel nuovo Piano d’insediamento produttivo nella zona industriale Tavernelle individuato «Pip2», adottato dal Comune con deliberazione del consiglio comunale n. 68 del 2 settembre 1998. A seguito di tale assegnazione, le società, con atto unilaterale d’acquisto stipulato in data 20 luglio 2009, si erano impegnate ad aderire al Consorzio degli assegnatari: adesione concretamente avvenuta in data 11 gennaio 2010, con obbligo di osservare tutti gli impegni da quest’ultimo assunti, ivi compresi quelli derivanti dalla convenzione per l’attuazione dell’intervento urbanistico già stipulata tra  Consorzio e Comune il 9 aprile 2009; di acquisire in proprietà i lotti assegnati a fronte del pagamento, a titolo di indennità di esproprio di €/mq 30,00, salvo conguaglio, e a contribuire, nella misura determinata sempre dal Comune, agli oneri per la realizzazione delle opere di urbanizzazione. 

Deroga al vincolo di cessione, «vantaggio» per gli imprenditori

Nel 2013, l’Ente convocava gli imprenditori per la stipula degli atti di cessione, ma i Terranova non si presentavano, sottraendosi all’adempimento fino al luglio del 2016, quando invitavano il Comune alla stipula immediata dei rispettivi atti notarili. Tempi discordanti, ai quali seguì una controversia giudiziaria durata anni, risolta con un accordo stragiudiziale solo a febbraio 2023, un attimo prima che il tribunale civile di Tivoli si pronunciasse sulla diatriba, quando l’esito del processo era assai incerto per le parti in causa. L’atto transattivo ha previsto un maggior onere sul prezzo di esproprio rideterminato per “manleva” dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 1379 del 26.1.2016 rideterminando il valore da 30 a 64,70 euro più Iva. In cambio del versamento delle differenze, i Terranova, hanno ottenuto dal Comune la deroga alla convenzione del 2009 sul vincolo di cessione quinquennale: «Talché – si legge negli atti di risoluzione bonaria della controversia –  i terreni risultino immediatamente commerciabili e cedibili a terzi da parte degli originali assegnatari, tenuto conto della peculiarità della situazione».

Un Piano d’insediamento produttivo sventurato  

Quella del Pip Tarvenalle è questione annosa, iniziata sotto una cattiva stella nel lontano 1998 con l’adozione del Piano da parte del consiglio comunale (sindaco era il diessino Ezio Cerqua). Il 10 marzo del 2001 il Pip viene approvato dalla Regione Lazio (delibera della giunta regionale numero 7); con la delibera (ancora) di consiglio comunale (la numero 64) del 4 febbraio 2001 viene acquisita  la dichiarazione di pubblica utilità propedeutica agli espropri che attua il procedimento ad evidenza pubblica per la vendita dei lotti i quali, però, nonostante ripetuti interpelli e più avvisi di gara, non verranno tutti assegnati. Nel frattempo, la procedura espropriativa si interrompe per riprendere nel 2007. Solo con determina dirigenziale numero 10 del 16 aprile 2007 viene approvato dal Comune il frazionamento dei lotti e, con la determina 257 del 19 giugno 2007, è stabilita l’indennità di esproprio a euro 30 a m/q. Il Comune, quindi, procedeva al decreto di esproprio del 9 novembre 2009 fissandone il prezzo complessivo a euro 10.505.007,00 somme che venivano pagate dal CIT. Per gestire l’assegnazione dei lotti, il 9 aprile del 2009, veniva inoltre sottoscritta la convenzione, nella quale il Comune tratteneva per sé la proprietà di 4 lotti al fine di favorire insediamenti di pubblica utilità. Tre di questi, sotto la responsabilità della giunta grillina, nel 2021 venivano ceduti con una licitazione privata alla società scudata Kryalos (NE ABBIAMO SCRITTO QUI: Opacità e misteri, i grillini (s)vendono Tavernelle a un Fondo speculativo che «scuda» l’identità dei compratori), con l’obiettivo di ricavarne profitto anche grazie a un cambio di destinazione d’uso delle aree che ne moltiplicava il valore. Non è finita qui. Perché un’altra vicenda, negli anni, ha incrociato il lungo iter delle procedure legate alla nascita del Pip, in quanto gli espropriati, su tutti gli eredi del Fante, contestavano da subito le incongrue  indennità espropriative decise nel 2007 dalla giunta comunale rivolgendosi al giudice.

Alla fine dei lunghi processi civili arrivati in cassazione, il Comune, nel 2013, veniva definitivamente condannato a versare a titolo di risarcimento, compensazioni sul prezzo di esproprio, spese legali e di giudizio, per circa 14 milioni di euro. Soldi che l’Ente avrebbe dovuto richiedere al Consorzio proprietario delle aree per non incappare in un procedimento per danno erariale davanti alla Corte dei Conti. Solo che l’amministrazione 5Stelle, uscita di scena a luglio scorso, non ha mai avviato le procedure per il recupero delle somme, né l’attuale civica insediata ormai da quasi un anno, si è mostrata intenzionata a farlo. Durante l’ultimo incontro (la scorsa settimana) tenuto in sala giunta l’indirizzo fornito al dirigente sarebbe quello della messa in mora del Cit, c’è però un parte dell’amministrazione rosso-civica più propensa – da quanto si apprende – ad avviare con il Consorzio una transazione che preveda lo scomputo, dai 14 milioni vantati, delle richieste risarcitorie avanzate dallo stesso CIT per via legale e pari ad oltre 6 milioni di euro, con uno sconto del 50% (NE ABBIAMO SCRITTO QUI: Le grane di Lombardo: il pasticciaccio del macrolotto (s)venduto dai 5Stelle costa 6 milioni di euro).

Per come si sono messe le cose, la transazione eviterebbe anche di arrivare a revocare in autotutela la procedura di (s)vendita del macrolotto, sollevando il Comune dal pagare le penali alla Kryalos. Sul da farsi, però, la maggioranza civica è spaccata tra chi vorrebbe mettere ordine tenendo separati i diversi filoni che complicano la vicenda, e chi vorrebbe chiudere la storia salvando capra, cavoli e incassando la vendita del macrolotto, la cui mandata definizione blocca, tra l’altro, la definizione delle procedure propedeutiche all’approvazione del Bilancio di previsione 2023/25. 


Simone di Ventura - 720
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.