GUIDONIA – Ora c’è la conferma degli uffici comunali: l’amministrazione a guida Pd e M5S non ha mai richiesto alla Soprintendenza la «preventiva autorizzazione ai sensi dell’art. 146 D. Lgs 42/2004 ad autorizzare i writers a dipingere le pareti esterne del muro di recinzione dello stadio comunale di via Po». L’area IV Urbanistica e Pianificazione territoriale, con una nota di chiarimento a firma del dirigente Cristina Zizzari, ha messo nero su bianco le inadempienze del Comune di Guidonia Montecelio nei confronti dell’organo deputato alla tutela dei beni storici e archeologici, nel caso di specie rappresentati dalla Città di Fondazione, riferendo che «da una ricerca degli atti d’ufficio, non è mai stata trasmessa alcuna nota con la richiesta in oggetto (il nulla osta per modificare i luoghi sotto il vincolo delle Belle Arti ndg) né tantomeno rilasciato parere paesaggistico in merito alla realizzazione di tale esecuzione».

 Lo stadio comunale, e il muro che lo delimita, ricadono infatti all’interno «del complesso della Città di Fondazione» vincolato dalla Soprintendenza ai beni archeologici e paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo con decreto notificato agli enti competenti il 20 aprile del 2012 (Ne AVEVAMO SCRITTO QUI: Guidonia – I murales allo stadio un abuso grillino: privi dell’autorizzazione della Soprintendenza). Lo stadio, come la Piazza Matteotti, il Teatro Imperiale, gli alloggi Erp e tutto ciò che è ricompreso in un nucleo identificato da una «planimetria, parte integrante e sostanziale del decreto», necessitano di un’autorizzazione per qualunque modifica che ne alteri lo stato dei luoghi. Ora sono gli stessi uffici a certificare che l’amministrazione pentademocratica ha invece agito in assenza di autorizzazione violando le leggi e dando via libera ai writers senza avere richiesto preventivamente il permesso alla Soprintendenza per poter ridipingere, in occasione della festa di Santa Maria di Loreto a settembre scorso, il chilometro di muro di cinta dello stadio. 

All’indomani dei fatti, Giovanna Ammaturo, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, aveva chiesto lumi per le vie brevi all’assessore all’Urbanistica e Demanio Chiara Amati, avanzando contestualmente una richiesta di presa di visione del nulla osta, se rilasciato, dell’organo di controllo sui beni culturali e d’interesse culturale. Niet era stata la risposta.  «Se ne sono fregati – spiegava Ammaturo – sapendo dell’esistenza del decreto, e quindi del vincolo, i 5Stelle hanno bypassato le procedure e le regole. I grillini sono fatti così. Sollevarono un polverone sulla targa in plexiglass poi rimossa da Piazza Matteotti qualche mese fa. Decodificava una epigrafe risalente al ventennio, stava lì dal 2011, dunque da prima che il decreto ministeriale cominciasse a produrre i suoi effetti, la definirono «illegittima e inappropriata» in assenza del nulla osta della Soprintendenza, predicarono bene ma ora razzolano male». 

Ammaturo ha segnalato «l’abuso» a chi di competenza ma la Soprintendenza non risponde: il consigliere si aspetta invece interventi a tutela del bene di interesse culturale e la rimozione dei murales. «Come fu per la targa, chiedo che si proceda con la cancellazione, mi aspetto che la Soprintendenza ordini il ripristino del luoghi facendo presente al Comune di Guidonia Montecelio che il mancato adempimento in base e per effetto delle leggi vigenti in materia e della Parte Quarta del D.Lgs. 42/04 comporterebbe l’avvio immediato di un procedimento penale verso i responsabili. Le regole sono regole sempre». 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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