GUIDONIA – Solo pochi mesi fa erano convinti meloniani fratellini d’Italia, Dio patria e famiglia, raccolte alimentari tricolori e riunioni ristrette nella sede della associazione Trevvu di Villalba. Una “comunità politica” identitaria consolidatasi attorno alle figure di Arianna Cacioni e Alessandro Messa (e sotto la regìa defilata dell’evergreen Vittorio, il papà di quest’ultimo), coppia che nelle elezioni comunali del 2017, con in barca i residui forzisti degli scandali giudiziari, aveva superato di poco il 13% dei consenti. Eleggendo in consiglio comunale Cacioni, solo sfiorando quella del giovane Messa. Da qualche tempo però si sono scoperti autonomisti, federalisti, sposando senza se e ma la vincente linea sovranista di Matteo Salvini. Basilari criteri di stile (politico) avrebbero dovuto magari imporre una linea di mediazione con la Lega di Giovanna Ammaturo, signora che quel partito lo aveva preso in tempi di insuccessi, quando a Guidonia pesava più o meno 4 voti. Portandolo sopra all’8% nelle comunali di un anno fa. Tremila consensi ottenuti sulla promessa di rinnovamento, di discontinuità con il passato e i sui protagonisti. Invece niente. Qui comincia la guerra sull’uso del simbolo di questi giorni. La vicenda della doppia lega (leggi qui), anche se Ammaturo scandisce senza esitazione “la Lega è una e sono io”.

Convinta da subito che questi “profughi” o “transfughi” dovessero rimanere ancora un po’ al largo del mare politico salviniano, dal momento che negli anni qualche scialuppa l’hanno cambiata, protagonisti di stagioni che la sua Lega aveva promesso di mandare in soffitta, si è trovata invece a gestire un riposizionamento tanto repentino quanto privo di mediazione con il gruppo locale. Un comportamento di sfida che l’ha mandata su tutte le furie. Fino a spingerla a convocare le stampa per fare chiarezza. Venerdì scorso (21 settembre), al bar Lanciani, circondata da fedelissimi e giovani militanti, con un linguaggio tutt’altro che politichese, la signora Verde Padania della prima ora qualche sasso dalla scarpa se l’è tolto. “Il consigliere della Lega a Guidonia Montecelio c’è e si chiama Giovanna Ammaturo […] La Lega è aperta ma alla “vecchia politica” dice no. Fino a minacciare di porre il veto sulla eventuale entrata di Arianna Cacioni nel gruppo consiliare.

Anche per reazione all’escamotage (degno del miglior cardinale Richelieu) messo in atto dai naufraghi del melonismo. Bypassando l’argine Ammaturo, hanno fatto la scalata al partito leghista con l’uso di Vincenzo Tropiano, neo consigliere nella vicina Tivoli, a sua volta ricercatore di nuove stagioni politiche. Non proprio il nuovo che avanza. Una strategia di colonizzazione che Ammaturo bolla come “prepotente”. Racconta a margine della conferenza stampa di fuoco: “È partito l’assalto. Me lo aspettavo e me lo avevano detto ma non volevo crederci”. Adesso non le rimane che una presa di posizione preventiva di puntellamento di quelle regole nelle cui maglie potrebbe altrimenti infilarsi chiunque, compromettendo il lavoro di cambiamento cui lavora da due anni (con una “opposizione dura all’amministrazione Barbet, più di cento interrogazioni e denunce contro i 5Stelle al governo”). Il carro per la sopravvivenza delle “comunità politiche” locali veste oggi i panni dei transfughi di Fratelli d’Italia, se Ammaturo lo facesse passare senza posti di blocco acconsentirebbe a lasciare un argine aperto. Perché la Lega fa gola a prescindere, contenitore pronto ad raccogliere nei prossimi mesi i pentiti di Forza Italia in cerca di nuove identità o immagine.

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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