UNA PIETRA meravigliosamente eterna, il Travertino Romano. L’ultimo spot naturale che ne dimostra l’immortalità  è arrivato tempo fa dalle viscere della Capitale. Dove a Piazza della Rotonda, pieno centro a Roma, una voragine ha restituito la bellezza di un altro brano dell’antica pavimentazione di epoca imperiale: sette lastre di travertino, di forma quasi quadrata (sono di circa 80 per 90 centimetri, spesse 30).

Come si estrae e si lavora questa pietra ornamentale, resistente ed elastica nelle caratteristiche, unica per qualità, utilizzata fin dal III millennio a.C e quanto lavoro e maestria si nascondano dietro ogni fase, dall’estrazione alla lavorazione, lo racconta la pagina Fecebook dal Centro per la Valorizzazione del Tarvertino (Cvtr), Consorzio di categoria che raggruppa una ventina di aziende e ne promuove l’attività nel mondo, attraverso un video girato nella Cava Coresi &Figli. Fotogrammi di storia, al tempo stesso dell’attualità del Travertino Romano, «dall’estrazione, al taglio, alla lavorazione». Fasi che richiedono «grande esperienza e maestria». Attraverso migliaia di anni, da sempre impiegata in opere di urbanizzazione esterna e nell’arredo di interni, oltre che da noti scultori e mastri scalpellini.

Fase 1: La Cava. La coltivazione del Travertino Romano avviene attraverso il taglio della bancata e all’abbattimento della stessa, sezionando poi la stessa bancata in vari blocchi con dimensioni adeguate per la successiva fase di lavorazione.

Fase 2: La Segheria. I blocchi selezionati vengono portati attraverso pale gommate nel reparto segheria  e avviati alla squadratura. Successivamente saranno inseriti nei grandi telai per procedere al taglio nelle dimensioni necessarie.

Fase 3: Il Laboratorio. 
Le lastre ottenute vengono poste su appositi piazzali e sottoposti alla fase di stuccatura. Ottenuta l’asciugatura le lastre vengono avviate nell’ultima fase di lavorazione nel laboratorio, dove vengono realizzati diversi tipi di lavorati finiti.

«Da oltre un secolo le aziende del distretto industriale del Travertino Romano lavorano questa pietra millenaria con estrema competenza, esperienza e professionalità, dai processi di estrazione fino a quelli di esportazione in tutto il mondo – scrivono dal Cvtr – il Travertino Romano trae radici dalla più antica utilizzazione da parte dell’uomo, che ne ha voluto fare nei secoli un simbolo di evoluzione estetica e culturale della propria capacità di concepire, costruire e comporre il bello».

Il Centro per la Valorizzazione del Travertino Romano è una società consortile costituita nel 1989, promossa con la legge regionale n. 47/89 finalizzata alla valorizzazione delle pietre ornamentali locali. Al centro aderiscono le imprese che operano nel settore estrattivo e nell’attività indotta e gli enti pubblici territoriali. Il Consorzio rappresenta le aziende del Bacino estrattivo di Tivoli e Guidonia, che sono come la realtà economico-produttiva tra le più importanti della zona Nord-Est di Roma sia in termini occupazionali che economici. Il Centro per la Valorizzazione del Travertino Romano oltre a promuovere il travertino romano attraverso mostre, seminari e ricerche, fornisce servizi alle imprese. Ha consentito, fin dal III secolo a.C., la coltivazione di numerose cave a cielo aperto che producono un materiale calcareo, con colori dal bianco al crema, talvolta con sfumature gialle o rosse, e diverse variazioni di marrone tipo legno di «noce». Le caratteristiche fisiche sono particolarmente favorevoli all’impiego del materiale anche nelle condizioni ambientali e climatiche più avverse e questo importante vantaggio spiega, oltre al pregio ornamentale, la diffusione raggiunta in tutti i continenti. (Red)

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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