GUIDONIA MONTECELIO – Sembra di vederli mentre si agitano al telefono, cercando alchimie amministrative per indirizzare il cucumis (il cetriolo) dalle parti di Valeria Caradonna. L’architetto, figlia dell’ex dirigente Aurora Mancaniello, ha appena scoperto la presenza di fusti contenenti rifiuti tossici all’interno dei locali di via Todini a Setteville dove la Bioristoro prepara i pasti per le mense scolastiche, il cibo dei ragazzini vicino ai veleni chimici. Se la storia non fosse terribilmente drammatica per i risvolti sulla salute messa a repentaglio per anni, per i protagonisti che l’hanno animata sarebbe autenticamente comica.

Gerardo Argentino, il dirigente all’Ambiente in carcere per una questione di mazzette, ne parlava al telefono con il “dipendete infedele” (per la procura) Michele Maccaroni, anch’egli ospite delle patrie galere per le medesime ragioni; come racconta Tiburno oggi in edicola, la grana si era presentata come un fulmine a ciel sereno, l’architetto Valeria Caradonna, incaricata dall’amministrazione di attuare i termini contrattuali tra l’ente e la società affidataria del servizio, relazionava della presenza di materiali altamente tossici, una roba inquinante tipo quella rimasta incustodita per decenni all’interno del perimetro della Chimeco, azienda killer per l’ambiente ubicata giusto a poca distanza dalla sede di Bioristoro. La voce arrivava all’orecchio di Maccaroni che informava Argentino al telefono. I due sono intercettati dalla Guardia di Finanza come racconta il cronista Marcello Santarelli sul settimanale, è la fine di maggio del 2016, la vicenda incrocerà, ahimé tragicamente, le fasi di ultimazione del bilancio, il canto del cigno dell’amministrazione di Andrea Di Palma.

Appena saputo, Argentino si allerta e spedisce il Maccaroni a fare un sopralluogo, quando arriva sul posto il dipendente vede i codici di segnalazione stampati sui fusti, contengono veleni, a conferma avvia una ricerca su internet e riferisce al dirigente. “Dobbiamo intervenire subito, ma che scherziamo?” dice Argentino a più riprese, poi però non se ne farà nulla. Quando la vicenda arriva all’attenzione del Di Palma si scontra con la necessità impellente del facente funzioni di non sollevare polveroni nelle ore in cui si decide il destino dell’amministrazione, prima il bilancio (che verrà bocciato il 13 giugno) poi eventualmente la salute dei ragazzini.

È sempre Tiburno a riportare i toni delle conversazioni, il clima di quei giorni, i tentativi di sollevarsi da responsabilità qualora l’affaire fosse emerso pubblicamente. Argentino e Maccaroni coinvolgono anche Corrado Cardoni, il collega della Pubblica istruzione nella gestione della crisi che dura qualche giorno, i tre armeggiano con i telefoni alla ricerca di palliativi salva forma, discutono delle procedure amministrative da adottare, magari invitando l’architetta a stendere relazione, io ti scrivo tu mi rispondi, il tempo passa, funziona così nell’arte dell’inganno burocratico. Non sanno che la Caradonna ha già provveduto, e protocollato, forse allertata dalla presenza del cucumis sativus già troppo vicino a quelle parti del corpo che non elegante menzionare. A mettere fine alla storia ci ha pensato la Guardia di Finanza allarmata dai contenuti delle telefonate intercettate, quanto a Di Palma, come è andata a finire è noto.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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