Arrieccolo. Il giovane consigliere del Movimento 5 Stelle Claudio Caruso, in rappresentanza di ben 137 cittadini (al netto dei familiari fino al terzo grado di parentela) che lo hanno delegato a rappresentarli, torna a chiedere la intitolazione dell’aula consiliare al “giornalista e martire dell’antimafia” Peppino Impastato (se ne discuterà nella seduta del 15 dicembre convocata per le ore 10).

Come sempre capita a Guidonia gli uni fanno (l’aula consiliare) e gli altri intitolano. Avvenne lo stesso all’indomani della nascita della Repubblica, direbbero i nostalgici, quando la piazza razionalista della città di Fondazione, di fattrice fascista mussoliniana, finì nel nome di Giacomo Matteotti ,“giornalista, giurista e vittima del fascismo”. Corsi e Ricorsi storici. Oggi la questione riguarda la intitolazione del nuovo spazio dedicato ai lavori dell’assemblea cittadina aperto (dopo la ristrutturazione) dalla ex amministrazione di centro destra nel 2014 (fino a quel momento i lavori dell’aula si tenevano nella spoglia e inadeguata palestra della scuola di via Douhet).

Ora, il giovane Caruso, al massimo di una furia iconoclasta espressa al contrario, chiede che l’aula venga intitolata a Peppino Impastato. Il consigliere, poco più che ventenne, è cresciuto nel mito di Impastato, speaker radiofonico e attivista politico ammazzato in Sicilia il 9 maggio del 1978 (lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro) e chiede alla città, o meglio alla maggioranza di governo che oggi la rappresenta, di riconoscerne l’azione anti-mafiosa nella riaffermazione, soprattutto, di una condotta morale di discontinuità col passato. Punti di vista. È anche vero che nessuna proposta alternativa – che risulti – è pervenuta alla attenzione della presidenza del consiglio. Senza andare troppo indietro nel tempo, e guardando alla dimensione nazionale rifuggendo dai provincialismi, altri nomi potrebbero infatti, nella medesima logica,  essere presi in considerazione nella raffigurazione della nuova Guidonia. E magari nella declinazione femminile. Perché no quello di Oriana Fallaci, “giornalista e martire delle forze anti-islamismo”, la prima a riuscire a leggere il pericolo del terrorismo internazionale. O quello di Ilaria Alpi, giornalista ammazzata perché indagava sul traffico di rifiuti illegali da e per la Somalia.

Se la idea è di prediligere un giornalista nella scelta, perché no Fallaci o Alpi? Se il ragionamento che porta a Impastato è che “Guidonia in fondo ha dei trascorsi legati ai fatti della mafia siciliana”, la risposta è che ne ha anche con l’affaire mondiale della munnezza. L’Inviolata docet. Quindi: perché no Ilaria Alpi? Magari la scelta non piacerebbe alle Agende Rosse di Borsellino, forza politica millesimale in campo nel governo della città, ma chi se ne frega. O no?

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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