IL DISORIENTAMENTO generato da altalenanti e pasticciate azioni governative oltre ad una mancanza di comunicazioni esaustive è aggravato dalla mancanza dei generi sanitari necessari.

Dove sono le mascherine? Dove i cosiddetti Dpi, i dispositivi di protezione individuale che insieme all’alcool, le sovrascarpe, i guanti, gli occhiali e le tute sanitarie monouso, gli stessi che tutti i cittadini verrebbero acquistare, sono introvabili. Dai filmati dei Tg si vedono sanitari in Cina bardati da assomigliare all’omino Michelin, ben altro i nostri. Sui social c’è chi invita ad usare in bagno le ultime mascherine fornite dall’azienda sanitaria  per il personale sanitario. Ancora prima dei sindacati di categoria e senza clamori, diversi operatori sanitari della Asl Rm5, tra le più grandi d’Italia, avevano denunciato già l’11 marzo di essere costretti a visitare gli assistiti privi di guanti e mascherine e come definiscono centinaia di titoli sui giornali «a mani nude».
La Asl aveva risposto:
«La Direzione provvede quotidianamente all’invio in Regione Lazio dei fabbisogni di Dpi comprensivi di quelli destinati al Mmg/Pls (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) secondo le vigenti indicazioni regionali. Si deve tuttavia evidenziare che le scorte sono, come è noto, contingentate e che i quantitativi ed i tempi di consegna sono dettati da istituzioni diverse. Per il semplice motivo che sono introvabili».

Sebbene fosse stato diffuso da parte dell’Azienda sanitaria, diretta dal manager Giorgio Santonocito, un documento relativo ai comportamenti da tenere nella gestione dell’emergenza (Protocollo 218196 del 11.03.2020) con relativi allegati; nell’allegato B del documento è esplicitamente indicato che «la modalità distributiva dei Dpi e dispositivi medici monouso legati all’emergenza è competenza della Direzione Regionale». Ad oggi ancora nessuna traccia di detti materiali e dispositivi, né comunicazione di dispensazione, è giunta agli operatori sanitari.
La Medicina generale/Medicina di famiglia è la branca specialistica che si occupa in modo specifico di medicina di comunità, cure primarie e gestione delle patologie sul territorio in ambiente extraospedaliero. I medici di medicina generale sono figure da non confondere con il “medico generico”, che identifica il laureato in medicina senza formazione post laurea. I medici hanno nei loro studi dei dipendenti, nei confronti dei quali hanno degli obblighi relativi alla sicurezza sul luogo di lavoro. Oltre ad una particolare posizione lavorativa di medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale non li ponga in dipendenza diretta, si fa presente che la Direzione generale della Asl Rm5 ha nei loro confronti delle responsabilità di tutela della salute. Una esposizione ad un concreto pericolo, che mette nelle condizioni di essere inibiti nel normale svolgimento della professione, limitando nella possibilità di visitare in sicurezza i pazienti affetti da sintomatologia respiratoria.

Colpa di una spending review sanitaria che alla fine fa pagare il conto a tutti gli italiani. Dal 2011 con Monti ogni Governo ha pensato di risparmiare sulla sanità anzi che sul superfluo. Bene lo ribadisce un dossier intitolato La spending review sanitaria, risalente allo scorso 4 marzo e pubblicato dagli uffici della Camera. Tutti gli esecutivi hanno fatto il possibile per risparmiare quasi che la sanità fosse superflua, eccedente ed inutile. Di queste ore la denuncia dei quattro sindacati dei camici bianchi contro il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che, con i soldi che ci sono, oggi in piena emergenza Covid 19, ha pensato bene di acquisire una App, chissà a quali costi, per monitorare a distanza i pazienti in quarantena. Troppi gli errori di valutazioni e della burocrazia che mette a nudo la irrazionalità di una nazione che non ha fabbriche capaci di creare certi prodotti, a scapito di centinaia di maestranze che ben sarebbero capaci, ma non a disdegnare l’acquisto in Ucraina ed in Cina dove nessuno si è sognato di chiedere la conformità costruttiva degli opifici, i Durc, gli impianti antincendio , le referenze bancarie, la tripla messa a terra o la quantità di aria introdotta nell’azienda per addetto: basta che ci sia il marchio Cee. Grazie alla emergenza sono tante le camicerie o i cravattifici che hanno diversificato la produzione con le mascherine. Una burocrazia mostruosa che ha fatto male dopo aver fatto desistere chiunque. Ha creato un danno all’intero Paese che dovrebbe far arrossire e non solo i responsabili di settore al ministero e nei venti assessorati alla sanità regionali. >Oggi si paga il conto di avere tanti marchese del grillo che amava dire io so io e voi… (e.am)

Elisabetta Aniballi
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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