REGIONE LAZIO – Se al momento nessuna truffa può essere contestata ai titolari della EcoTech Srl, sicuramente la contestazione di inadempimento nei contratti di pubbliche forniture è già una evidenza, non meno grave sotto il profilo morale: la società si era impegnata (formalmente) il 16 marzo 2020, alla consegna «immediata» di 2.500.000 mascherine destinate a proteggere dal Covid 19 i medici e paramedici di 50 strutture ospedaliere e sanitarie del Lazio. A fronte di questa indifferibile necessità, a tutela del sommo bene della salute pubblica, il dirigente dell’Agenzia regionale di Protezione civile Carmelo Tulumello, estensore e responsabile della determina ispiratrice di questa incredibile vicenda amministrativa e umana, andava in deroga a leggi e regolamenti, arrivando a prevedere (perfino) la liquidazione tout court di 5.673.000,00 euro a titolo di acconto e in assenza «della costituzione di garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa».

È tutto scritto nell’atto a firma Tulumello (la determina G02801 del 16 marzo 2020) efficace ai fini di legge dal momento della pubblicazione. Oggetto: affidamento di un appalto per un importo complessivo di 11.346.000,00 euro, necessario a fronteggiare «con estrema urgenza» (quindi subito) l’emergenza sanitaria determinata dal virus. I fatti sono noti e fanno cronaca da giorni. La Regione Lazio ha dato un appalto milionario a una società di Frascati con sede legale a Roma, via Po, e una operativa a Ciampino (un magazzino). Poca roba il valore patrimoniale: 10.000 euro di capitale sociale versato, assetti e cariche riconducibili a due signore, come riporta il Fatto Quotidiano.it entrambe psicologhe, di cui una residente a Miami, Florida, Usa e a un cittadino cinese, socio di minoranza, nome impronunciabile. Proprio il cinese avrebbe dovuto trasferire prima di subito le scorte dalla Cina a Ciampino con volo a proprie spese. Secondo modalità stabilite nella determina Tulumello, quindi vincolanti e non soggette a deroga: «I tempi di fornitura proposti  (dalla EcoTech ndg) sono immediati – si legge nell’atto -tale circostanza rappresenta caratteristica essenziale della fornitura stessa». Tradotto dal burocratese. Se il 15 marzo la EcoTech non avesse garantito la consegna «immediata» dei dispositivi di protezione individuale non avrebbe ottenuto l’appalto, né il dirigente regionale avrebbe avuto i presupposti di legge per costruire la procedura amministrativa poi adottata. Invece, dopo 25 giorni, i Dpi restano bloccati chissà dove. L’azienda – hanno scritto l’8 aprile dalla Regione – si è impegnata a consegnare le mascherine la fine della prossima settimana, quando sarà trascorso un mese dagli impegni sottoscritti. Un lungo tempo che lascia migliaia di operatori sanitari senza protezione, con la evidenza di un ritardo colpevole e gravissimo sotto il profilo etico. Un ritardo materialmente imputabile a chi ha sbagliato negli uffici e nell’indirizzo politico, ciascuno per le responsabilità di competenza, se saranno anche di carattere giudiziario vedrà la magistratura.

Proprio per capire cosa è accaduto occorre quindi «raccontare» la determina Tulumello (che del procedimento è anche Rup, responsabile) in ogni suo passaggio. E i retroscena. A partire dal mese di febbraio 2020, quando l’emergenza Covid scoppia a Codogno (in Lombardia) e tutte le regioni sono in allarme. Il 20 il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, emana una ordinanza che introduce misure urgenti e straordinarie per fronteggiare la diffusione del virus. In questo quadro, il 29 febbraio, Renato Botti, direttore del Dipartimento regionale salute e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, rappresenta a Tulumello la necessità inderogabile di un adeguato approvvigionamento di dispositivi di sicurezza per il personale ospedaliero e per i medici di base. Manda una email che viene assunta al protocollo dell’Agenzia regionale di Protezione civile il 2 marzo. Proprio il carattere di «estrema urgenza» contenuto nella nota, convince Tulumello a procedere in deroga alle norme. In primo luogo al Codice degli appalti, specificamente all’articolo 63 al comma 2 che regolamenta le procedure semplificate per gli affidamenti diretti di appalti per la fornitura di beni e servizi. Il dirigente bypassa la norma per le motivazioni di urgenza e a tutela della salute pubblica, tralascia quindi di pubblicare il bando e di selezionare l’appaltatore attraverso «l’invito di almeno 5 operatori individuati sul mercato elettronico della pubbliche amministrazioni» (Mepa). Non c’è il tempo e la scelta ricade subito sulla EcoTech che giusto il 15 marzo invia una proposta per la fornitura di 1.500.000 mascherine FFp2 al costo unitario di 3,60 euro più iva; di 1.000.000 di FFp3 al costo unitario di 3,90 più iva. Importo della commessa: 9.300.000,00 euro, più 2.040.000 euro di iva per un totale di 11.346.000,00 euro. Il giorno 16 marzo la Regione formalizza l’accordo e conferma l’ordine all’EcoTech con nota formale acquisita al protocollo al numero progressivo 226582. Quello stesso giorno liquida alla ditta l’importo del 50% – pari a 5.673.000,00 euro quale acconto – senza la garanzia di una fideiussione bancaria o assicurativa, in deroga alle norme e ai regolamenti e in forza dalla ordinanza di Borelli del 20 febbraio, integralmente richiamata nell’atto. La consegna del materiale è attesa prima di subito ma le settimane passano e delle mascherine non c’è traccia. Così, il 7 aprile, Chiara Colosimo, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, pubblicamente denuncia il fatto, dettaglia e circostanzia. Il caso scoppia sulla stampa. La Regione si difende come può, ma più delle parole contano le azioni o meglio, le non azioni: la mancata consegna di 2 milioni e mezzo di mascherine nei tempi preliminarmente vincolanti. Le responsabilità amministrative sono scritte. Come sono evidenti le censure della giunta regionale, colpevole di avere omesso informazioni di indubbia rilevanza pubblica nell’arco di un lungo tempo che va dal 16 marzo al 7 aprile. Della faccenda nessuno ha saputo niente.

Se agli errori di valutazione tramutati in una allegra gestione delle risorse pubbliche si dovessero aggiungere ipotesi di reato si vedrà. Certo è che errare è umano, perseverare diabolico. Nonostante la evidenza del mancato rispetto dei termini precontrattuali, la Regione è infatti stata pronta a procedere con ulteriori due affidamenti, attraverso analoghe modalità, ancora a favore della EcoTech, per importi complessivi che sfiorano i 35 milioni di euro. Atti presto revocati in autotutela quale metodo utile, forse, a garantirsi una attenuante.

Se le verifiche puntuali sulla società fossero state effettuate come è scritto dal dirigente, si sarebbero accertate le inesistenti garanzie patrimoniali. La EcoTech è una scatola semivuota che risponde per 10.000 euro di capitale sociale versato, ha 3 dipendenti, e fino a fine dicembre 2019 vendeva materiale elettrico. È partecipata al 51% da un’altra Srl semplificata, la Propter Hominem Srl specializzata in marketing d’impresa, sede legale Frascati, un capitale sociale di 500,00 euro, due soci al 50% (le psicologhe) e nessun dipendente. Eppure, dopo appena 24 ore dalla proposta avanzata alla Regione Lazio, il 15 marzo scorso, sul conto corrente della Eco.Tech venivano depositati poco meno di 6 milioni di euro, l’acconto per una fornitura (le mascherine) rimasta però fantasma. Soldi persi? Per ora la vicenda è all’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti, per quella della Procura della Repubblica si attende.

APPROFONDIMENTI
visura propter hominem 
visura ecotech

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

1Commento
  • fausto magnarelli

    ma come mai la regione lazio si rivolge ad una società con fatturati ridicoli per avere una fornitura di mascherine, pagando un anticipo di svariati milioni, acquisendo una garanzia fidejussoria da parte di una società di Santo Domingo praticamente senza alcuna validità
    la compagnia di siicurazione di santo domingo fa capo ad soggetto che ha riempito l’ italia di polizze fidejussorie fasulle, ma che è stato regolarmente ignorato dalla magistratura inquirente. adesso ha garantito anticipi fatti da una regione PD, lui è pugliese e sta a Londra,
    io farei una inchiesta approfondita e andrei da striscia la notizia.

    Settembre 10, 2020

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