GUIDONIA – Questa scena l’ho già vissuta, non in un’altra vita ma in ordine di tempo solo qualche mese fa: si discute di Tmb e l’aula è pronta a votare l’atto di indirizzo che ne scongiuri l’apertura, c’è Michel Barbet che pontifica sul suo operato, qualche istante e torno in me, realizzo che adesso il sindaco è Mauro Lombardo, e che la vicenda è un eterno déjà vu incapace di fare passi in avanti. Così è stato martedì scorso (il 26 luglio), quando il consiglio comunale imprigionato nell’eterno giorno della marmotta (quello che si ripete sempre uguale) è stato ri-chiamato ad esprimersi su un documento che impegna il sindaco e la giunta ad opposi all’apertura del Tmb. In questo caso, anche contro l’uso che Roma Capitale sembra determinata a farne. Conferendo nell’impianto 600 tonnellate al giorno di rifiuti neanche passati dalla raccolta differenziata a domicilio.

Dunque, le prime azioni «rivoluzionarie» dell’era civica di Lombardo sono nel solco della continuità con il predecessore Michel Barbet. La cui amministrazione, sul Tmb, è stata un moltiplicatore di atti di indirizzo inutili. Una facciata dietro la quale, nel concreto, sono mancate le azioni amministrative e  maturate le condizioni per l’atto d’imperio perpetrato da Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e della Città Metropolitana, attraverso l’ordinanza dello scorso 18 luglio con cui, di fatto, la Capitale d’Italia alle prese con la perenne situazione emergenziale mette le mani sull’impianto di via dell’Inviolata. Il trait d’union tra il passato e il presente è sempre più  rappresentato dal «fuffoide» (d’apparenza) Partito democratico locale, oggi opzionato da Emanuele Di Silvio, che, con i nuovi assetti, è il capo della opposizione in maggioranza detenendo anche l’assessore al Bilancio Alberto Cuccuru. Il Pd, che fino a un mese fa governava Barbet e oggi ci prova con Lombardo, dopo  la scomparsa dei 5Stelle è diventato primo attore nella recita del «no» incondizionato e ideologico al Tmb che, per paradosso, ha tagliato fuori la città dai processi decisionali e resa possibile l’apertura d’urgenza dell’impianto (ad esclusivo vantaggio di Roma) chiesta da Gualtieri.

Quello approvato martedì a larga maggioranza (con i voti unanimi delle opposizioni confuse di centrodestra e con l’astensione dei due consiglieri di «Città Nuova» Michele Venturiello e Arianna Cacioni) è un dunque di per sé un atto di indirizzo inutile (e dannoso) che si va a sommare ai tanti uguali usciti nel corso dell’era Barbet senza mai produrre effetti.

Al di fuori della solita commedia, ci sono poi i cittadini (tanti) che ancora attendono una corretta informazione istituzionale su quanto sta succedendo. Che avrebbero avuto il diritto di sapere che cos’è e a cosa serve un tmb, ancora confuso con la discarica e con il termovalorizzatore,  quale ne sia il reale impatto sul territorio, se sia compatibile con la vicinanza di case, scuole, ospedali. Avrebbero dovuto il diritto di sapere, i cittadini,  quali sono i vantaggi e gli svantaggi di avere un impianto del genere sul proprio territorio.  Purtroppo, la politica in questi anni non è stata capace di spiegare, lasciando che le (dis)informazioni filtrassero per il tramite di associazioni e comitati, spesso sedicenti tali, che a prescindere dalle verità oggettive decidevano che l’impianto non s’aveva da fare.

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Di rifiuti la politica non vuole parlare, sottraendosi dalla funzione di spiegare che gli impianti servono, che ci sono tecnologie prive d’impatto ambientale, che una discarica di oggi, di piccole o medie dimensioni, non è l’Inviolata chiusa definitivamente nel 2014 e che non corre il rischio di riaprire. Nessuno ha spiegato che l’impianto di Tmb non produce emissioni in atmosfera, né inquina il terreno, o interferisce con la qualità delle acque sotterranee della ex discarica ancora oggetto di bonifica. Mancano (e continuano a mancare) le spiegazioni, le campagne di corretta informazione, i confronti serrati tra istituzione, esperti (veri) e la stragrande maggioranza dei cittadini che non sta con gli urlatori  di professione e non ha votato – come è di tutta evidenza – i talebani ambientalisti del M5S.

Ora – la notizia è confermata dal sindaco Mauro Lombardo – contro l’ordinanza Gualtieri il Comune di Guidonia Montecelio farà ricorso al Tar (Tribunale amministrativo del Lazio) i cui giudici, sul Tmb, si sono espressi (nel corso degli anni) con una ventina tra ordinanze e sentenze pressoché  univoche negli indirizzi. Investiti dei molteplici ricorsi, i magistrati amministrativi hanno sempre dato torto ai ricorrenti sedicenti ambientalisti, ai 5Stelle di governo, allo stesso Partito democratico.

In uno degli ultimi pronunciamenti, i giudici, sembrano perfino legittimare (con largo anticipo sugli accadimenti) le scelte ultime di Gualtieri. Quando, richiamando la discrezionalità amministrativa, scrivono che è compito degli enti locali (nelle figure a cui l’indirizzo è demandato),  «decidere quale soluzione sia più idonea al trattamento dei rifiuti, purché essa non si riveli manifestamente incongrua, irragionevole, sproporzionata. Nel caso di specie, l’emergenza di Roma Capitale ha suggerito di ampliare l’impiego degli impianti TMB, in attesa di migliorare ed estendere la raccolta differenziata. Si tratta di una motivazione in sé esente censure, e riferita ad un presupposto in sé non irragionevolmente preso a base della opzione di impiegare l’impianto TMB di Guidonia».

A fronte di queste posizioni già così chiaramente espresse, sembra difficile ipotizzare una inversione di tendenza dei giudici del Tar.   

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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