GUIDONIA – L’inchiesta delle Iene, mandata in onda i primi di maggio, secondo qualcuno aveva gettato un bel po’ di discredito sul buon nome dell’organico di personale. Ipotizzando il presunto coinvolgimento di un vigile urbano, e di altro dipendente, in un giro di false residenze rilasciate a cittadini extracomunitari senza titolo in cambio di «mazzette». Ora, una fonte ritenuta da chi scrive attendibile e documentata, riferisce che all’interno di Palazzo Guidoni, la sede del Comune di Guidonia Montecelio, un vigile a cui potrebbe calzare a pennello il nome d’arte di «Paolo» – così come riportato dalle Iene – esisterebbe davvero (non è il capo della Polizia Municipale, tirato in ballo a sproposito e finito nel tritacarne dell’informazione spettacolo).

Senza poter entrare troppo nel merito di una indagine giudiziaria coperta dal segreto istruttorio, i vertici dell’Ente avrebbero intanto deciso di togliere al dipendente alcune funzioni proprie del suo lavoro, come l’accesso alla banca dati dell’anagrafe. Un provvedimento assunto, riferisce la fonte, in via precauzionale. In stretta correlazione con la fase istruttoria di una indagine giudiziaria che da mesi impegnerebbe la Guardia di Finanza, su mandato della Procura di Tivoli, che su più filoni riguarderebbe episodi di presunta corruzione e che sarebbe partita da alcune denunce presentate dai commercianti delle aree mercatali.

Su tutto vige il più stretto riserbo, ma i rumors riferiscono che negli assetti dell’amministrazione pentagrillina la preoccupazione sia tangibile per gli sviluppi dell’inchiesta. Le cui risultanze potrebbero scoperchiare un vaso di Pandora, mettendo nel mirino le responsabilità del mancato controllo degli organi politici sulla gestione amministrativa del Comune. «Quell’inerzia pura dell’organo d’indirizzo politico, a fronte del reato commesso dal dirigente pubblico», o dal pubblico ufficiale, imputabile «non solo nel caso in cui gli organi di indirizzo politico restino totalmente inerti, ma anche qualora gli stessi tengano comportamenti attivi finalizzati, nella sostanza, a lasciare che le cose seguano il loro corso» (da Riflessi penalistici del principio di separazione tra politica e amministrazione del dott. Luigi Pacifici, il pubblico ministero che ha istruito Ragnatela).

E dev’essere stata questa consapevolezza a spingere i vertici dell’Ente a disporre il passaggio ad altro incarico per alcuni dipendenti, non solo il vigile Paolo (nome di battaglia). All’indomani del servizio delle Iene, il sindaco pentagrillino Michel Barbet era intervenuto sulla vicenda con una nota stampa. «L’Amministrazione Comunale – aveva detto – sta collaborando fattivamente con le forze dell’ordine da anni per garantire la necessaria correttezza e legalità che da sempre ci contraddistinguono. E’ compito dell’autorità giudiziaria accertare le eventuali responsabilità emerse nell’inchiesta giornalistica, e qualora risultassero fondate farebbero dell’Ente Comunale e dei servizi che i suoi dipendenti portano avanti onestamente ogni giorno una parte lesa che tuteleremo in tutte le sedi».

Il servizio delle Iene
Esiste un giro di residenze false per consentire agli immigrati di ottenere i permessi di soggiorno. Era partita da qui l’inchiesta del programma di Italia1 Le Iene andata in onda in due puntate, l’ultima mercoledì 4 maggio, quando l’inviato Luigi Pelazza, come scrive Tiburno.Tv, aveva individuato i «facilitatori» in due cittadini egiziani, tali Giorgio e Sheriff, «ossia i procacciatori di immigrati in cerca di residenza, certificato fondamentale insieme ad un contratto di lavoro per ottenere il permesso di soggiorno dalla Questura di Roma».
Secondo il racconto della nota trasmissione per come riportato ad Tiburno.Tv «per ogni pratica Giorgio chiede 4 mila euro ad immigrato, 2 mila euro per la sola residenza e 4 mila per la residenza con annesso contratto di lavoro. Più esoso Sheriff che ne chiede addirittura 5.500». Proprio Giorgio, ha indicato all’inviato delle Iene un Caf nella zona di Setteville di Guidonia e l’esistenza di un vigile urbano di nome Paolo, complice di tutto l’impiccio.
«La seconda protagonista della puntata è invece la signora Viviana – scrive ancora Tiburno.Tv – è una cittadina egiziana di 70 anni, rintracciata da Pelazza alla scrivania all’interno del Caf stesso e indicata come la presunta mente del giro di certificati “farlocchi”. Per discolparsi la signora Viviana parla a ruota libera e, dopo aver accusato Giorgio e Sheriff, tira in ballo anche un impiegato dell’Anagrafe di nome Massimo e il fantomatico vigile urbano di nome Paolo che farebbe servizio presso il Comando di Villanova». Ora, si scopre che un vigile corrispondente a quel profilo è stato spostato ad altra mansione. Si resta in attesa degli sviluppi giudiziari.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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