Tivoli – Il pasticcio è ventennale e adesso mette a rischio la tenuta economico finanziaria dell’Ente, costretto a ricomprare azioni per un valore complessivo di 8 milioni di euro più interessi e spese legali per 11. Il creditore è Bartolomeo Terravova, il socio privato di Acque Albule Spa, mentre il debitore (e socio di maggioranza) condannato al ri-acquisto dal Tribunale civile di Roma è il Comune di Tivoli.

Bartolomeo Terranova

Un contenzioso partito da lontano. Dalla  lunghissima, e non sempre lineare, vicenda amministrativa prima che giudiziaria. Cominciata nel 2001 con la «privatizzazione» delle Terme di Bagni di Tivoli poi diventate di Roma. Quando il Comune cedette il 40% delle quote della società Acque Albule allo scopo di rilanciare l’attività dello stabilimento termale: erano gli anni delle partnership, del privato assimilato ad una idea di efficienza. La fine della collaborazione è stata invece drammatica per il Comune di Tivoli. La cronaca è di questi mesi: le Terme tornano pubbliche da ripagare con i soldi pubblici. Tanti da portare l’Ente vicino al baratro della procedura di pre-dissesto. Ora, le «carte» e non solo dell’ultimo processo il cui esito (definitivo e inappellabile) risale al giugno scorso, sbarcano in Parlamento sotto forma di una interpellanza ECCOLA  proposta dal deputato Massimo Enrico Baroni (ex M5S) all’attenzione dei ministri dell’Economia e degli Affari regionali, rispettivamente Daniele Franco e Mariastella Gelmini. L’ atto di controllo e di indirizzo è stato depositato a Montecitorio lo scorso 10 dicembre. A sollecitare la chiarezza che i fatti meritano per le ripercussioni sui conti pubblici è Luigi Sabucci. L’avvocato che, nel corso degli anni, è stato il protagonista di una dura battaglia atta a provare che, nel 2001, la Spa Acque Albule era stata privatizzata sulla base di bilanci falsi. In vent’anni di denunce depositate presso varie Procure della Repubblica, su tutte quella di Tivoli, Sabucci è stato anche querelato dal socio di minoranza. Per aver cercato di affermare la verità oggettiva ha dovuto difendersi nei processi (sempre assoluto) dall’accusa di diffamazione.

Nicola Morra

L’avvocato però non ha mai mollato.In ultimo è riuscito a portare il «caso» all’attenzione di Nicola Morra (ancora M5S), presidente della commissione parlamentare antimafia. Quindi, la decisione di procedere con l’interpellanza, attraverso cui Sabucci spera di iniziare a dipanare la matassa. Partendo dall’ultimo paradosso di un Comune condannato dai giudici a ri-comprare le azioni il cui ri-acquisto è però vietato dalla legge. Ma l’atto depositato in parlamento pone l’accento su un altro risvolto che ha dell’incredibile. Il riferimento è a quando il Comune, attraverso la Spa di cui è socio maggioritario, costruisce due palazzine su di un’area di 10mila metri e passa a destinazione turistico ricettiva. Un Ente che diventa «palazzinaro» a titolo speculativo. Un fatto che, nella intricata vicenda giudiziaria, non sarebbe stato messo nella giusta evidenza dai legali dell’Ente durante i processi  contro il socio di minoranza. Omissioni che avrebbero pesato sulle sorti dei procedimenti, fino alla condanna inferta dai giudici al Comune. 

La cronistoria di come sono andate le cose è riportata analiticamente nell’atto ora all’attenzione del ministri. A cominciare dalla genesi. Quando la società Acque Albule venne fondata nel 1938 dal Comune di Tivoli, che è stato unico detentore delle azioni fino al 2001. Lo statuto della società prevede esclusivamente l’esercizio dell’attività termale e ricettiva. Si arriva così al cruciale anno 2006. Quando il consiglio comunale di Tivoli, per un aumento di capitale, trasferisce ad Acque Albule l’uso di un terreno di 10.809 metri quadrati, parzialmente ambito a piazza pubblica, destinandolo al potenziamento dell’attività turistica e termale (delibera consiglio comunale n. 39 del 19 luglio 2006). La Acque Albule vi ha invece realizzato due palazzine in contrasto con tale destinazione: circa settanta appartamenti ad uso residenziale privato, posti in vendita a scopo di lucro (24 risultano essere stati venduti). Tale attività edilizia è conosciuta come «Lottizzazione Piazza Catullo», dalla denominazione della piazza pubblica dell’area sulla quale è stata realizzata una delle palazzine. Da mettere in evidenza è che, per non aver rispettato tale vincolo di destinazione, la Acque Albule è stata condannata, in sede civile, ad un duplice risarcimento. La prima volta quando è stata accolta la richiesta di risoluzione di un compromesso di acquisto per un appartamento di residenza privata, stante, come esplica la motivazione delle sentenza, la differente finalità alla quale gli immobili dovevano essere destinati. La seconda sentenza accoglieva le ragioni – si legge nella interpellanza –  di un componente del consiglio di amministrazione della Acque Albule Spa, rimosso dal suo incarico perché si opponeva alle vendite degli appartamenti. Questa sentenza ha rimarcato inoltre che, su incarico dello stesso Comune di Tivoli, più di un consulente aveva segnalato l’illegittimità dell’operazione edilizia.

L’interpellanza parlamentare

Nel giugno del 2011 e poi successivamente a maggio del 2012, l’architetto Ercole Lupi, dirigente pro tempore dell’ufficio Urbanistica del Comune di Tivoli, aveva esposto, in due relazioni, che il permesso di costruire era stato ottenuto dalla società mediante «un’erronea rappresentazione della situa-zione di fatto», ovvero le finalità delle costruzioni stesse. Un esposto ufficiale del consigliere comunale di Tivoli, Carlo Centani, segnalava come non fosse stata mai posta in essere alcuna procedura ad evidenza pubblica, né nella fase di elaborazione, affidamento ed esecuzione dei lavori, né nella fase di commercializzazione degli appartamenti. Le palazzine sarebbero state affidate, per trattativa diretta, ad una società (La Fincres Spa) riconducibile all’amministratore della Acque Albule Bartolomeo Terranova. I sindaci di Tivoli, prima Giuseppe Baisi del Pd e successivamente Sandro Gallotti di centro destra negli anni tra il 2006 e il 2012 hanno consentito le attività di costruzione e di vendita delle unità immobiliari ad uso residenziale privato, nonostante uno specifico parere contrario dell’avvocato Gianluca Piccinni del Foro di Roma. Incaricato dal Comune, il legale ha documentato l’illegittimità delle attività di costruzione e vendita delle unità immobiliari in questione. Anche il commissario straordinario del Comune di Tivoli,  Alessandra de Notaristefani, ha autorizzato la formalizzazione, per atti notarili, di alcuni compromessi di vendita delle unità abitative in questione (verbali del consiglio di amministrazione Acque Albule Spa del 9 settembre 2011 e del 10 novembre 2011) e non ha imposto alcuna procedura ad evidenza pubblica.

L’esito tragico per il Comune prende forma nel 2021. A maggio scorso (sindaco è il civico Giuseppe Proietti) la società Acque Albule ha proposto la seguente modifica dello statuto (Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2021): «La società potrà, inoltre, svolgere tutte quelle attività di carattere edilizio necessarie collegate o comunque connesse con le edificazioni su aree di proprietà di programmi immobiliari anche residenziali, che abbiano o meno attinenza con il settore termale, nonché provvedere direttamente alla commercializzazione di quanto realizzato». Il Comune di Tivoli subisce in questo modo un danno d’immagine ma anche un danno erariale. I danni d’immagine, ma soprattutto i danni erariali, derivano da una clausola presente nei patti para sociali sottoscritti dal Comune, secondo cui il socio/imprenditore può pretendere il riacquisto delle azioni cedutegli nel 2001. L’importo a carico del Comune ammonterebbe a circa 11 milioni di euro (valore delle azioni, più interessi e accessori), sulla base di una valutazione peritale disposta dal Tribunale di Roma, sezione speciale per le società. A giugno 2021 il Tribunale ha anche confermato la validità della clausola. Al tempo stesso, però, al Tribunale non è stata segnalata l’attività di speculazione edilizia nella quale è stata impegnata la Acque Albule Spa. Per tali motivazioni, si chiede «se il Governo sia a conoscenza della vicenda descritta e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere per avviare una verifica in ordine ai profili contabili e finanziari del Comune di Tivoli, anche attivando i servizi ispettivi di finanza pubblica alla luce delle criticità evidenziate in premessa». (l’immagine di copertina è presa dal sito Tivoli Tourig.Com)


Simone di Ventura - 720
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua trentennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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