GUIDONIA MONTECELIO – Leggere sul sito Dentro Magazine che “il velo di omertà è stato strappato da Patrizia Salfa” la quale l’avrebbe fatto perché aveva “negli occhi i padri di famiglia che non riuscivano a mettere in tavola la cena”, e che Domenico De Vincenzi, personaggio decennalmente controverso, avesse a un certo punto paura per la sua persona, “il clima era brutto”, strappa un sorriso ai più navigati. Patrizia Salfa lo ha fatto – se lo ha fatto – perché aveva perso una battaglia di potere, il vero motivo delle sue dimissioni; Domenico De Vincenzi perché aveva perso le elezioni nel 2014: entrambi covavano sentimenti di rivalsa. È la mia opinione, liberamente espressa, senza paura di ritorsioni, rappresaglie, intimidazioni, peggio ancora, attentati, in questa Guidonia finalmente liberata e ripulita grazie ai provvidenziali interventi (in sede giudiziaria) del duo Salfa-De Vincenzi. Che sono (addirittura) alla base della inchiesta Ragnatela.

L’ex assessore, nella intervista rilasciata alla giornalista Gea Petrini, racconta di essere andata in Procura nel febbraio 2015 e di avere “scoperchiato il sistema Guidonia, dove sugli appalti a tanti zeri e attraverso una miriade di piccoli affidamenti si sarebbero fatti affari a non finire”. E ancora, con linguaggio da novella Messia: “Ho voluto liberare Guidonia da una morsa che costringeva i cittadini ad essere vassalli, è ai cittadini che ho voluto dire: non bisogna aver paura, la giustizia anche se con i suoi tempi poi arriva. Ho messo la mia faccia, assumendomene i rischi per salvare la comunità. Ho voluto renderli liberi per iniziare, lo spero, un percorso sano”. Per De Vincenzi, più avveduto (solo un mezzo novello Messia) almeno “è chiaro che è merito della magistratura se è stato scoperto il sistema”, anche lui tuttavia ha denunciato. E aveva paura.

Se un alieno sbarcasse oggi da Marte li proporrebbe per un premio straordinario della legalità tout court; in coppia formerebbero un partito del legalismo populista (non è detto che non lo facciano) da metter paura ai grillini, sono ormai perfettamente calati nel ruolo di cavalieri senza macchia, avulsi dal labirinto della “politica schifosa che fa male alla pelle”, parafrasando Gaber. Giusto un marziano. Le gravità del quadro indiziario su cui la procura ha disposto i provvedimenti di arresto, le vicende giudiziarie ancora in fase di indagine, le gravi accuse mosse nei confronti di buona parte del vertice burocratico dell’Ente e di alcuni politici, come l’ipotesi di associazione a delinquere che legherebbe tali soggetti all’interno del “sistema Guidonia”, non possono diventare materia di campagna elettorale per chi all’interno di quel meccanismo di potere (nella sua degenerazione è il sistema che ipotizza la procura) dimora da decenni.

Nel contesto politico di oggi, nella Guidonia che va al voto tra due mesi, non ci sono buoni e cattivi, onesti e disonesti (è il cliché dei grillini) c’è una classe dirigente stantia di cui i due sono l’esatto l’emblema. De Vincenzi è in auge dai primi anni ’90, già vicesindaco nell’ultima giunta socialista travolta dalla bufera giudiziaria, Salfa in sella nell’assessorato al Personale (e non solo) per ben due governi e nell’arco di 15 anni (Sassano-Rubeis) ha selezionato funzionari e dirigenti attraverso procedure concorsuali tutt’altro che trasparenti.  È il caso si voltare pagina, quando al contrario si rischia l’ennesima rivoluzione gattopardesca.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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