COLPA della Cina, della difficoltà a trasportare da un capo all’altro del mondo i dispositivi di protezione individuale in un momento in cui la richiesta di mascherine è decuplicata, con una produzione cinese passata da 20 a 120 milioni di pezzi prodotti ogni giorno. In particolare, i milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3 (ma anche chirurgiche e 1000 test Covid-19) acquistati dalla Regione Lazio per il tramite della EcoTech Srl – (ne abbiamo scritto qui: Da Frascati con furore, così la EcoTech ha incassato 6 milioni di euro senza aver consegnato nemmeno una mascherina) – risulterebbero stoccati presso l’hub di Shanghai. Lo avrebbe accertato addirittura il Consolato italiano, presumibilmente durante un sopralluogo, comunicandolo subito agli uffici dell’Agenzia Regionale della Protezione Civile. Dei fatti ha riferito ieri, lunedì 20 aprile, nella commissione congiunta Bilancio e Grandi rischi, il vicepresidente della Regione Daniele Leodori tirando a margine un sospiro di sollievo. L’acquisto sarebbe quindi andato a buon fine e il materiale non sarebbe «fantasma» ma solo in ostaggio di una burocrazia esasperata dall’emergenza. Come tra l’altro spiegato dalla società, la Srl di Frascati, 10mila euro di capitale versato e un socio di minoranza cinese. Cambiando lo statuto, dai primi di marzo, EcoTech si è messa a trattare commesse di materiale sanitario per 39milioni, fino a quel momento si era occupata di vendita di lampadine.

Leodori in audizione ha comunque confermato che sono quattro gli affidamenti alla società, disposti sul presupposto dell’urgenza dal direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile (Carmelo Tulumello), attraverso altrettante determinazioni, tutte finite nei giorni scorsi al centro di una buriana mediatica e politica di cui si occupano ora Corte dei Conti e Procura della Repubblica. A destare l’interesse dei giudici, le modalità straordinarie con cui la Regione ha scelto l’appaltatore, la EcoTech appunto. Come ha fatto? Sicuramente senza pubblicare un bando di interesse pubblico; senza selezionare le imprese sul Mercato della pubblica amministrazione (Me.Pa); senza avviare procedure di ricerca delle aziende secondo i criteri declinati dal codice degli appalti nei momenti di crisi; senza la necessaria pubblicità dell’appalto che si intendeva affidare. Per esclusione, è probabile che EcoTech abbia appreso in sogno l’intenzione della Regione di spendere milioni di euro in acquisto di Dpi. E che in seguito si sia presentata mettendo il proprio know-how a disposizione dell’Ente, fino ad ottenere gli appalti e, con essi, anticipi di oltre 11 milioni su due delle quattro commesse. Inizialmente senza restituire alcuna garanzia e sull’impegno contrattuale di consegnare il materiale prima subito. La polizza fideiussoria sarebbe arrivata in un secondo tempo, al momento della novazione del contratto, seguita alla revoca degli affidamenti decisa dalla stessa Regione per i conclamati ritardi. Un pastrocchio amministrativo, passato per le aggiudicazioni, i contratti, le revoche dei contratti, infine le conferme dei contratti revocati: un rompicapo che ha attirato critiche e destato perplessità, anche perché il materiale doveva essere consegnato con la massima urgenza già il 17 marzo, poi il 30, e ancora a aprile, il 17. In un particolare frangente, coi ritardi diventati una evidenza per gli uffici regionali, la società ha pure detto bugie. Sostenendo che i materiali fossero a bordo in un aereo di linea proveniente dalla Cina di cui forniva numero del volo e orario di atterraggio. Naturalmente non era vero. Così gli addetti ai lavori hanno cominciato a parlare di patacca rifilata dalla società alla Regione Lazio. Pagati quasi 12 milioni di euro a fondo perduto, il mistero dei 10milioni di mascherine fantasma, i titoli più gettonati sui giornali. Leodori comunque è stato rassicurante almeno per le chirurgiche. Due milioni di pezzi di quelle triplo strato sono stati consegnati. Le Ffp2 e Ffp3 restano invece bloccate in Cina. In attesa di essere trasferite. Come e quando è difficile dire. Rimanendo alle dichiarazioni di Leodori: «La società ci ha detto che la consegna avverrà entro la fine di questo mese. È previsto che le mascherine partano per l’Italia il giorno 23 aprile». E se non dovesse accadere? Se altri slittamenti dovessero verificarsi? Certo, per stessa ammissione di Leodori esisterebbe la polizza assicurativa da escutere per tenere al riparo l’Ente dal danno erariale, ma nessuno l’ha vista e proprio oggi, il consigliere di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo che per prima ha sollevato il polverone, ha avanzato richiesta di accesso agli atti per averne copia, un mistero nel mistero di un intrigo internazionale.

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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