MONTEROTONDO – C’è una modifica ai decreti sicurezza operata dal governo Pd-5Stelle nel 2020, riguarda l’ordine pubblico, ha preso il nome di «daspo Willy» ed è utile a contenere fenomeni come la movida violenta che con maggiore frequenza racconta di risse e danneggiamenti. Il nome del provvedimento che inasprisce pene e ammende, nasce dal caso di Willy Monteiro Duarte, il 21enne pestato a morte nella notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro in provincia di Roma. Di «daspo Willy» ha parlato il consigliere comunale di Monterotondo Bene Comune Simone Di Ventura durante la riunione straordinaria dei capigruppo convocata dal presidente del consiglio comunale Vincenzo Donnarumma lo scorso 29 giugno.
«Ho chiesto al sindaco Riccardo Varone, ascoltato in audizione, di facilitare l’applicazione delle norme di pubblica sicurezza in vigore, strumento determinante a contrastare la Movida molesta in questa fase acuta del fenomeno, dopo che per due fine settimana consecutivi, nel centro storico della nostra città, si sono verificati episodi di violenza con risse e danneggiamenti – ha scritto Di Ventura sulla sua pagina Facebook, rendicontando sugli esiti della riunione -. Questi strumenti normativi esistono e sono sempre in maggior numero i Comuni dove si arriva a facilitare un giro di vite sui comportamenti violenti che determinano allarme sociale. Una delle modifiche ai decreti sicurezza operata dal governo giallo rosso, quello di Varone per intenderci, ha infatti riguardato l’ordine pubblico, introducendo il cosiddetto «daspo Willy» per contenere fenomeni proprio in riferimento alla movida violenta».
Per Di Ventura «la norma c ‘è e va applicata. Nelle misure che innalzano le multe da 309 a 2.000 euro e la reclusione – se qualcuno resta ferito o ucciso nella rissa – da un minimo di sei mesi a un massimo di sei anni (attualmente va da tre mesi a cinque anni). Il daspo è un efficace deterrente e consiste proprio nel divieto di accesso ai locali di intrattenimento e ai pubblici esercizi per i protagonisti di disordini o atti violenza e a «soggetti» che abbiano riportato una o più denunce o una condanna non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, relativamente alla vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope».
«Queste norme hanno trasferito più poteri al questore – ha aggiunto Di Ventura – che anche sulla base della sola denuncia può vietare l’accesso ad un elenco di locali, da sei mesi a due anni: un vero e proprio daspo per i violenti della Movida. Varone tuttavia non ritiene queste misure al momento necessarie. In audizione ha spiegato di non volere «militarizzare la città». Ha riferito del suo incontro con il Prefetto di Roma e dell’intenzione di procedere intanto con la installazione di telecamere. Su chi dovrebbe monitorare in tempo reale gli accadimenti nel centro storico durante gli orari più a rischio regna però la più grande incertezza. Poche idee e confuse, nessuna iniziativa concreta per arginare la violenza dei week end sotto le nostre finestre, così Varone e il Pd continuano a sottovalutare un problema dilagante nella sua gravità. Restano dunque in essere le misure «ordinarie» previste dal sindaco con le ordinanze restrittive sugli orari di somministrazione degli alcolici, i pattugliamenti rafforzati dei vigili e i progetti di ascolto verso i giovani «violenti» che si ubriacano e scatenato le risse. Più che amministratori con la responsabilità di tutti i cittadini, Varone e i sui assessori sembrano psicologi dell’età evolutiva. Effetti della bimbocrazia al potere».
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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