CONGETTURE, presunte circostanze riportate per sentito dire, pettegolezzo spurio. Come quando verbalizza che Vittorio Messa è stato in Procura circa due mese fa, alla ricerca di un fascicolo a mio nome […] questa notizia mi è stata riportata da Auciello (Antonella, responsabile dell’avvocatura del comune ndr), a cui è stato riferito da un collega che lavora in Procura”. Quel giorno ne ha per tutti. Per i Messa, Vittorio e Alessandro, rispettivamente padre e figlio; per Marco Bertucci, Andrea Di Palma e Angelo De Paolis. Una bulimia di parole per i vertici politico amministrativi del comune di Guidonia Montecelio. Sono passate 24 ore dall’arresto di Eligio Rubeis. È il 21 luglio del 2015 infatti, quando Patrizia Salfa è invitata a rendere informazioni in relazione al procedimento penale che vede indagato l’ex sindaco. Davanti agli agenti della Guardia di Finanza del primo gruppo della Capitale, viene ascoltata alle 12.30 dal maresciallo Enrico Ricci e dal Brigadiere Maurizio Rubbino. Un’ora prima è stata la volta di Domenico De Vincenzi riferire agli inquirenti. Tirato in ballo da Salfa sulla presunta maxi tangente di 20 milioni di euro pagata alla politica da Teckneko per aggiudicarsi l’appalto della raccolta differenziata. Una bufala si scoprirà. La commessa è di 50milioni in cinque anni e una “stecca” di quelle proporzioni appare subito inverosimile. Tuttavia gli inquirenti vogliono vederci chiaro e li convocano per sottoporli a domande incrociate e stabilire se le versioni coincidono. L’oggetto che occorre di chiarezza è nella informativa di fine giugno (confermata a verbale il 21 luglio) quando, l’ex assessore, segnala agli inquirenti di avere incrociato casualmente per strada Domenico De Vincenzi, il “politico di vecchia data […] attuale consigliere comunale del Pd. […] Nell’incontro gli ho chiesto in modo diretto se la ditta che si era recentemente aggiudicata l’appalto di raccolta differenziata dei rifiuti, fosse riconducibile al sindaco Rubeis in quanto la predetta ditta era di Borgorose (comune di nascita di Rubeis ndr). Mi ha risposto un secco no e mi ha detto testualmente: l’appalto è stato chiuso con il pagamento di una tangente […] stupita dalla cosa gli ho chiesto come lui sapesse e mi ha detto che l’appalto è stato chiuso e gestito dal vicesindaco (Andrea Di Palma ndr)”.

Millanterie: un’ora prima, a domanda sul punto, De Vincenzi si limitava a dichiarare: “Conosco Patrizia Salfa e posso affermare con assoluta certezza che gli ho parlato di questo appalto e che come tanti altri è stato gestito, secondo il mio parere, in modo ambiguo […] È comunque mia opinione però che tutti gli appalti gestiti nel comune di Guidonia sono fatti in modo poco trasparente come ho spesso dichiarato in consiglio comunale”. Dunque pareri. Opinioni, congetture. Il verbale di De Vincenzi finisce lì. Della circostanza in cui l’esponente del Pd le avrebbe rivelato della maxitangente, Salfa torna a parlare nel verbale (successivo) reso agli inquirenti il 26 ottobre del 2015. In quella occasione, con la formula generica dell’assunzione di informazioni, l’ex assessore viene sentita in Procura dal Pubblico ministero Andrea Calice. In una palese (ennesima) contraddizione racconterà che De Vincenzi le parlò della “stecca” non a giugno (durante un incontro casuale) ma a cena “a maggio scorso” . Quella al ristorante Pomodori Verdi Fritti di Casalpalocco. Dove “c’era Emanuele Di Silvio, capogruppo di De Vincenzi, Raffella Ghidoni impiegata del comune, Roberto Papes centralinista del comune”. Erano a mangiare una pizza fuori porta “quando è uscito il discorso della Teckneko (e della maxi tangente ndr). Anche loro hanno ascoltato la supposizione di De Vincenzi”.

Dalle carte processuali si evincono quindi rapporti di stretta vicinanza in quel periodo tra Salfa e De Vincenzi. La necessità non può essere che una fiera, comune opposizione alla amministrazione Rubeis riconfermata nel 2014. Il consigliere del Pd è il candidato sindaco sconfitto, l’ex assessore si è dimessa nel 2013 in fondo non per inconciliabili prospettive di governo con Rubeis ma solo per questioni di soldi. Lo dichiara lei stessa nel verbale reso agli inquirenti il 26 ottobre del 2015: “Dopodiché ho dato le dimissioni perché volevo che il sindaco mi mettesse a disposizione sul Peg (Piano economico generale dell’Ente ndr) anche i cancelli che controllavano le entrate e le uscite dei Tir dalla cave (Salfa in quel momento aveva la delega alle attività estrattive ndr)”.

Tra contraddizioni e presunzioni di conoscenza dei segreti più scottanti, nei verbali Patrizia Salfa dichiara a ruota libera. Il 21 luglio il pourparler con i magistrati si concentra sugli assetti di potere dei quali, a suo dire, fa parte “Vittorio Messa che è il padre di Alessandro, consigliere comunale; anche se è fuori dal quadro politico attuale è un punto di riferimento sul territorio in quanto è lui che gestisce il figlio […] riferisco che l’avvocato Messa ha rapporti con De Paolis, Di Palma, Rubeis e Bertucci. Di tipo lavorativo oltre ad essere con loro in buoni rapporti, testimoniati dagli incontri frequenti che avvengono tra di loro, prevalentemente nei ristoranti della zona”. Presunzioni che trovano il loro culmine nel verbale del 26 ottobre, quando Salfa va però oltre il pettegolezzo e muove (anche) pesanti accuse all’indirizzo di più persone. Saranno i giudici competenti a dire se al contrario non si sia trattato di diffamazione. O se gli eventuali riscontri abbiano portato all’apertura di nuovi filoni d’indagine. Ma in quei giorni di ottobre le “soffiate” alla Guardia di Finanza dell’agente speciale Salfa, rischiarono di attivare protocolli internazionali e addirittura l’Interpol. Domani. Su questo blog

Leggi la prima puntata.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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