GUIDONIA – Livia Lardo è un fascio di nervi nei resoconti dei bene informati. Nell’ultima settimana, le telecamere interne installate sul corridoio che assembla più potere a Palazzo Guidoni, hanno ripreso le visite del preoccupatissimo vicesindaco Davide Russo al segretario generale. A breve c’è da discutere in aula la sua «sopraggiunta incompatibilità». Tecnicamente, la perdita dei requisiti di legge per l’accesso alla carica di assessore dopo la entrata (a aprile 2019) nel consiglio comunale a Bronte (Catania). Il mantenimento del doppio incarico, in questi mesi, avrebbe già determinato una condizione di «elusione della norma posta a presidio di garanzia dell’imparzialità delle pubbliche amministrazioni e un odioso cumulo di cariche». La verifica del conflitto, sotto il profilo procedurale costruita come una richiesta di parere (quesito) da Giovanna Ammaturo e Arianna Cacioni, consiglieri rispettivamente di Fratelli d’Italia e Lega Nord, è da oggi al vaglio del vice Prefetto Diego Lo Giudice, della Prefettura di Roma. I contenuti del documento (assunto ieri mattina al protocollo dell’Ente comunale perché indirizzato anche al sindaco 5Stelle Michel Barbet, alla Lardo e al presidente del Consiglio comunale Angelo Mortellaro) ricalcano, nei richiami di legge, la mozione di sfiducia già presentata da Cacioni e Ammaturo lo scorso 14 ottobre, e iscritta all’ordine del giorno dell’assemblea fissata in prima convocazione per mercoledì 30 alle ore 15.30.

La seconda mozione invece,  stesa e firmata dalla intera opposizione per sfiduciare l’uomo di Bronte nel doppio incarico di consigliere comunale in Sicilia e assessore nella terza città del Lazio, mancante del deliberato e dunque incompleta, non ha trovato accoglimento nell’ordine del giorno del consiglio comunale straordinario e urgente. Le sorti di Davide Russo restano legate all’atto presentato da Cacioni e Ammaturo e agli umori cupi della maggioranza 5Stelle, almeno tra i detrattori del vicesindaco che, a ripetizione, ne hanno chiesto a Barbet la testa. Sul fronte degli estimatori/difensori, rumors raccontano invece di un crescendo di tensioni e un via vai frenetico negli uffici ieri, dopo che la mozione prendeva la forma della richiesta di parere investendo la Prefettura, anche con il sostegno al documento arrivato da Mario Proietti e Mario Valeri del Polo Civico, e da Mario Lumuscio del Pd. Ai tecnici spetta ora sciogliere il nodo di legittimità del doppio incarico di Russo. Il vicesindaco, con molteplici deleghe nel comune più importante della provincia dopo Roma, deve lasciare l’incarico di assessore – è il quesito posto al Prefetto – perché nel nuovo ruolo di consigliere a Bronte è diventato ineleggibile, incandidabile e incompatibile con altre cariche elettive e anche di governo. Questo per l’articolo 47 del Tuel (Testo unico degli enti locali), per l’articolo 31 dello Statuto comunale, per numerosi pareri ministeriali e sentenze della Cassazione allegati alla richiesta di parere.

Davide Russo, nell’accettare la carica elettiva a Bronte, ha violato le norme che regolamentano l’accesso alle cariche elettive e di governo in altro Comune con popolazione sopra i 15mila abitanti è il presupposto del ragionamento di Cacioni e Ammaturo. E sarebbe (sarebbe stato) «illegale» nella funzione di indirizzo ricoperta al Comune di Guidonia Montecelio, laddove, «al fine di eliminare l’eventuale cumulo di incarichi contrario al sistema delineato dalla normativa in materia di enti locali, ed elaborato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’assessore esterno, qualora sia chiamato a ricoprire anche la carica di consigliere presso altro comune, dovrà optare per il mantenimento di una sola carica».

Ma la vicenda Russo passa anche su un piano politico. Da settimane la crisi nella casa stellata ha assunto i contorni della guerra civile. Le riunioni di maggioranza trasformate nel ring dove le fazioni, contro o a difesa del vicesindaco, si combattono a suon di accuse, recriminazioni, rivelazioni choc. Il consigliere Claudio Caruso difende Russo senza se né ma e ieri è tornato a chiedere l’allontanamento dei dissidenti. Di Angelo Mortellaro e Laura Santoni, ma anche Claudio Zarro (e altri?) che non hanno digerito il doppio incarico di Davide Russo (tenuto tra l’altro per mesi segreto quasi all’intero movimento) e che lo vogliono fuori dalla giunta per aver tradito i principi del grillismo.  Una partita a questo punto tutta da giocare sul campo dell’aula consiliare, dove Mortellaro e Santoni sarebbero già dati nel gruppo misto e una coppia di 5Stelle, famosa quanto basta, pronta a costituire il gruppo di + Europa. I rumors si rincorrono, c’è chi avrebbe visto con i propri occhi i consiglieri, un uomo e una donna, entrare negli uffici dei parlamentari della Bonino per trattare la fuga dal manicomio pentastellato e un nuovo approdo nel partito satellite del renzismo nascente. Il round nel prossimo consiglio comunale potrebbe però essere non quello decisivo, servire a scoprire posizioni. Sempre che la seduta si tenga. Per sfuggire al confronto e alla mozione di sfiducia, appetibile per gli scontenti anche con un voto di astensione o l’assenza dall’aula, si lavorerebbe in queste ore alla costruzione di una tregua. Far slittare la seduta in seconda convocazione, dove i numeri risicati della maggioranza avrebbero comunque il peso di mettere al riparo il movimento dall’autodistruzione. 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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