GUIDONIA – Le cave presentano una «situazione variegata» dove le criticità, non correlate tra loro, si mescolano in alcune narrazioni pubbliche generando confusione, più di qualche strumentalizzazione e un clima di sospetto. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dagli imprenditori su quanto sta avvenendo attorno al settore estrattivo. Eccone un riassunto. L’esponente del Partito democratico, Paola De Dominicis, a nome dell’intero gruppo consiliare, ha firmato una diffida contro il dirigente Egidio Santamaria, che annovera tra le sue competenze amministrative quella sulle attività estrattive. Le denunce del consigliere riguardano il frazionamento delle polizze fideiussorie in via di perfezionamento che, a suo dire, violerebbe il dettato normativo in materia di gestione di cave e e torbiere. Ma anche dal Senato della Repubblica l’attenzione al settore è spasmodico. Mario Michele Giarrusso, parlamentare uscito dal movimento cinque stelle per il gruppo misto, qualche giorno fa ha inoltrato al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese una interrogazione dai toni gravi. Dove lega le molteplici criticità in una trama legal giudiziaria, con il coinvolgimento dei vertici politici e amministrativi dell’Ente, che dovrebbe portare allo scioglimento del consiglio comunale per «gravi e persistenti violazioni di legge».

Ad alimentare ulteriormente un clima di sospetto intorno al mondo cave, c’è anche la convenzione in via di definizione tra il Comune di Guidonia Montecelio a guida 5Stelle e le imprese estrattive. Quella vigente risale al 1986 e necessita di revisione per un suo adeguamento alle nuove normative. Il punto era iscritto all’ordine del giorno della commissione Ambiente di oggi, giovedì 17 settembre, ma il presidente, il grillino Alessandro Cocchiarella, l’ha cancellato rinviando la discussione a data da destinarsi. Parallelamente, per settimane, a far discutere è stato il caso (giudiziario) delle fideiussioni scadute e contraffatte relative all’ultimo triennio. Un caso esploso a giugno, quando in amministrazione qualcuno ha provato a riscuotete le polizze accorgendosi che non valevano niente e che era impossibile, per il Comune, accedere alle somme vincolate a garanzia del ripristino ambientale. Un affaire diventato giudiziario con le indagini che si sarebbero concentrate sul ruolo di un broker, che avrebbe venduto alle aziende polizze false. Così, senza le fideiussioni e come atto dovuto, tra luglio e settembre il dirigente ha fatto notificare alle imprese le ordinanze di sospensione dell’attività di cava in attesa di nuove polizze. Che una venticinquina di imprese hanno richiesto alle principali compagnie assicurative incontrando non poche difficoltà.

Filippo Lippiello della Società del Travertino Romano, presidente del Cvtr , il consorzio di categoria, spiega il perché delle difficoltà causate da «un mercato saturato» dall’enorme richiesta, che ha di gran lunga superato l’offerta. Esaurendo il plafond delle compagnie. «Non era mai successo prima che tante aziende avessero necessità, nello stesso momento, di stipulare polizze per il recupero ambientale. Nasce da qui l’esigenza del frazionamento. Che non significa sottrarsi all’obbligo di assicurare per intero le aree oggetto di autorizzazione, ma di farlo attraverso più d’una polizza. Parliamo di premi che mediamente vanno dai 30mila ai 100mila euro e che molti di noi sono costretti a pagare una seconda volta in un momento di grave crisi economica». Per Filippo Lippiello, quindi, «il frazionamento non viola la legge regionale e dà maggiori garanzie all’Ente». Per questo «le diffide sono infondate e strumentali, segno di comportamenti  vessatori di cui il settore estrattivo è sempre più vittima».
Una lettura che trova d’accordo Francesco Maria Dandini de Sylva, dirigente della Fratelli Pacifici Ing. Cesare e Lorenzo Spa, presidente della sezione attività estrattive di Unindustria, l’Unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo. Ecco che cosa ha detto rispondendo a qualche domanda.

Non le pare che su questa vicenda delle fideiussioni frazionate sia stata fatta molta confusione, generando un clima di sospetto che rischia di infliggere al settore estrattivo, già provato dalla crisi post pandemica, un ulteriore grave colpo?

«Il discorso è molto semplice: lo scopo della polizza fideiussoria è quello di garantire il Comune che tutto il progetto autorizzato venga portato a termine. Se per raggiungere la totale copertura del progetto siano stipulate una, due o più polizze non fa alcuna differenza; l’importante è che il comune venga garantito per l’intero progetto. Tale modalità di copertura è già ampiamente utilizzata anche in altri settori. La mancanza di polizza è nociva tanto per le aziende, che vengono sospese, quanto per l’amministrazione, che si ritrova vuoti di cava non garantiti da polizze; è dunque interesse comune facilitarne quanto prima la stipula».

Vuole spiegare perché le imprese sono dovute ricorrere a più compagnie assicurative per stipulare le polizze fideiussorie a garanzia per il Comune del contributo ambientale?

«Le imprese sono dovute ricorrere a più polizze poiché nessuna compagnia assicurativa in questo momento, a seguito della grave pandemia che ha colpito il mondo intero, si assume il rischio di coprire per intero fideiussioni così alte. Sono però disponibili a frazionare la garanzia prestata al Comune in più compagnie così da potersi dividere il rischio».

Fideiussioni, convenzione, ci sono molta confusione e disinformazione attorno alle molteplici questioni che riguardano il distretto del travertino romano, secondo lei perché?

«Bisogna sottolineare al riguardo che convezione e fideiussioni sono due cose molto diverse. La prima è un atto che regola i rapporti tra il Comune e il titolare dell’autorizzazione e contiene una serie di obblighi ed oneri finanziari a carico dello stesso titolare, tra cui la polizza fideiussoria. La seconda, contratta con le compagnie assicurative, serve a garantire il Comune sulle future opere di recupero ambientale previste dal piano di coltivazione, naturalmente in osservanza della normativa di settore. Riconosco che sull’argomento c’è molta confusione, derivata anche dalla difficoltà di comprendere una materia estremamente tecnica, che purtroppo viene spesso strumentalizzata. Per questo, come Unindustria, auspichiamo che il clima si rassereni».

Il settore estrattivo, come in generale il mondo dell’impresa, soffrono per una grave crisi economica al netto delle complicazioni generate dal Comune almeno da due anni a questa parte, c’è qualcosa che vuole dire agli amministratori, alla politica?

«Il settore estrattivo già da qualche anno soffre una grave difficoltà economica dovuta alla crisi immobiliare che ha colpito il nostro Paese ma questa pandemia ha ulteriormente aggravato la situazione mettendo in ginocchio molte imprese che rischiano di lasciare senza lavoro tante famiglie. In questo momento di “ripartenza necessaria” chiediamo agli amministratori e alla politica un aiuto concreto, ripartendo dalle risorse del territorio, ed impedire un aumento drammatico della disoccupazione e un crollo del benessere sociale. Chiediamo dunque di evitare la sospensione delle attività e di concedere alle aziende un tempo congruo che permetta di portare a termine le trattative per le polizze, già avanzate, con le compagnie assicurative. È importante agire subito o il sistema produttivo verrà definitivamente compromesso».

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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