GUIDONIA – C’è stata baruffa in commissione Cultura. Mercoledì scorso Giovanna Ammaturo, consigliere di Noi con Salvini, ha preteso la menzione delle tante stranezze nel verbale di seduta, perché, spiega, l’esito di quel bando (tra l’altro ancora non ufficiale) sul teatro è strano assai, con la stagione dell’Imperiale che finisce a una associazione di dilettanti con sede a Roma, le cui cariche rappresentative sono siciliane di Palermo, che vanta una collaborazione strutturale con il Salone del Libro di Torino. Le vie del signore (o delle correnti pentastellate) hanno condotto a Guidonia il Movimento Forza 9 per il Teatro, realtà molto attiva nella formazione di nuovi artisti senza distinzione tra attori, scrittori, pittori. Attraverso l’opera di costante ricerca di finanziamenti della presidente (palermitana trapiantata a Roma da 20 anni) Margherita Farina e della “ghost writer” e direttore artistico Maria Elisa Murgia (anche lei palermitana) l’associazione è riuscita ad imporre propri lavori nella importante kermesse torinese, un circuito culturale di rilevanza nazionale. A dire il vero nel curriculum di Forza 9 c’è poco altro, se non i corsi di teatro per attori dilettanti e qualche rappresentazione periferica promossi su un sito internet, anch’esso dilettantesco. Ma a quanto pare è stata proprio questa mission didattica di “grande coinvolgimento delle scuole e dei laboratori promessi à gogo per la diffusione dell’arte del teatro tra giovani e anziani, casalinghe e via discorrendo” a convincere della scelta la commissione esaminatrice che doveva valutare le proposte. Una “sperimentazione” semestrale (fino a giugno 2018) che il comune pagherà 30mila euro (altrettanti ne metterà la Regione) e che cancella le proposte alternative (fatte di nomi importanti del teatro italiano) avanzate da Anna Greggi e Gennaro D’Avanzo, solo terzi nella classifica di gradimento stilata dalla commissione esaminatrice, e da Fausto Costantini, medaglia d’argento.

I professionisti non piacciono più, meglio il teatro “di innovazione”, il Cartellone poi a che serve, così in tempi movimentisti, l’Imperiale diventa un centro sociale a tutti gli effetti dice una esterrefatta Anna Greggi. E la Ammaturo intende vederci chiaro. A maggior ragione dopo la commissione Cultura della scorsa settimana (quella delle baruffe) quando il consigliere di maggioranza Claudio Caruso ammetteva che sì, il direttivo della associazione è proprio di Palermo, regione siciliana, lasciando intendere, racconta Ammaturo, che non fosse casuale. È un fatto che la terra dei Pupi sia fortemente rappresentativa della classe dirigente pentastellata da sette mesi al governo cittadino. Di Bronte in provincia di Catania è Davide Russo, il vicesindaco professionista dell’antimafia già collaboratore portaborse del senatore eletto in quel collegio Michele Giarrusso, come è di Noto (Siracusa) Angelo Mortellaro, presidente del Consiglio comunale, dipendente pubblico, eletto in assise con appena 46 preferenze. Intanto domani è prevista un’altra riunione della commissione Cultura con all’ordine del giorno il regolamento del Teatro Imperiale che i grillini vogliono cambiare (non è chiaro in quali parti) in questa furia nuovista che pervade l’amministrazione. Per Ammaturo, l’ennesima stranezza nella controversa gestione del teatro, “vorrei capire secondo quale logica, prima assegnano la stagione e poi cambiano il regolamento”.

Mentre si resta in attesa della aggiudicazione del  “progetto culturale del teatro Imperiale”, messo a bando dalla amministrazione comunale 5Stelle nel novembre del 2017,  selezione alla quale hanno partecipato sei soggetti giuridici tra associazioni e raggruppamenti di associazioni. A tardare, stranamente, è la pubblicazione nell’albo pretorio della determinazione dirigenziale di affidamento del bando, dopo l’assegnazione dei punteggi e la individuazione del vincitore ad opera della commissione esaminatrice, avvenuta già qualche settimana fa.

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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