Guidonia – Colle Largo, il sindaco: «Sentenza di una pagina per rubare alla città 70 ettari». La transazione? «Ci siamo spaventati»
GUIDONIA – È stata sufficiente una pagina di sentenza per «rubare alla città di Guidonia Montecelio più di 70 ettari»; e ancora: «Questa vicenda, ancorché gravissima, è di una semplicità disarmante. Non lo dico io ma il giudice di primo grado che risolve il problema in una pagina, pensate che processo complicato hanno dovuto fare». Mauro Lombardo sceglie l’aula consiliare per tracciare un ritratto impietoso dell’amministrazione guidoniana e punta il dito sulla gestione dei 5Stelle ma anche sulle precedenti «che in 20 anni non hanno mai contestato l’occupazione senza titoli e senza canoni» dei terreni dell’ex cava di Colle Largo.
Nel consiglio comunale di mercoledì 3 dicembre, «l’esproprio» per usucapione dei 73 ettari disposto dal Tribunale di Tivoli ai danni del Comune di Guidonia Montecelio è l’argomento del giorno e il sindaco ci arriva preparato. Si è portato dietro le carte, determinato a fare chiarezza. «Sono tutti danni che vengono dal passato – esordisce prendendo la parola -; danni che i sindaci non possono risolvere senza la macchina del tempo», vale a dire tornando indietro agli anni in cui le cose si potevano ancora aggiustare. Lombardo snocciola i dettagli. Carte alla mano, ricostruisce puntigliosamente le tappe «dell’azione civilistica» che è costata all’Ente larga parte di territorio nel centro città. Parte da principio, il sindaco. Spostando virtualmente la macchina del tempo alla primavera del 2021. A Palazzo Guidoni da 4 anni comandano i 5Stelle quanto viene notificato «l’atto di citazione» di Luigi D’Antonio. «Il vaccaro» è ricorso ai giudici per dimostrare che la ex cava di Colle Largo è ormai di sua proprietà. Lui che ne ha avuto un possesso «continuativo e indisturbato» dal 1996; che ha recintato l’area senza che al Comune qualcuno battesse ciglia.
Ma ecco la ricostruzione fatta da Lombardo di come tutto ebbe inizio. «Il 20 aprile del 2021 l’avvocatura scrive al dirigente al Demanio ma anche al sindaco (Michel Barbet ndg). “Mandatemi tutti gli atti possibili per impedire che vincano questa causa”, chiede. “Mandatemi le prove, ditemi come devo difendere l’Ente. Datemi tutto quanto perché qui vogliono rubarci tutti i 70 ettari”. Non devono avergli risposto – racconta Lombardo – perché il 7 giugno l’avvocatura torna a scrivere. “Ci servono atti e documenti, argomenti per contraddire la tesi di controparte”. Ancora una volta nessuno risponde. Il 1 luglio gli interlocutori aumentano. “Ad oggi nessuna documentazione è pervenuta a questa avvocatura”. È la terza missiva. E poi scrive ancora, il 18 novembre, quando si sta avvicinando l’udienza per l’ammissione dei mezzi di prova».
Racconta ancora il sindaco: «Il 13 dicembre, a un mese esatto dall’udienza in cui il giudice deve decidere le prove da ammettere, l’avvocatura insiste con una nuova lettera. “Si prega di fornire documenti da esibire a prova contraria o i testimoni da citare”, scrive. Un vigile, 50 vigili, i sindaci, gli assessori: si poteva mandare la qualunque a fare il testimone. Sapete chi hanno indicato come testimone? Nessuno!». Nella ricostruzione di Mauro Lombardo, il Comune sarebbe arrivato all’udienza di ammissione dei mezzi di prova dell’11 novembre 2021 senza testimoni né documenti da esibire. Il 22 marzo 2022, quando mancano ormai pochi mesi alla scadenza dell’amministrazione 5Stelle, al Tribunale di Tivoli si tiene l’udienza di escussione testi (solo quelli della controparte) e si chiude la fase dibattimentale del processo. Si arriva così a giugno del 2024. Mauro Lombardo si è insediato da 2 anni e il Comune prova «ad infilare un documento che nel frattempo avevamo trovato – racconta ancora il sindaco -. Un contratto di affitto fatto ad un altro di un’area all’interno della cava, presentato come un atto che era sfuggito alla precedente amministrazione, ma il giudice risponde che non si può ammettere perché il termine per il deposito dei documenti è inesorabilmente spirato. Un tentativo che si è infranto sulle norme del codice civile».
Lombardo ha poi parlato dei motivi alla base del suo rifiuto di fornire la documentazione processuale ai consiglieri di opposizione che ne facevano richiesta. «Ho visto le carte perché facevo il sindaco e avevo capito che la situazione era molto pregiudicata. Non ho dato le carte perché non volevo che questa consapevolezza circolasse». Quindi, Lombardo si è soffermato sul tentativo di «intavolare una trattativa» con l’avvocato di controparte. «Eravamo disposti a cedere 1/3 e mantenere così i 2/3 pubblici dei 70 ettari». «L’ho detto alla mia maggioranza – ha raccontato, ammettendo di avere discusso gli atti di causa con i suoi consiglieri prima della sentenza -. Mi hanno risposto, “non possiamo andare in consiglio comunale, davanti a questa opposizione, e dire siamo noi a dare noi volontariamente 1/3 della cava perché forse perdiamo la causa”. La verità è che ci siamo spaventati – ha concluso Lombardo -. Non abbiamo avuto quel coraggio. Abbiamo perso la causa perché il giudice ha ritenuto che in 20 anni il Comune non ha mai contestato questa occupazione senza titoli e senza canoni (di locazione ndg). Questa è la verità».
