MONTEROTONDO – Il segretario generale del Comune di Monterotondo Rocco Di Mauro ha comunicato che l’11 gennaio i documenti «riguardanti la nomina del presidente di Apm (azienda pluriservizi ndg) sono stati inviati alla Procura generale della Corte dei Conti». Un atto dovuto da parte del dirigente apicale, dopo la denuncia per «un presunto fatto dannoso per il pubblico erario», presentata dal capogruppo di Monterotondo Bene Comune Simone Di Ventura. Una iniziativa che, sempre per mano di Di Ventura, segue all’invio di altri due esposti all’Anac (agenzia nazionale anticorruzione) e al Prefetto di Roma.
Proprio Di Ventura, con un nota del 29 dicembre 2020, aveva chiesto al segretario generale di accertare un eventuale «danno erariale e quello consequenziale all’immagine dell’Ente. Generati a suo dire dall’illegittimità del decreto sindacale di nomina di Paolo Bracchi alla presidenza dell’Apm del luglio 2019. Ricoprendo quella carica, per 16 mensilità e per importi complessivi pari a 47.087 euro lordi, oltre ad eventuali ulteriori oneri, l’ex presidente ha ricevuto una indennità di funzione che non era dovuta e che dovrebbe restituire. L’atto con il quale il sindaco lo ha nominato – scriveva Di Ventura – e poi dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato, ha generato una indebita erogazione economica e, di conseguenza, un chiaro danno erariale alle finanze dell’Ente. La vicenda, così come si è manifestata, ha inoltre esposto il Comune ad un evidente danno d’immagine. La Corte dei Conti ha già riconosciuto, in casi analoghi, la stretta correlazione tra il pregiudizio economico alle finanze dell’Ente e il danno d’immagine conseguente».
Negli esposti inviati all’Anac e alla Prefettura di Roma, Di Ventura ha invece segnalato come la nomina «virtuale» di Fabrizio Lonati alla carica di nuovo presidente dell’azienda, susciti moti interrogativi sulla veridicità di quanto già riferito dal sindaco Riccardo Varone in aula consiliare e sulla stampa. «Lonati è stato indicato nel ruolo ma non è ancora stato decretato – ha scritto il consigliere -. Non esiste, ad oggi, un atto del sindaco che, nella forma, lo collochi alla presidenza di Apm: per lo Statuto, la presidenza, è un organo dell’azienda con il consiglio di amministrazione, il direttore, il collegio dei revisori contabili. Dove sono dunque i nuovi decreti di nomina sindacale? Non ci sono. Almeno non sul sito del Comune di Monterotondo dove dovrebbero stare. Gli atti amministrativi, è bene ricordarlo, non hanno efficacia se non dal momento della loro pubblicazione all’albo pretorio dell’Ente».
«Ma anche gli interrogativi sulla legittimità di un consiglio di amministrazione composto attualmente da soli due membri pesano sulla veridicità di quanto dichiarato da Varone. Sempre per lo Statuto di Apm, infatti, il Cda è composto da un minimo di tre membri compreso il presidente, pena: la inefficacia delle deliberazioni prodotte dall’organo collegiale. Infine, da consigliere comunale di opposizione, mi sarei aspettato di leggere la revoca (sempre formale) in autotutela del famigerato decreto sindacale del 26 luglio 2019 (protocollo 34863) di nomina del Cda di Apm, almeno nella parte relativa alla presidenza attribuita illegittimamente a Paolo Bracchi, dov’è l’atto di revoca? Non c’è».
Non è tutto. Negli esposti Di Ventura chiede di conoscere «gli effetti di una dichiarazione di inconferibilità/incompatibilità, a questo punto mendace, sottoscritta da Bracchi dopo il 26 luglio del 2019. Nella quale – scrive ancora il consigliere – sotto la sua responsabilità e conoscendo il limite dei due mandati tratteggiati dal regolamento comunale, giurava l’assenza di ostacoli di legge circa il conferimento della stessa carica. Dichiarazione, tra l’altro, già da tempo misteriosamente scomparsa, assieme alle altre dei rimanenti membri del Cda, dal sito di Apm. Ricordo che la pubblicazione dei curricula, delle dichiarazioni di inconferibilità/incompatibilità, della situazione patrimoniale dei percettori di indennità derivanti da incarichi o cariche pubbliche sono un obbligo di legge e non un optional. Invece, in questa città, le illegittimità procedurali sono all’ordine del giorno, dimostrate in circostanze abnormi come questa, sotto il profilo della violazione delle garanzie costituzionali sull’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione».
Domande che aspettano risposte. «Sono certo che l’ufficio Prefettizio e l’Anca – conclude – daranno presto le connotazioni di loro competenza al caso Bracchi. Non possiamo certo accettare il tentativo di questa maggioranza e del sindaco di narcotizzare le procedure che riguardano Apm per fini squisitamente politici. Un’azienda azzoppata e bloccata nelle funzioni che dovrebbe svolgere, ma ancora a spese dei contribuenti che continuano a pagare gli emolumenti di un presidente virtuale e di un cda inconsistente».
AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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