GUIDONIA – La risposta ai dubbi potrebbe arrivare dalla nota metodologica inviata dal ministero dell’Interno agli enti locali. Quella che il 2 settembre 2020 comunicava ai Comuni la quota del debito da ripianare e che prevedeva inderogabile risposta. Sulle tracce della documentazione, o carteggio intercorso in quei giorni cruciali tra il ministero e l’amministrazione a guida 5Stelle, si muovono adesso con pervicacia i consiglieri comunali Arianna Cacioni (Lega) e Giovanna Ammatuto (Fratelli d’Italia) con una richiesta di accesso agli atti ancora senza esito. Hanno chiesto di vedere anche il ricorso al Tar (Tribunale amministrativo del Lazio) annunciato dal sindaco grillino Michel Barbet e affidato a un avvocatone romano che lavora (anche) a Palazzo Ghigi (Lorenzo Grisostomi Travaglini). Un passaggio alla giustizia, necessario ad annullare il decreto interministeriale che ha escluso la terza città della Regione dai complessivi 200 milioni (nel triennio 2020-22) stanziati dal governo ad agosto 2020 con l’adozione del decreto ristori. Una iniezione di liquidità andata ad incrementare il fondo di rotazione del Mef (ministero dell’Economia e finanze) per il risanamento finanziario dei Comuni in deficit strutturale. 

Una somma importante messa a disposizione dal governo Conte bis, da ripartire tra i Comuni che, al momento dell’entrata in vigore del decreto, avessero adottato la procedura di riequilibrio finanziario di cui all’articolo 243-bis del testo unico degli enti locali, secondo paramenti calcolati sugli indici Istat di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) e la relativa capacità fiscale pro capite. Un calcolo dove Guidonia, a detta dei grillini, rientrava a pieno titolo. Invece l’11 novembre 2020, giorno di pubblicazione del decreto correlato di lista degli enti beneficiati, la città, 100mila abitanti e tanti problemi, non risultava tra gli assegnatari. Per quota parte avrebbe dovuto incamerare a fondo perduto e senza interessi tra gli 11 e i 13 milioni a sostegno della spesa corrente, del Personale e degli impegni già iscritti nel bilancio di previsione 2020 2022. Soldi negati ai servizi sociali, alla manutenzione stradale, alle scuole, alla comunità. Allora, cosa è successo? Che c’è alla radice di una esclusione così clamorosa?

Intanto l’errore potrebbe essere stato procedurale. Scritto nelle maglie dell’articolo 53 della legge 104 del 14 agosto 2020 (decreto ristori) che al comma 7 indicava la data di approvazione del bilancio «differita al 31 ottobre» per i Comuni interessati ad accedere al fondo «con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020 e di 50 per ciascuno degli anni 2021 e 2022».

Reggio Calabria, Comune esposto per 171 milioni di euro di disavanzo di bilancio, che prende dal governo un contributo nel triennio di 139 milioni di euro, il 31 ottobre 2020 ha deliberato nella relazione introduttiva al bilancio di previsione l’adesione al fondo di rotazione per il risanamento finanziario. Anche il Comune di Battipaglia, nell’ultimo giorno utile, ha previsto nel documento di programmazione economica approvato dal consiglio comunale l’adesione al fondo di rotazione contabilizzando il prestito in bilancio.

E Guidonia? Nelle carte del bilancio di previsione approvate dall’aula con ritardo e dopo numerose diffide del Prefetto il 25 novembre 2020, non c’è richiamo all’incremento del fondo di rotazione, né alla contabilizzazione del prestito che l’amministrazione grillina aveva in animo di introitare. Una svista? Un errore dell’assessore alle Finanze Nicola Sciarra e del dirigente Niccolò Roccolino? Sicuramente quando a fine novembre il bilancio di previsione ha visto finalmente luce era troppo tardi, con il decreto già pubblicato da un pezzo. Ma i motivi dell’esclusione potrebbero portare a qualche vizio formale, ritardi nelle comunicazioni, o anche alla mancanza di uno o più requisiti che i grillini erano convinti di possedere. L’avvocato Travaglini avrebbe deciso di impostare il ricorso sull’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM), calcolato dall’Istat in superiore a 100: Guidonia ha 99. E anche sull’indice che calcola la relativa capacità fiscale pro capite, determinata con decreto del ministero dell’economia e delle finanze del 30 ottobre 2018, n. 267 del 16 novembre 2018, che doveva risutare inferiore a 395: Guidonia ha 394.

Insomma, una vicenda dai contorni tutti da chiarire e su cui pesa anche una interrogazione urgente di Ammaturo e Cacioni: inoltrata nei giorni scorsi al sindaco e all’assessore.  «Con grande preoccupazione abbiamo presentato un’interrogazione al sindaco Michel Barbet e all’assessore alle finanze, Nicola Sciarra – scrivono le consigliere -. Crediamo che un chiarimento da parte dell’amministrazione 5 stelle sia doveroso per far luce sull’esclusione di Guidonia Montecelio dal finanziamento concesso dal ministero dell’interno ai comuni interessati da piani di riequilibrio finanziario. Nutriamo grande perplessità anche riguardo la tempistica con cui il comune si propone di fare ricorso al Tar. Il decreto è stato emesso l’11 novembre, ci domandiamo cosa si sia fatto negli ultimi due mesi e che effetto può produrre un ricorso così tardivo, se non gravare ulteriormente sulle casse pubbliche con le spese delle parcelle legali. Insomma, l’ennesima tegola su un’amministrazione incapace di ottenere finanziamenti e di presentare progetti puntuali e credibili, che stavolta potrebbe valere più di 10milioni di euro».

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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