GUIDONIA –  Non da oggi il Comune di Guidonia Montecelio avrebbe potuto (e dovuto) incassare almeno 50mila euro l’anno dallo smaltimento degli indumenti usati, classificati come rifiuti da apposito codice Cer, invece continua a riscuoterne appena 11mila. Come nel 2011, (determina) anno a cui risale l’ultimo affidamento del servizio poi prorogato Ad libitum a una cooperativa romana. Una vicenda segnata da palesi illegittimità nelle procedure amministrative, da omissioni d’atti d’ufficio, da una costante inefficienza dell’ indirizzo politico  (oggi i 5Stelle al governo della città), nel 2015 passata per il tentativo fallito di aggiudicare il servizio attraverso una nuova gara d’appalto. Così, mentre in Italia il circuito del riciclo degli stracci alimenta con sempre maggiore forza il «mercato» milionario dei negozi vintage e del ciarpame da bancarella, a Guidonia si sta a guardare.

Anche dall’ultimo riaccertamento delle somme in entrata (determina 166) , certificato dal dirigente all’Ambiente Paola Piseddu il 12 dicembre scorso, la vendita degli abiti usati ha fruttato all’Ente pochi spicci: 22mila euro nel bienno 2016 2017. La somma iscritta nel bilancio 2019, tra le risorse disponibili del settore, è quindi di facile previsione, immutata rispetto alle precedenti partite contabili, in assenza di fattori di novità intervenuti a definire cambiamenti di rotta. Il servizio di smaltimento degli indumenti usati è da 9 anni nelle mani della cooperativa La Ginestra onlus, che in regime di monopolio acquisisce il contenuto di 55 punti di raccolta dislocati nei quartieri cittadini, riconoscendo all’Ente un forfait di 11mila euro, indipendentemente dalla quantità di materiale trattato. Proprio la indeterminatezza del valore per tonnellaggio aveva inceppato, per interferenza del Tar del Lazio, la procedura a evidenza pubblica voluta dal Comune nel 2015 col criterio del massimo rialzo e una base d’asta di 11mila euro. Dove una concorrente de La Ginestra, la cooperativa Green Field onlus, era arrivata a presentare una offerta di 50mila euro anno per un appalto di due, aggiudicandosi la gara. La stessa La Ginestra era arrivata subito dopo in graduatoria con una proposta di 30.500 euro. Perché l’Ente quindi continui a incamerare somme ridicole è un mistero buffo, spiegabile forse solo ripercorrendo i passaggi delle procedure attivate dall’Ente nel pre e post gara, delle risultanze del Tar, e degli obblighi tracciati dai giudici e rimasti disattesi.

Dalla gara del 2015 un film

Lo smaltimento degli «stracci» desta un forte interesse tra le onlus, tant’è che in 8 si presentano alla gara aperta dall’ex dirigente all’Ambiente Giovanna Recchia con determinazione del 22 gennaio 2015. All’apertura delle buste però, solo quattro cooperative risultano ammesse. Stilata la graduatoria, meglio di tutte fa la Green, con l’importo sopra detto. Seconda arriva La Ginestra. A distanza di mesi seguono le determine di aggiudicazione provvisoria, e di aggiudicazione definitiva.  Tra il settembre 2016 e il  febbraio 2017 le firma Gerardo Argentino, subentrato alla ormai pensionata Recchia a capo del settore Ambiente. A garantire la regolarità della procedura di gara è il Responsabile unico del procedimento (Rup) Domenico Nardi  (in quel momento funzionario poi promosso dirigente dai 5Stelle). L’aggiudicazione si formalizza nonostante le perplessità espresse dalla commissione giudicatrice nei verbali. L’organismo chiamato a valutare la congruità della proposta,  ritiene eccessivi i costi indicati nei giustificativi. L’offerta di Green è insomma considerata anomala in quanto superiore più del doppio dell’importo a base d’asta, in violazione dei criteri fissati dal bando e dallo stesso codice degli appalti. 

Il Tar chiamato in causa dalla coop esclusa e poi prorogata

Come in un copione già scritto, a tirare via le castagne dal fuoco delle incomprensioni – continuate tra Rup e commissari anche dopo l’aggiudicazione – ci pensa la seconda classificata. La Ginestra onlus non ci sta e contesta la procedura al Tar del Lazio che prima con ordinanza e dopo con sentenza definitiva (datata 3 agosto 2017), per difetto d’istruttoria annulla l’efficacia della determina di aggiudicazione a Green onlus. Rinviando all’Ente l’adozione dell’atto di revoca. Che Marco Simoncini, subentrato a Argentino, il 9 settembre del 2017 firma senza batter ciglio. Tutto risulto con l’annullamentoNiente affatto. Sotto il profilo delle procedure amministrative la gara non è conclusa.  Manca una nuova «valutazione sulla anomalia dell’offerta» firmata da un responsabile (non più Nardi passato ad altro incarito). Il Tar , dopo aver rilevato una istruttoria «carente e approssimativa» proprio in relazione all’attivazione della subprocedura di valutazione dell’offerta in capo al Rup, ha espressamente chiesto all’Ente un  «approfondimento sufficiente e una chiara motivazione» per l’esclusione di Green e il subentro della seconda classificata. Un documento mai ascritto agli atti  di gara che per questo non può dirsi conclusa. Simoncini, nella revoca di aggiudicazione, indicava quale nuovo responsabile del procedimento l’architetto Antonella D’aquino che avrebbe dovuto chiudere l’iter di affidamento. Poi, passava acqua sotto i ponti e il nuovo cambio al vertice al settore Ambiente allungava i tempi all’infinito. Paola Piseddu nell’atto di accertamento dei crediti del 12 dicembre 2018, scrive che grazie a una convenzione «dal 04.12.2017 veniva prorogato l’affidamento del servizio di raccolta di indumenti ed accessori di abbigliamento usati in favore della Società Coop. Sociale arl La Ginestra Onlus». In forza di un contratto del 2011 per cui l’Ente incassa 11mila euro appena. Mentre la gara, da chiudere e aggiudicare al prezzo di 30.50o se non di 50mila euro già nel 2017 – all’indomani della sentenza del Tar – resta sospesa nel limbo delle inadempienze burocratiche. Se aggravante si può considerare, Piseddu già nel 2015, in un breve interregno trascorso all’Ambiente, era perfettamente a conoscenza della gara «sospesa», come si evince da un carteggio intercorso con i vertici di Green onlus proprio sul nodo della offerta anomala (leggi qui). Intanto il comune perde decine di migliaia di euro, matura danno erariale evitando l’accertamento di eventuali responsabilità per omissioni d’atti d’ufficio che potrebbero essersi determinate. 

Oltre il danno la beffa in questa vicenda dai più risvolti paradossali: il Comune di Guidonia Montecelio, difeso dall’avvocato Antonella Auciello, resistente contro La Ginestra onlus nel giudizio del 2017 davanti al Tar del Lazio, è stato condannato al pagamento di 2000 mila euro di spese legali in favore della società ricorrente, oltre gli accessori di legge e il rimborso del contributo unificato. Un peggio senza fine.

 

 

 

 

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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