GUIDONIA – L’addio di Claudio Caruso al gruppo del movimento prima e da ultimo, ieri, alla maggioranza che sostiene il governo pentastellato di Guidonia Montecelio cambia la morfologia dell’aula per sempre. I 5Stelle perdono l’autosufficienza, rimangono in 12 (sindaco Michel Barbet compreso) e scendono sotto la quota utile ad aprire in autonomia una qualsiasi seduta di consiglio comunale. La maggioranza uscita dalle urne nel 2017 non esiste più.

Questo significa che d’ora in avanti, senza il soccorso del Partito democratico, ancora però formalmente all’opposizione, i grillini non hanno i numeri per approvare alcun provvedimento. Sono a tutti gli effetti una minoranza. Ma come si è arrivati a questa Caporetto delle stelle cadute? Un po’ di storia: tra espulsi e fuggitivi, l’emorragia grillina all’interno del gruppo consiliare  è stata inarrestabile. Prima di Caruso, a sbattere la porta, erano stati Claudio Zarro, oggi nel gruppo misto, Anna Checchi e Lorena Rossetti, le consigliere confluite in AttivaGuidonia e saldamente «contro» l’amministrazione Barbet, continuamente pronte a mettere sotto la lente eccessi di potere e abusi amministrativi. L’espulsione di Loredana Terzulli dal movimento non ha invece pregiudicato la sua fedeltà alla truppa consiliare stellata, ripagata con la carica di presidente dell’assemblea. Tuttavia, le maggioranze che escono dalle urne nei comuni con la popolazione di Guidonia Montecelio, si compongono sempre di 15 consiglieri a cui si somma il voto del sindaco.

Si chiamano maggioranze perché hanno l’autonomia di tenere da sole il numero legale di minino 13 consiglieri necessario ad aprire le sedute in prima convocazione e approvare le deliberazioni. Già giovedì 16 settembre, incassato il voto contrario di Caruso sullo spostamento del punto all’ordine del giorno (assemblea convocata per l’approvazione del Rendiconto di bilancio), si era capito che i conti a favore di Barbet non sarebbero mai più tornati e che la maggioranza era ormai minoranza. Ieri, nella seduta di seconda convocazione, lo strappo di Caruso è diventato formale e definitivo. «Sono ufficialmente entrato in opposizione – ha detto il consigliere nel suo intervento – non ci sono più i numeri e le dimissioni sono il giusto passo».

Come finirà? È ormai certo: non ci saranno passi indietro di Michel Barbet. A meno di un anno dalle urne per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del nuovo sindaco, la politica lavora infatti a una fusione a freddo tra due minoranze: quella grillina e l’altra del partito democratico. A portare soccorso e numeri ci penseranno Simone Guglielmo, Emanuele Di Silvio e Mario Lomuscio, tre dei quattro consiglieri dem esponenti di un partito che nel 2017 le elezioni comunali le aveva perse. Dall’accordo, in via di definizione ancora in queste ore (MA NOI NE AVEVAMO SCRITTO QUI: Un assessorato non basta, ne vogliono due, slitta ancora l’accordo tra Pd e M5S) uscirà una nuova maggioranza e anche una nuova giunta. Proprio i piddini andranno ad occupare le caselle dei Lavori pubblici e dei Servizi sociali dando una nuova composizione all’esecutivo cittadino. Un antipasto delle alleanze future in vista delle comunali fissate al 2022.   

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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