GUIDONIA – La sentenza è stata depositata giovedì 17 giugno ed è già un caso per avere generato un sicuro  danno erariale. Il Comune di Guidonia Montecelio a guida grillina dovrà infatti dire addio alla possibilità di incassare 85.409, 81 euro di crediti vantati con la Società del Travertino Romano (Str) e con la Travertino Morelli F. & C Srl, somme iscritte in due avvisi di accertamento fiscale degli anni 2010 e 2011, rispettivamente di 43.161,86 euro e di 42,247,97 euro, oltre a interessi e sanzioni.

Senza entrare troppo nelle ragioni fiscali dell’una o dell’altra parte, l’Agente della riscossione e le aziende estrattive relativamente all’ Ici/Imu dovute e in che proporzione,  i giudici della Commissione tributaria regionale (Ctr) hanno accolto le istanze delle imprese, stabilendo che la Tre Esse non è soggetto titolato ad appellare le sentenze come nel caso di specie. Avrebbe dovuto farlo il Comune costituendosi nel giudizio. Con queste motivazioni i giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso promosso dalla Tre Esse per la riforma di una precedente sentenza emessa nel 2018 dalla Commissione tributaria provinciale (Cup) a favore delle due aziende estrattive. Il Comune non incasserà le somme e non ha modo di recuperarle in una situazione contabile amministrativa destinata a finire all’attenzione della Procura della Corte dei Conti: i termini per presentare appello nella forma corretta, dove la parte ricorrente è l’Ente, sono infatti scaduti. Un pasticcio di dimensioni epiche, se applicato in futuro alle decine di altri giudizi perdenti in cui la Tre Esse si è sostituita al Comune identificandosi con l’Ente Locale, invece unico soggetto legittimato ad impugnare sentenze che abbiano riguardato propri atti o accertamenti fiscali. Nel caso in oggetto, nella sentenza di primo grado, la Ctp aveva annullato gli accertamenti fiscali relativi all’imposta Ici ritenuta non dovuta e la Tre Esse aveva direttamente appellato la sentenza. 

Scrivono i giudici esprimendosi sulle accezioni sollevate dai legali delle aziende nella causa davanti alla Ctr: «L’appello è inammissibile per difetto della legitimatio ad causa dell’appellante Tei (Tre Esse Italia Srl ndg) […] Al riguardo il Collegio ritiene meritevole di accoglimento l’eccezione di inammissibilità poiché la Tei è da ritenersi priva di autonoma legittimazione ad impugnare, donde la definitività della sentenza nei confronti del Comune non costituitosi».

Ma c’è di più richiamato in sentenza: «La Commissione – si legge nel dispositivo – intende dare continuità alla recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (le sentenze sono del 2019 e 2020) che, chiamata a decidere sui ricorsi proposti dalla Tre Esse ha già accertato il difetto di legittimazione della stessa concessionaria, la quale, come nel caso di specie, non si identifica con l’Ente Locale che ha emanato e sottoscritto l’avviso impugnato: sicché il rapporto concessorio in essere della Tre Esse Italia con il Comune non attribuisce alla concessionaria la legittimazione ad agire al di fuori del rapporto concessorio, nell’ambito del quale essa può agire solo per difendere atti dalla stessa emanati». 

Precedenti destinati a condizionare le sorti dell’enorme contenzioso in essere tra la Tei/Comune e le aziende del settore estrattivo in una «guerra» che va avanti da anni. A pesare, in questo caso e probabilmente non l’unico, gli errori del concessionario e le sottovalutazione dell’amministrazione comunale a guida grillina: di cui proprio il sindaco Michel Barbet, legale rappresentate dell’Ente,  potrebbe essere chiamato a rispondere davanti alla Corte dei Conti per danno erariale.  

   

AUTORE: Elisabetta Aniballi

Blogger e Giornalista professionista. Nella sua venticinquennale carriera ha maturato esperienze prevalentemente nella carta stampata senza mai nascondere l'amore per la radio, si occupa inoltre di comunicazione politica e istituzionale.

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